L’ipocondria è attualmente considerata e classificata dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali  all’interno dei Disturbi Somatoformi.

Nonostante l’Ipocondria abbia dei notevoli costi sociali ed economici per la collettività e per l’individuo dal momento che chi ne soffre accede con notevole  frequenza ai Servizi Sanitari, è possibile affermare che questo disturbo sia stato complessivamente poco studiato (Longley S.S. et al. 2005). Solo negli ultimi anni la ricerca ha prodotto un modello di funzionamento del disturbo e  proposto alcune indicazioni sul trattamento dell’ipocondria tentando di validarne l’efficacia.

 Che cos’è l’ipocondria?

L’ipocondria viene definita dal manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali come la preoccupazione  dovuta alla convinzione di avere una malattia grave. Tale convinzione erronea è causata dall’ interpretazione scorretta di alcune sensazioni corporee e persiste nonostante un’accurata valutazione medica escluda la presenza di una condizione di patologia tale da giustificare la preoccupazione ipocondriaca.

I criteri per fare diagnosi di Ipocondria sono:

  1. La preoccupazione legata alla paura di avere, oppure alla convinzione di avere, una malattia grave, basate sulla erronea interpretazione di sintomi somatici da parte del soggetto.
  2. La preoccupazione persiste nonostante la valutazione e la rassicurazione medica appropriate.
  3. La convinzione di cui al Criterio A non risulta di intensità delirante (come nel Disturbo Delirante, Tipo Somatico) e non è limitata a una preoccupazione circoscritta all’aspetto fisico (come nel Disturbo di Dismorfismo Corporeo).
  4. La preoccupazione causa disagio clinicamente significativo oppure menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo, o in altre aree importanti.
  5. La durata dell’alterazione è di almeno 6 mesi.
  6. La preoccupazione non è meglio attribuibile a Disturbo d’Ansia Generalizzato , Disturbo Ossessivo-Compulsivo, Disturbo di Panico (Senza Agorafobia e Con Agorafobia), Episodio Depressivo Maggiore, Ansia di Separazione, o un altro Disturbo Somatoforme.

 

Normalmente si differenzia l’ipocondria con scarso insight da quella con alto insight a seconda che il paziente sia in grado o meno di riconoscere che la preoccupazione di avere una malattia grave è eccessiva o irragionevole.

Dal punto di vista diagnostico, è stata evidenziata la necessità di disporre di un numero maggiore di “categorie” per classificare i disturbi ipocondriaci (Taylor e Asmundson, 2004) e in particolare per dare un nome a tutte le forme di eccessiva ansia per la salute che non soddisfano i criteri del disturbo ipocondriaco. Nello specifico, è stato proposto di concepire un’ulteriore sottocategoria diagnostica dell’ipocondria ovvero la categoria dell’”ansia eccessiva connessa allo stato di salute” (Health Anxiety) che possa essere utile per diagnosticare tutte le forme subcliniche di Ipocondria che non soddisfano i criteri diagnostici DSM per intensità o per durata. L’eccessiva ansia per la salute, dunque, a differenza dell’ipocondria, può avere una durata inferiore ai 6 mesi e può essere meno debilitante per il soggetto. Inoltre, nel caso dell’ansia eccessiva connessa allo stato di salute, la convinzione o la paura di essere gravemente ammalati può essere verosimilmente meno resistente che nell’ipocondria.

Negli ultimi anni, dunque, la ricerca ha preso in considerazione le categorie diagnostiche “Health Anxiety” e “Hypochondriasis” come gradazioni differenti di uno stesso fenomeno clinico.

Tipicamente, il soggetto ipocondriaco attibuisce sensazioni corporee sgradevoli alla presenza di una malattia grave e, nel tentativo di scongiurare questa possibilità, cerca costantemente rassicurazioni sia da parte dei medici che lo hanno in carico  che attraverso la ricerca frequente di  informazioni sulla malattia da fonti diverse.  I soggetti ipocondriaci spesso si oppongono all’ipotesi di avere o di un soffrire di un disturbo psicologico.

L’Ipocondria può insorgere a qualsiasi età  anche se si sviluppa più spesso nella prima età adulta (American Psychological Association, 2000). E’ ugualmente comune in uomini e donne (Creed & Barsky, 2004) e tipicamente insorge durante periodi di intenso stress, durante o dopo una grave malattia oppure dopo la perdita di un familiare (Barsky & Klerman, 1983). L’ipocondria ha spesso un decorso cronico, persiste per anni nel 50% dei casi e presenta una comorbidità con disturbi d’ansia, disturbi dell’umore e disturbi somatoformi (American Psychological Association, 2000).

Negli anni sono state proposte numerose teorie e modelli esplicativi  per l’Ipocondria e l’ansia per la salute. Ad oggi, però, il modello meglio articolato e soprattutto l’unico sostenuto empiricamente è il modello cognitivo comportamentale che ha portato alla costruzione di un approccio terapeutico evidence – based (Salkovskis et al., 2003; Taylor & Asmundson, 2004).

Il concetto chiave di questo modello è che l’ipocondria derivi dall’esistenza di credenze disfunzionali riguardo la malattia, la salute, le cure mediche, la propria vulnerabilità. Queste credenze portano la persona a interpretare scorrettamente il significato e la pericolosità di  sensazioni o perturbazioni corporee innocue. Tali sensazioni “benigne” possono derivare da diverse condizioni: perturbazioni corporee, disturbi minori, attivazione neurovegetativa procurata dall’ansia o da altre emozioni.

Il corpo umano è “rumoroso”, particolari sensazioni corporee rappresentano la quotidianità anche per le persone sane (Pennebaker, 1982). I soggetti ipocondriaci, però, tendono a sovrastimare la pericolosità di queste sensazioni.

La ricerca sul disturbo ha oramai ampiamente dimostrato che i soggetti ipocondriaci sono molto più sensibili e attenti ai segnali corporei dei soggetti non ipocondriaci (Hanback & Revelle, 1978).

Cause

Un recente studio su gemelli monozigoti e dizigoti indica che la componente genetica gioca un ruolo modesto nel dare conto dell’origine dell’Ipocondria e dell’ansia per la salute. I gemelli monozigoti e dizigoti, infatti, non ottengono punteggi molto differenti su scale che misurano l’ansia per la salute (Taylor et al., 2006). Le determinanti più importanti sembrano dunque essere quelle ambientali. Fattori ambientali importanti sembrano essere tutte le esperienze precoci di apprendimento (episodi di malattia, aver ottenuto cure o altri tipi di rinforzo solo se malati, aver osservato figure significative avere a che fare con la malattia) che portano il soggetto a formulare e convalidare credenze disfunzionali sulla propria debolezza e su quanto siano pericolose le perturbazioni e le sensazioni del corpo (Robbins & Kirmaier, 1996; Witehead et al., 1994). Una volta costituitesi, queste credenze possono essere attivate ogni qual volta il soggetto entri in contatto con  informazioni correlate al disagio (sensazioni o cambiamenti del corpo, informazioni dai media ecc.).