Una persona viene definita in sovrappeso quando il suo peso corporeo supera del 20% quello ideale, mentre è obesa quando l'eccesso ponderale è maggiore del 30% (Rizzello, Tesi in Rotella, Ricca, Mannucci 1997).

L'obesità è divenuta un grave problema in molti paesi del mondo, alcuni dei quali hanno cercato di arginare il fenomeno attraverso varie campagne di sensibilizzazione.

In Italia, il 33,4% della popolazione è in sovrappeso, con significative differenze tra uomini e donne, mentre il 9,1% è obeso senza differenze rilevanti rispetto al sesso (Istat 2001).

La malattia è spesso refrattaria al trattamento dietetico ed alle medicine, così come alla psicoterapia o ad altri interventi convenzionali. Sembra invece rispondere meglio al trattamento chirurgico, come documentato da molte ricerche negli ultimi 10 anni (Pull, Janca 2010). La resistenza alla curabilità del soggetto obeso, è stata indagata nella relazione tra obesità infantile ed obesità in età adulta. Studi recenti hanno evidenziato che, se in alcune fasi cruciali della vita, quali l'infanzia e l'adolescenza, avviene un aumento del numero di cellule adipose, in età adulta le cellule non aumentano di numero, ma di volume.

La grandezza delle cellule adipose sembra avere un ruolo molto importante nei “meccanismi regolatori”. Infatti negli individui che hanno un maggior numero di cellule adipose ma di normale grandezza, il meccanismo regolatore non avverte la “anormalità”, mentre è sensibile alle variazioni del volume delle cellule adipose che sono di numero normale.” (Cimino 1985, p. 629)

Ciò potrebbe spiegare sia la relazione tra obesità infantile e  predisposizione in età adulta, che la resistenza a qualsiasi trattamento.

Inoltre, si deve sottolineare la familiarità della malattia. Molti lavori hanno evidenziato un incremento di obesità  nei bambini, fino al 40% se uno dei due genitori è obeso e fino al 70% se lo sono entrambi (Oliva 2005). Sebbene il disturbo sia in continua crescita e sia considerato un indicatore del malessere sociale, non è inserito in nessun manuale diagnostico.

Nel DSM-IV è presente solo nell'asse III, tra le condizioni fisiche da valutare; ugualmente, nel ICD-10 (Classifica Statistica Internazionale delle Malattie e dei Problemi di salute correlati) è tra le malattie fisiche (Capitolo IV), in particolare endocrine, nutrizionali e metaboliche e non tra i disturbi mentali (Gremigni, Letizia 2011).

L'obesità, dunque, non è valutata come un disturbo psichico e non esistono criteri diagnostici per definirla. Tuttavia, è sicuramente legata ad un determinato stile di vita e ad una serie di fattori psicologici e sociali, la cui valutazione risulta indispensabile per il trattamento.

La malattia sembra essere strettamente correlata ad altre psicopatologie,  in primis ai disturbi dell'umore[1]. Altri aspetti mentali sono: “incapacità ad affrontare il peso come problema, svalutazione del corpo e presenza di tratti simili alla dismorfobia […]. Infine, negli ultimi anni è stata rilevata nei soggetti obesi una crescente incidenza di comportamenti alimentari disturbati o disfunzionali, quali il disturbo da alimentazione incontrollata (Binge Eating Disorder – BED) e la sindrome dell'alimentazione notturna (Night Eating Syndrome – NES).” (Gremigni, Letizia, op. cit., p. 17)

Il BED appare profondamente correlato alla bulimia nervosa[2], sebbene non siano presenti condotte compensatorie (Faiburn, Harrison, op. cit.).

Nel DSM-IV è inserito tra i disturbi atipici, con cinque criteri diagnostici:

1) recenti episodi di iperalimentazione compulsiva. Un episodio di alimentazione incontrollata si caratterizza per la presenza dei seguenti elementi:

- mangiare, in un  periodo di tempo, una quantità di cibo indiscutibilmente maggiore di quella che mangerebbe la maggior parte della gente nello stesso tempo ed in condizioni simili;

- sensazione di perdita di controllo su quello che si mangia durante l'episodio.

2) Gli episodi sono associati a tre o più dei seguenti sintomi:

- mangiare molto più rapidamente del normale;

- mangiare fino a sentirsi spiacevolmente pieni;

- mangiare grandi quantità di cibo anche se non ci ritiene affamati;

- mangiare da soli a causa dell'imbarazzo per quanto si sta mangiando;

- sentirsi disgustati verso sé stessi, depressi o in colpa per le crisi bulimiche.

3) Sofferenza e disagio rispetto alle abbuffate.

4) Il comportamento incontrollato si manifesta almeno per due giorni alla settimana, in un periodo di sei mesi.

5) Il disturbo non è associato all'utilizzo di pratiche compensatorie e non si verifica esclusivamente nel corso di anoressia nervosa e bulimia nervosa.

 

Tali punti sono stati, dunque, approntati per descrivere la sintomatologia di chi, pur avendo ricorrenti episodi di abbuffate, non attua i comportamenti caratteristici di compensazione della bulimia nervosa, quali vomito o uso di lassativi ( Spitzer, Devlin, Walsh, et al. 1992).

L'incidenza del BED nella popolazione generale varia tra l'1 ed il 3%, mentre nei pazienti affetti da obesità ed in quelli che cercano aiuto per la perdita del peso, la percentuale è molto più elevata, superando il 25% (Pull 2004; Spitzer, Devlin, Walsh, et al., op. cit.).

La malattia è più comune nelle donne rispetto agli uomini ed è associata con la gravità dell'obesità e con una storia di peso instabile del soggetto (Spitzer, Devlin, Walsh, et al., op. cit), inoltre sembra colpire  maggiormente in età adulta.

