La percezione del malessere psichico è molto personale e solo uno psicoterapeuta o un addetto ai lavori per ciò che concerne la salute mentale può effettivamente distinguere il tipo di forma depressiva in base alle cause, ai sintomi e, soprattutto, alla durata, infatti la depressione viene, in genere, codificata in base alla gravità, come lieve, moderata o grave ed anche l'intensità e, in parte, la tipologia dei sintomi determinano l'appartenenza alle principali categorie della depressione.

La depressione lieve, ad esempio, insorge, generalmente, in seguito ad un evento stressante, per cui l'umore depresso è piuttosto episodico, ossia non ha caratteristiche di continuità e può essere associato all'ansia, per cui, spesso è sufficiente apportare qualche cambiamento allo stile di vita per superare questa forma depressiva mentre, nel caso della depressione moderata, che è caratterizzata da umore depresso persistente e sintomi somatizzati che variano da soggetto a soggetto, non è certamente sufficiente la semplice modificazione dello stile di vita, ma è assolutamente necessario rivolgersi ad uno specialista, infine, nel caso della depressione grave, che è appunto caratterizzata da un'elevata intensità e persistenza dei sintomi, i quali, in certi casi, sono addirittura aggravati da tendenze suicide, deliri e allucinazioni, considerando la pericolosità, è opportuno l'intervento immediato di uno psicoterapeuta e/o di uno psichiatra.

Esistono diverse forme di depressione, quali appunto, la depressione endogena, la depressione reattiva, la depressione nevrotica, la depressione psicotica, la depressione bipolare, la depressione unipolare, ovvero la depressione maggiore e cioè la depressione, diciamo così, classica, la depressione ansiosa, la depressione ritardata, la distimia, la depressione mascherata, la depressione organica, la depressione a cicli rapidi e la depressione ad andamento stagionale, ma questo non vuole essere un elenco dei diversi tipi di depressione, ma più semplicemente l'occasione per osservare la difficoltà per la giusta diagnosi, vista l'ampiezza delle diverse forme depressive.

E, non a caso, proprio a questo proposito, si può notare che la relazione di un particolare tipo di sintomatologia tipica dei disturbi dell'emotività quali l'ansia e il disturbo da attacchi di panico e certi quadri di forme depressive potrebbe indurci in errore nello scambiare la depressione con la disforia, che è, in realtà, il senso di negazione nei confronti della vita.

Infatti la sintomatologia ansiosa, pur essendo in genere caratterizzata da sintomi molto specifici quali, ad esempio, una sensazione di tensione, di irrequietezza, un'incapacità a rilassarsi e una facilità all'affaticamento, un'insonnia, la difficoltà ad addormentarsi, la difficoltà a concentrarsi, i dolori muscolari, una sensazione di tremore e tensioni diffuse e localizzate agli arti, la sensazione di caldo e di brividi di freddo, i formicolii alle mani e ai piedi, la sensazione di svenimento, di esaurimento e di malessere diffuso, le palpitazioni, le difficoltà respiratorie, il senso di soffocamento e di nodo alla gola, la dispnea, ovvero la fame d'aria, i dolori al petto, al cuore, la sensazione di vuoto della testa, la nausea, i dolori addominali, il senso di gonfiore, il frequente bisogno di urinare, non è da confondersi con la depressione che contiene sintomi similari a quelli appena elencati, come ad esempio, nel caso della depressione reattiva, che sarebbe cioè una risposta esagerata, ma di breve durata ad un'avversità reale, oppure nel caso della depressione bipolare, che è caratterizzata da cambiamenti repentini fra l'umore depresso, da lieve a grave, e la forte reattività.

Il paziente invece, affetto da disturbi dell'emotività, per evitare questa grande sofferenza tenterà tutte le strategie possibili, nella speranza di evitare qualsiasi situazione che potrebbero provocare l'ansia e quindi la conseguente disforia, manifestando così apparentemente, la sintomatologia depressiva, ma essendo soltanto semplicemente in una condizione di disforia, cioè la conseguenza comportamentale dell'evitamento delle condizioni che, secondo lui, potrebbero essere ansiogene.