L’identità femminile, ruota e si interseca durante il suo sviluppo, sia ontogenetico che filogenetico, attorno all’anatomia dei genitali interni ed esterni della donna ed attorno all’interiorizzazione del loro significato simbolico.
 L’universo femminile, ha caratteristiche di sviluppo e crescita psico-sessuale, totalmente differenti ed estremamente più visibili e quantizzabili di quelle maschili.
La ragazzina, che diventa adulta, passa attraverso svariati momenti importanti e socialmente condivisi  della propria crescita personale e, dell’identità sessuale che rappresenta:  il menarca, la deflorazione , la gravidanza ed il parto.
 Il primo momento topico della sua vita è  il menarca.
L’avvento del ciclo mestruale, è un momento di condivisione familiare , di gioia e di orgoglio,sia della ragazza, che dei genitori. La mamma, compiaciuta ed immedesimata nel vissuto della figlia , telefona alle nonne ed alle amiche più care, comunicando che la figlia è “ diventata adulta ”.
Un secondo passaggio, altamente simbolico, alla vita adulta,è il primo rapporto sessuale.
 L’imene, da epoca storica ad epoca storica, ma soprattutto da nord a sud, ha assunto significati totalmente differenti, risentendo in particolar modo della latitudine geografica.
A sud , anticamente, il mattino successivo dell’avvenuta deflorazione, il marito orgoglioso della verginità della moglie e compiaciuto delle proprie capacità amatorie, stendeva al balcone il lenzuolo macchiato con evidenti tracce ematiche, a testimonianza della deflorazione avvenuta con successo .
La ricerca del concepimento, la gravidanza ed il parto, sono altri eventi di fondamentale importanza per la strutturazione dell’identità femminile,
La maternità, durante la storia, si è molto modificata, è diventata ricerca consapevole e non  più l’unica forma di identità femminile, abita infatti il nucleo centrale dell’identità femminile, quello ancorato alla prosecuzione della specie, al proseguimento del proprio sé biologico.
L’utero, abitato da storici simbolismi, ad un certo punto della vita della donna, diviene un “contenitore” di amore, maternità, progettualità, di fertile creatività,  di vita che scorre e che continua, un utero vuoto, lamenta sofferenza , disagio psichico e relazionale.
L’abbraccio materno in seguito, rappresenta un proseguimento dell’utero, quello che noi clinici chiamiamo gravidanza extra-placentare, la madre vive un appagamento sensoriale, emozionale ed affettivo dal tenere e contenere in braccio il suo piccolo.
L’utero nell’immaginario occupa un grande spazio altamente simbolico, è un organo fortemente investito, da variabili intrapsichiche che vanno ben oltre il suo significato riproduttivo.
L’utero, nel linguaggio popolare , regolamenta l’umore delle donne, diviene un simbolico contenitore di amorevole accoglienza, sede dell’amore coniugale e dell’innata seduttività femminile.
L’isterectomia è quell’intervento altamente mutilante, che determina l’asportazione totale dell’utero.
Come reagisce una donna, a questa castrazione chirurgica?
Indubbiamente l’impatto emozionale è molto elevato, la reazione della donna è fortemente soggettiva e, si interseca con modalità esponenziali al vissuto ed ai nuclei psichici ancora irrisolti ed alle progettualità inconsce non ancora compiute.
E’ determinante il momento storico della diagnosi, il supporto psichico e la rete di sostegno psicologico che ruota attorno alla donna, così come di fondamentale importanza è l’alleanza e la complicità di coppia.
Un altro elemento da tenere in debita considerazione, è la presenza di figli ed il desiderio inconscio di ulteriori gravidanze.
Una donna che viene sottoposta ad un intervento di isterectomia totale, necessita di un supporto psicoterapico, necessario ad un’adeguata elaborazione del lutto, per evitare futuri crolli psichici
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