Ne parla raffinatamente la Bruch (ed. it. 1993, p. 169):

La forma più comunemente riscontrata (di obesità) nell'adulto sembra svilupparsi in risposta ad un trauma emotivo, spesso dopo la morte di una persona cara o un avvenimento che suscita timore di morte o di lesioni. L'iperfagia e l'obesità sembrano fungere da riparo contro l'ansia e contro una reazione depressiva. [...] Spesso individui del genere sanno di mangiare di più quando sono preoccupati o tesi e si sentono meno capaci di affrontare la vita quando si limitano nel mangiare. Si suole chiamarli mangiatori compulsivi”.

Allo stato attuale le cause sembrano essere molte, ma restano ad un livello ipotetico, non essendo stata trovata un'origine specifica. Molti autori (Faiburn, Harrison, op. cit.; Pull op. cit.) legano il BED ad uno stato depressivo del soggetto, ma resta da chiarire se sia la depressione ad innescare il disturbo oppure il contrario.

Dal punto di vista psicologico il soggetto affetto da BED risulta possedere scarsa autostima, l'abbuffata rappresenta così un modo per riempire il vuoto interiore (Pull op. cit.).
Sicuramente queste sono cause possibili, alle quali si deve aggiungere l'importanza del fattore genetico. Il cibo agirebbe cioè da antidepressivo naturale, grazie alla produzione di serotonina, la quale, creando una sensazione di benessere, innescherebbe il circolo vizioso. Una delle strade terapeutiche più promettenti è proprio quella dell'impiego degli inibitori della ricaptazione della serotonina (Spitzer, Devlin, Walsh, et al., op. cit;  Van Strein,  Frijters, Bergers 1986, Pull op. cit.).

Questa ipotesi può essere ulteriormente avvalorata dalla sindrome dei mangiatori notturni (NES), nella quale sembra che il ritmo ormonale giorno-notte risulti invertito (Stunkard 1999).

La differenza tra BED e NES infatti è che, nel secondo, le abbuffate avvengono solo durante la notte.

Il disturbo da abbuffate notturne è stato indagato per la prima volta nel 1955 da Stunkard et al., che lo ha rapportato in particolare alla presenza di un comportamento anoressico durante la prima parte del giorno, tendente a scomparire la sera, con l'insorgenza di altri fattori, quali tensione ed insonnia (Rand, Macgregor, Stunkard et al. 1997).

La presenza di disturbi del sonno è stata accertata dal 1966, ma nella pratica clinica si tende a sottovalutarne l'importanza (Gremigni, op. cit.).

Altri fattori osservati sono: comportamenti dissociativi, la sindrome di Kleine-Levin, caratterizzata dal mangiare in modo compulsivo unito ad un'ipersessualità ed anomalie comportamentali unite ad un'eccessiva sonnolenza.  Non è escluso, inoltre, che i pazienti possano mostrare queste condizioni contemporaneamente.(Yager 1999, Rand, Macgregor, Stunkard et al., op. cit.).

Tra gli elementi secondari, che tuttavia possono essere importanti per evidenziare la presenza di NES, ci sono, come per il BED, il mangiare fino a sentirsi spiacevolmente pieni, il mangiare quando si è soli, un forte senso di colpa in seguito ad ogni episodio da abbuffata e un'affettività negata.” (Gremigni, op. cit., p. 42)

Nonostante tali osservazioni, la sindrome non è mai stata sottoposta ad un attento studio clinico (Birketvedt, Florholmen, Sundsfjord et al. 1999), ma un'accurata indagine sembra essere indispensabile, anche al fine di comprendere se scateni o sia scatenata dall'obesità e di approntare una scrupolosa terapia.



[1]    In particolare, sono presenti  ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, attacchi di panico e depressione (Van Strein, Frijters, Bergers, Defares 1986)

[2]    Bulimia nervosa e BED sono stati distinti solo a partire dagli anni Novanta (Marucci, Dalla Ragione 2007)

 

- Birketvedt G. S., Florholmen J., Sundsfjord J., et al., Behavioral and Neuroendocrine Characteristics of the Night-Eating Syndrome, The Journal of the American Medical Association, 282:657-663, 1999;

- Bruch H., Patologia del comportamento alimentare, Feltrinelli, Milano 1993 (ed. it.);

- Cimino A., Per vivere sani, Piccinin Nuova Libraria, Padova 1985;

- Fairburn C. G., Harrison P. J., Eating Disorders, Lancet, 361:407-416, 2003;

- Gremigni P., Letizia L., Il problema obesità. Manuale per tutti i professionisti della salute, Maggioli Editore, Santarcangelo di Romagna (Rn) 2011;

- Yager J., Nocturnal Eating Syndromes. To Sleep, Perchance to Eat, The Journal of the American Medical Association, 282:698-690, 1999;

- Oliva L., Anoressia, bulimia, obesità, Epidemiologia dell'obesità in Italia, [2005];

- Pull C. B., Janca A., Current psychological assessment practices in obesity surgery programs: what to assess and why, Current Opinion in Psychiatry, 23:30-36, 2010;

- Rand S. W., Macgregor A. M., Stunkard A. J., et al., The night eating syndrome in the general population and among postoperative obesity surgery patients, International Journal of Eating Disorders, 22:65-69, 1997;

- Spitzer R. L., Devlin M., Walsh B. T., Hasin D., Wing R., Marcus M., et al., Binge eating disorder: A multisite field trial of the diagnostic criteria, International Journal of Eating Disorders, 11:191-203, 1992;

- Spitzer R. L., Devlin M., Walsh B. T., Hasin D., Wing R., Marcus M., et al., Binge eating disorder: To be or not to be in DSM-IV?, International Journal of Eating Disorders, 10:627–629, 1991.