Ecco alcune tipologie di consulto che giungono in psicologia a Medicitalia:

1) «Il mio ragazzo mi ha lasciata e non riesco più a vivere. Premetto che soffro di gelosia, panico, ossessioni, disturbi dell’umore ecc. Come potrei fare per riconquistarlo?»

2) «Anche stavolta mi è successa la stessa cosa: una storia d’amore inizia bene e poi finisce male, nel solito modo! Sarà possibile che trovo solo uomini fatti così?»

3) «La mia ragazza continua a civettare (o a uscire) con altri ragazzi e ciò mi fa soffrire. Però è una ragazza fantastica. Dove sto sbagliando? Datemi un consiglio perché possa piacerle di più e far sì che esca soltanto con me.»

4) «Il mio fidanzato proprio non vuole capire. Mi dà fastidio che esca con i suoi amici senza invitarmi. Però, più glielo ripeto e più lo sento distante e lontano. Perché fa così?»

5) «Il mio fidanzato è un narcisista incallito, sta con me solo per soddisfare un bisogno di vanità. Per favore datemi un consiglio per farlo cambiare.»

6) «Il mio ragazzo dovrebbe amarmi. Invece dice di stare con me solo come “frequentazione”, non mi considera la sua fidanzata. Aiutatemi a convincerlo del contrario.»

7) «La mia ragazza mi ha lasciato e si è ricoverata a causa di una brutta depressione. Mi ha detto che vuole prendersi cura per prima cosa di se stessa. Ma io l’amo, non posso farmene una ragione.»

8) «La mia ragazza si comporta in un certo modo, che non capisco. Perché?»

E via dicendo. Si tratta di richieste realmente pervenuteci, anche se possono far sorridere. Certo, perché i problemi sentimentali fanno sempre sorridere, finché riguardano gli altri.

Richieste come queste sono basate su alcuni presupposti, espliciti o meno. Vediamoli.

1) L’amore è più forte di ogni cosa e può curare tutto. Se a me non è successo, dev’essere perché non ho saputo amare nel modo giusto.

2) Non importa se uno o entrambi abbiamo problemi psicologici, magari importanti. Imparando a venirci incontro, formeremo una coppia sana.

3) Lo psicologo è un professionista della mente, quindi certamente saprà leggere nella mia, attraverso le spiegazioni che darò nel consulto, e anche in quella del mio fidanzato/a, anche se non è lui/lei a scrivere.

4) Lo psicologo è un professionista della mente, quindi vorrei un consiglio che mi permettesse di far cambiare il mio fidanzato/a, in modo da renderlo più compatibile a me.

A ben guardare, però, possiamo dire che questi presupposti poggiano a loro volta su due soli presupposti, a essi comuni. Semplifichiamo quindi l’analisi ed esaminiamo più in dettaglio solo questi due assunti essenziali, che sembrano essere dati per scontati da molti nostri utenti. Partiamo dal primo.

Presupposto di base n. 1: è possibile avere relazioni sentimentali equilibrate e durature anche quando manca l’equilibrio psichico in una o ambedue le parti.

Purtroppo non è così. Escludendo le coppie con partner morbosamente coinvolti, al punto che i loro squilibri si compensano producendo un nuovo equilibrio, sempre disfunzionale, ma molto stabile, il caso più frequente è che i problemi personali ostacolano e rendono difficile o impossibile la vita di relazione.

Persino per lo psicologo può essere una prova reggere il carico emotivo di alcuni dei pazienti che si trova di fronte. Figuriamoci per chi non ha scelto di fare questo mestiere, ma cercava solo una relazione sentimentale e un po’ di felicità.

Per inciso, i parenti e gli amici degli psicologi a volte si sentono liberi di lasciarsi andare a eccessi e intemperanze, perché “tu sei lo psicologo, quindi devi avere pazienza almeno tu e capirmi”. Della serie: c’è chi il lavoro se lo porta a casa, e chi invece è inseguito a casa dal lavoro.

