I disturbi psicofisiologici come l’asma, l’ipertensione arteriosa, la cefalea e la gastrite sono caratterizzati da veri e propri sintomi fisici, causati o aggravati da fattori emozionali.

Oggi il termine psicofisiologia viene preferito a quello di psicosomatica, anche se quest’ultimo tende a spiegare meglio la base di questi disturbi, ovvero il fatto che la psiche produce effetti negativi sul corpo.

In questa ricerca i due termini sono usati indistintamente in base alla preferenza degli autori che ne descrivono le caratteristiche.

Questa tipologia di disturbi non viene categorizzata nel DSM-IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), anche se è prevista, comunque, la diagnosi di fattori psicologici che influenzano una condizione medica.

Un lavoro pioneristico è stato improntato nel 1946 da Sely, un medico che introdusse la nozione di sindrome di adattamento generale (GAS) per indicare la reazione biologica a diversi stimoli nocivi, causa di un notevole livello di stressor che si produce attravero alcune fasi.

Nella prima fase in cui vi è la così detta reazione di “allarme” il sistema nervoso autonomo viene attivato dallo stress.

Nella seconda fase, l’organismo si adatta a quest’ultimo grazie a meccanismi di reazione di cui dispone. Nonostante questo, però, subentra una terza fase possibile che riguarda la morte dell’organismo, intesa come l’emergere di danni irreversibili, quasi inevitabili in condizione di elevata e prolungata esposizione ad una situazione stressante.

La prospettiva biologica afferma che la connessione fra lo stress e un determinato disturbo psicofisiologico risiede nella debolezza di un organo specifico.

Quello che a noi più interessa in quest’ambito è la relazione che sussiste tra mente e corpo considerando che è uno degli argomenti centrali su cui le varie teorie psicologiche dibattono da tempo.

Uno degli autori che ha dato inzio allo sviluppo di questi concetti è stato Sigmund Freud, padre della psicoanalisi classica, il quale scoprì che sin da bambini i nostri bisogni , incidono sul carattere umano, coinvolgendo in tale processo lo sviluppo del corpo e delle propri funzioni. Attraverso l’elaborazione della teoria libidica integra aspetti somatici, psichici e sociali rappresentando la possibilità più evidente che problemi fisici fossero conseguenza di eventi psicologici.

Egli si dedicò, principalmente, alla cura delle nevrosi e soprattutto delle donne affette da isteria, ossia malesseri somatici senza alcuna evidenza organica. Freud credeva che tali sintomi fossero espressione di conflitti interiori inconsci non risolti che riguardassero la sfera sessuale e delle difese.

Freud ha fondato il termine conversione per indicare la liberazione dalle contraddizioni e il sintomo del soma diventa così, il rappresentante di un’esperienza rimossa inconsciamente in anche il tipo di sintomo dipende dal significato erogeno che quella zona ha assunto durante lo sviluppo dell’individuo.

Flander Dunbar ( famosa psicoanalista e medico di formazione religiosa), riteneva che la maggior parte dei sintomi psicosomatici sono dovuti alla scarica di energia istintuale nei sistemi vegetativi del corpo.

Questa famosa autrice ha delineato alcuni tipi di disturbi correlati ad altrettanti tipi di personalità:

La personalità predisposta agli incidenti è caratterzzata da ostilità, competizione e agitazione, ed è più incline ad alti livelli di colesterolo e triglicerdidi nel sangue e quindi a disturbi cardiovascolari.

Paziente coronaropatico che invece presenta un comportamento più ambizioso, determinato ed autodisciplinato. Sono persone con un’immagine di sé molto positiva ed è per questo che utilizzano la propria aggressività per raggiungere posizioni professionali e sociali rilevanti. Pare che in questi casi ci sia una maggiore correlazione con la possibilità di sviluppare alcuni tipi di tumore.

Nonostante le grandi obiezioni che questa teoria ha suscitato, come l’essere troppo generica e la poca specificità, ha sollevato un intenso interesse nella comunità scientifica per favorire lo sviluppo di ulteriori ricerche sulla correlazione possibile tra specifici comportamenti individuali e predisposizione allo sviluppo di determinate malattie.

