L'anoressia mentale, nelle sue forme più gravi, rappresenta una vera e propria emergenza medica, in quanto la morte sopraggiunge, in genere, per uno scompenso funzionale in più organi, oppure per un grave squilibrio elettrolitico, sempre entrambi comunque dovuti al deperimento organico.

Una volta stabilizzati i parametri vitali, l'obiettivo prioritario diventa quello di interrompere il deperimento organico per inedia, requisito essenziale per avviare un trattamento psicologico, e gestire le complicanze mediche.

Il rifiuto del cibo, in questi pazienti, è vigoroso e deciso, così come lo è il terrore per le calorie, in quanto questo tipo di pazienti oppone una forte resistenza e non accetta l'idea di desistere dal digiuno, ed è inutile anche far leva sul fatto che stanno mettendo in pericolo la loro stessa vita, per cui la ripresa dell'alimentazione deve essere cauta, all'inizio, meglio se in forma liquida e, nei casi particolarmente difficili, in cui il paziente non può e non vuole mangiare, può rendersi necessario l'impiego di un sondino nasogastrico oppure anche soltanto la minaccia di esso.

Seguire una dieta liquida, anche solo temporaneamente, presenta alcuni vantaggi, quali, ad esempio, il fatto che le resistenze dei pazienti sono minori e si evitano quei complicati rituali associati all'ingestione di alimenti solidi, inoltre, in questo modo, il paziente assume più calorie, dato che l'assorbimento dei liquidi è veloce e c'è minore possibilità di autoindurre il vomito, in più, fattore non trascurabile, non ha l'impressione di essere stato messo all'ingrasso, infine, una dieta liquida permette una più accurata misurazione delle calorie totali assunte in un giorno.

Il passo successivo prevede intrventi psicoeducazionali, modificazione del comportamento e psicoterapia cognitiva, per dare al paziente abitudini alimentari più sane e una diversa percezione dell'immagine corporea, infatti il trattamento psicoeducazionale dell'anoressia prevede che il paziente sia messo a confronto con le proprie idee riguardo al cibo e al peso corporeo, fornendo in alternativa idee più accettabili, anche se curare l'anoressia è molto difficile, perchè si tratta di indurre il paziente a fare esattamente la cosa che teme di più, ovvero acquistare peso.

Il primo passo dunque sarà quello di convincerlo della necessità di recuperare qualche chilo e della potenziale pericolosità del digiuno, così come anche molto importante sarà chiarire la relazione fra basso peso corporeo e sintomi di anoressia, ovvero scarsa energia, difficoltà di concentrazione, oscillazioni dell'umore, ossessione per il cibo, concetti che possono dar maggior consapevolezza al paziente e farlo desistere da questa lotta senza possibilità di vittoria.

La terapia comportamentale comincia con un "contratto" , cioè un accordo stipulato fra psicoterapeuta e paziente che prevede un incremento di peso di almeno 500 grammi o, meglio ancora, un chilo alla settimana, dove il comportamento positivo viene premiato, quello negativo punito, allo scopo di rinforzare la motivazione, per cui si concedono, per esempio, piccoli privilegi quali poter guardare più a lungo la televisione, uscire con gli amici, passare più tempo al telefono, inoltre un dietologo potrebbe collaborare , controllando il comportamento alimentare, consigliando cibi sani nella giusta quantità.

Un momento cruciale è il passaggio dalla dieta liquida a quella solida, mentre le tecniche di desensibilizzazione, utilizzate per le fobie, possono servire quando l'ansia è insostenibile anche di fronte a cibi poco calorici, così come un'altra strategia comportamentista mira al riconoscimento delle situazioni che scatenano il bisogno di digiuno o di esercizio fisico.

La psicoterapia cognitiva mira a identificare, sottoporre a confronto e modificare le percezioni distorte riguardo a cibo e linea, in quanto queste percezioni così grossolanamente distorte della realtà vanno ridimensionate e sostituite con idee più realistiche ed accettabili, poi, un altro obiettivo della psicoterapia, è quello di far affiorare la consapevolezza della propria incapacità a valutare in modo oggettivo ed imparziale il peso e la linea, in quanto un anoressico deve rassegnarsi di fronte alla sua dimostrata incapacità a valutare il proprio peso.

Il trattamento farmacologico dell'anoressia, infine, non dà particolari risultati, in quanto, pur essendo stati sperimentati diversi farmaci, nessuno di essi si è dimostrato in grado di permettere un aumento di peso duraturo e i farmaci antidepressivi risultano efficaci soltanto quando l'anoressia è accompagnata da sintomi depressivi importanti.