Segnalo l’uscita del nuovo libro del collega De Vincentiis, Psicopatologia del paranormale, edizioni Cicap, che tratta i cosiddetti fenomeni paranormali da un punto di vista psicopatologico.

Dopo la psicologia dell’insolito, la branca della psicologia che cerca di spiegare i fenomeni insoliti attraverso la ricerca scientifica, potrebbe esserci spazio per una riflessione complementare che mostri come i fenomeni di possessione demoniaca, malocchio, satanismo, licantropia, rapimenti alieni e altri possano essere ricondotti a volte a un punto di vista clinico. Non di rado, infatti, le persone coinvolte in fenomeni di questo tipo mostrano tratti di difettoso adattamento sociale, eccessiva credulità oppure psicopatologie conclamate.

L’uomo è il prodotto di se stesso e dell’ambiente in cui vive. Perciò non tutte le persone credulone crederanno negli spiriti, ma la combinazione della predisposizione individuale con un retroterra culturale fortemente impregnato di tali credenze potrà facilmente portare a convinzioni in tal senso.

Sarebbe sbagliato inquadrare come psicopatologiche tutte le persone che dichiarano di vivere in varia misura una dimensione soprannaturale. Anche perché, per dirla con l’aforisma dello psichiatra Franco Basaglia riportato nel libro, nessuno è normale se visto da vicino. Tuttavia è utile e complementare affiancare anche questa visione allo sforzo generale teso a capire i fenomeni soprannaturali. Il libro di De Vincentiis è un contributo in tal senso.

Un commento personale sulle “idee magiche che sembrano proprio non volersi estinguere mai” è che probabilmente non si estingueranno mai, non solo in Italia. Pensare per ipotesi, fare previsioni, immaginare realtà diverse e alternative a quelle “reali”, fa parte della natura umana. Volendo essere ironici e più scettici dello stesso De Vincentiis (!) si potrebbe quindi affermare che sarebbe ingenuo aspettarselo. Ciò che noi psicologi chiamiamo pensiero magico è in effetti una modalità fondamentale del funzionamento della mente.

Secondo alcuni degli studiosi più rinomati il cervello sarebbe, in effetti, una complessa macchina la cui funzione fondamentale è fare continuamente previsioni su come dovrebbe essere la realtà immediatamente o lontanamente successiva.

Se voglio afferrare la maniglia per aprire la porta, devo immaginare che la maniglia resti là dove si poserà la mano. L’occhio si preoccuperà di dare il giusto feedback al fine di correggere il movimento, istante per istante. L’imprenditore che inizia un’attività sulla base di un’idea sta presagendo la costruzione di una realtà che per il momento esiste solo nella sua mente. L’ingegnere che guarda una vallata e immagina il disegno generale di come sarà il ponte che dovrà congiungerne i due lati sta, a tutti gli effetti, avendo un’allucinazione. Il bambino che gioca facendo “come se” l’attività nella quale è tutto immerso fosse reale, fa la stessa cosa. Si racconta addirittura che Nikola Tesla, l’inventore serbo a cui si devono intuizioni e invenzioni fondamentali nel campo dell’elettromagnetismo, fosse capace di fare complessi calcoli e svolgere intere equazioni a mente.

Il problema, allora, sta nelle conseguenze che immaginazione e pensiero magico possono avere. Di per sé non dovrebbe preoccuparci il fatto che si possano avere credenze o convinzioni poco ortodosse o non dimostrate, se non fosse per il fatto che ciò potrebbe essere la spia di un comportamento patologico oppure perché, ancora peggio, tali pratiche possono dar luogo allo sfruttamento delle persone che per motivi culturali e/o personali non dispongono degli strumenti per discernere il grano dal loglio, come si suol dire. Appare quindi evidente il valore dell'analisi critica e di una bonaria messa in guardia.

Una considerazione triste e scontata, purtroppo, è che anche così i creduloni finiranno per essere sfruttati ugualmente. Se non dal mago in cattiva fede, dal prossimo truffatore di turno.

La psicopatologia dell'insolito

Copertina del libro.

Link al libro: http://www.cicap.org/new/prodotto.php?id=3856