Stampando una notizia in grandi lettere, la gente pensa che sia indiscutibilmente vera

Jorge Luis Borges

Le televisioni, i giornali, il web sono pieni ogni giorno di notizie negative compiute da persone di tutte le età: violenze, frodi, uso di droghe, corruzione e molto altro. Ogni informazione è caricata con il massimo di enfasi, in una continua gara a chi trova il titolo ad “effetto” più efficace ed il tono più alto. Dato che quando tutti gridano per farsi sentire occorre gridare ancora di più, ne risulta un crescendo di espressioni e di modi sempre più esasperati, in realtà non graditi a molti lettori e spettatori. Spesso le notizie si susseguono con tale rapidità da rendere  impossibile qualsiasi valutazione “razionale”; quello che resta sono la paura, lo smarrimento, l’indignazione.

Tuttavia, al di là del senso di oppressione che prende il lettore ed ancor più lo spettatore, è utile chiedersi quali effetti abbia questa modalità di presentazione della notizia. Una delle conseguenze più importanti riguarda la memoria; le informazioni a forte carica emotiva si imprimono nella nostra mente con maggiore potenza e facilità di rievocazione di altre che, pur essendo paradossalmente più “gravi”, sono espresse con un’intensità emozionale minore. Questo rende le notizie intensamente affettive più disponibili al ricordo e, di conseguenza, le fa ritenere più probabili nella percezione comune, anche se statisticamente si tratta di eventi rari. Dato che i contenuti delle comunicazioni riguardano per lo più azioni pericolose, la loro presunta diffusione incrementa nella popolazione il vissuto di allarme e pericolo.

Tutto ciò comporta anche un’altra conseguenza; si tratta del meccanismo di “autoassoluzione”. Ovvero, se molti si comportano male, anche le nostre cattive azioni sono giustificate. Ad esempio, è a questo meccanismo che fanno ricorso molti ragazzini quando si condannano le loro prepotenze. Le campagne dell’informazione contro il fenomeno del “bullismo” non hanno prodotto grossi benefici. Inoltre l’autoassoluzione non riguarda soltanto gli attori del comportamento violento. Rimanendo all’interno dell’esempio sopra esposto, insegnanti, genitori ed educatori, possono, invece che sanzionare l’evento vessatorio, giustificarlo in quanto frequente e comune, sebbene non lo sia. Non è tanto un comportamento di imitazione che porta le persone ad reiterare un'azione, quanto un sottile processo psicologico di autoassoluzione, legato all’errata percezione della sua diffusione.

Le conseguenze dell’enfasi emotiva sulle cattive notizie sono dunque numerose, sia su un piano intellettivo che emotivo. Sarebbe certo auspicabile da parte dei mezzi di comunicazione di massa un deciso impegno nel diffondere tutte le notizie, anche quelle positive non solo quelle negative; in particolare sarebbe importante che queste ultime venissero presentate con maggiore sobrietà. Per quanto auspicabile, tutto questo non sembra essere molto probabile. Al lettore ed allo spettatore non resta quindi che essere consapevole delle trappole psicologiche che l’enfasi emotiva sulle cattive notizie tende loro, per cercare di neutralizzarle.

Per non cadere vittima di queste “gabbie” bisogna valutare sempre con attenzione le notizie che vengono offerte. Per questo può essere importante il ricorso a dati quantitativi che diano una descrizione dei fenomeni sociali meno roboante ed emotiva. E’ il caso dei dati statistici, oggi molto impopolari perché appaiono freddi e distanti dalla realtà “vera”. Tuttavia, dato che questo genere di informazioni risponde a regole precise e controllabili, essi permettono di dare una descrizione quantitativa maggiormente verificabile e distaccata, importante per bilanciare le informazioni episodiche ed emotivamente troppo calde che ci arrivano dalla cronaca.

L’invito, insomma, è a guardare con più attenzione a strumenti che ci aiutino a giudicare in modo critico la valanga di cattive notizie che ogni giorno si riversa su di noi e che rischia di travolgere non solo la nostra serenità emotiva, ma anche la nostra capacità di giudizio.