La coppia è un continuo costruire, un continuo applicarsi insieme per creare una zona sicura, vivace e vitale, ma tranquilla. Quando però c’è una sofferenza psichica, può essere difficile mantenere tale zona scevra da contaminazioni.

Ecco perché è difficile che una coppia duri, quando uno dei due ha problemi personali. All’inizio possono esserci passione e attrazione, ma presto o tardi il più sereno fra i due cesserà di essere disposto a sopportare il carico emotivo, e metterà fine alla relazione. Oppure, potrà essere quello meno sereno ad allontanarsi: o perché non riesce a coinvolgere l’altro nel proprio disagio, e a renderlo così compatibile e complementare a sé, o perché la sofferenza è tale da far passare in secondo piano il sentimento.

Per questi motivi, quando un utente si rivolge a noi chiedendo il magico consiglio per recuperare l’amore perduto, e quando sembra che l’utente in questione sia portatore di problemi personali, uno dei suggerimenti che diamo più spesso è: investa prima su se stesso. Cambi, si faccia curare, diventi meno oppressivo, meno geloso, meno assolutista, meno ansioso, meno facile alla rimuginazione. A quel punto l’altro potrebbe (potrebbe) ripensarci. Non è detto che lo farà, perché l’amore non si può far sbocciare o rinascere a comando, ma se non altro la prossima volta si sarà più sereni e si avranno così maggiori probabilità di una relazione tranquilla e duratura.

Oltretutto criticare e disapprovare continuamente l’altro espone a un paradosso, riassumibile nella domanda: se lui/lei è così incompatibile con te, e ti fa così soffrire, come mai continui a starci?

Presupposto di base n. 2: online è possibile curare i problemi personali e relazionali, addirittura in terza persona.

Sarebbe bello se fosse vero. Sono stati fatti diversi studi per saggiare la possibilità di curare ansia e depressione a distanza con mezzi telematici, ma i risultati, seppur in alcuni casi incoraggianti, non sono ancora riusciti a sovvertire un principio basilare: la psicoterapia si basa sulla relazione terapeutica e ogni relazione interpersonale funziona meglio quando si è l’uno di fronte all’altro. Possono essere fatte, occasionalmente, sedute a distanza, ma solo all’interno di un rapporto terapeutico in cui la persona è già conosciuta ed è stata già vista dal terapeuta.

Non parliamo poi di quando il problema è presentato in terza persona. Già è problematico intervenire a distanza, figuriamoci su una persona il cui comportamento viene raccontato per via indiretta.

C’è poi un’altra complicazione, in Italia, di ordine regolamentare.

L’Italia è uno dei pochissimi paesi - se non addirittura l’unico - ad avere una legge specifica che regola l’esercizio della psicoterapia, e per giunta in modo rigido, a vantaggio dell’utente. La legge è stata inevitabilmente fatta propria dalla deontologia professionale attraverso gli Ordini e quindi, al momento, non è ammesso prendere in carico un paziente per una psicoterapia totalmente online.

Esistono a dire il vero delle differenze d'interpretazione fra i vari Ordini locali. Finora l’Ordine del Lazio è stato uno dei più restrittivi in materia, mentre l’Ordine Nazionale, paradossalmente, sembrava più possibilista. Per giungere a una uniformità di regolamenti estesa a tutto il Paese, che tenga conto dell’enorme diffusione che stanno avendo i mezzi telematici, proprio in questi giorni è in corso un referendum che porterà, speriamo, a una situazione più chiara e definita.

In ogni caso chiediamoci questo: supponiamo che su 100 psicoterapie reali, faccia a faccia, 80 abbiano successo. Supponiamo inoltre, volendo essere di manica larga, che su 100 psicoterapie condotte interamente online 70 riescano a risolvere il problema portato dall’utente. A parità di tutto il resto (terapeuta, durata, costi, disponibilità ecc.) perché si dovrebbero limitare consapevolmente le possibilità di riuscita? Se una terapia funziona meglio dal vivo, che senso ha volerne fare una in forma più ristretta?

Quel che ci va, ci vuole, come dice un proverbio fiorentino.