Franz Alexander (psicoanalista statunitense, pioniere dello studio del controtransfert e delle tecniche di terapia breve), considera le alterazioni organiche strutturali e funzionali come effetto dei cambiamenti fisiologici associati alle emozioni croniche rimosse causate da conflitti inconsci non risolti (teoria della specificità del conflitto).

Egli riteneva che quando le espressioni dirette di dipendenza vengono bloccate, l’energia si incanala nel sistema nervoso simpatico, producendo malattie come ulcera peptica, asma bronchiale e colite ulcerosa.

Quando, invece, vengono bloccati lo sforzo e l’aggressività, viene attivato il sistema nervoso simpatico producendo malattie come artrite, ipertensione e ipertiroidismo.

La sua teoria multifattoriale lineare, nella quale specifici fattori psichici e fisiologici sono necessari ma non sufficienti a provocare la malattia, considera anche il contesto in cui la malattia stessa sorge come fondamentale.

Dello stesso filone psichico fa parte anche Deutsch, il quale fu uno dei primi medici internisti ad utilizzare le ipotesi psicoanalitiche nel campo della medicina ufficiale.

Secondo questo autore lo stato di salute e quello di malattia dipendono fortemente dall’equilibrio omeostatico tra le funzioni organiche ed i processi psichici.

Riteneva che il bambino, appena nato, non ha la possibilità di percepire le sensazioni di se stesso come staccate dal suo corpo; ciò determina che uno sviluppo psicosomatico irregolare può generarsi solo a partire da veri e propri disturbi fisici.

Deutsch assumeva che il processo di conversione sceglieva un organo sulla base di un legame con le esperienze risalenti al periodo dell’infanzia, quindi una vera e propria simbolizzazione del corpo.

Nonostante queste teorie siano molto interessanti vanno rivisitate e approfondite da ulteriori studi anche se ciò non toglie che abbiano sviluppato una serie di idee utili a generare numerose altre teorie.

Nel corso degli anni ’50, Green e collaboratori evidenziarono nei bambini affetti da leucemie e linfomi, la separazione o la perdita di una figura chiave nel periodo antecedente la comparsa dei primi sintomi.

Altri studi hanno permesso di osservare un notevole peggioramento della sintomatologia in soggetti affetti da colite ulcerosa nel momento in cui una relazione fondamentale veniva minacciata.

Per quanto riguarda il bambino, anche in questo caso si è dimostrato che una prolungata separazione dalla madre durante le prime fasi dell’esistenza comporti l’insorgenza di alcune malattie.

Nellla sindrome da ospedalizzazione, per cui anche nel caso di cure materialmente adeguate, l’allontanamento della figura di accudimento comportava una maggiore tendenza alla malattia e addirittura alla morte rispetto ai bambini che vivevano nelle famiglie.

Uno studio sulla depressione anaclitica, che coinsiste in una scarsa resistenza alle infezioni e eczemi, ha dimostrato come il ricongiungimento con le figure genitoriali comportasse una reversibilità del problema nel giro di tre o quattro mesi.

Attraverso i pazienti psicosomatici studiati da Ruesch nel 1948, in un articolo pubblicato sulla rivista “Psycholosomatic Medicine” si delineano le difficoltà riscontrate dagli stessi a causa delle loro caratteristiche comportamentali e psicologiche, tra cui la difficoltà ad esprimere in maniera simbolica i propri sentimenti. Da qui, l’introduzione di “Personalità infantile” per indicare soggetti con difficoltà nell’apprendimento sociale, con uno stile di pensiero tendente all’imitazione, dipendenza e passività; coscienza morale molto rigida, fantasie primitive stereotipate, espressione gestuale e verbale non connessa simbolicamente alle emozioni e agli affetti.

Osservò in questi pazienti un’incapacità a separarsi emotivamente dalla madre e suggerì che la differenziazione Sé-oggetto (madre) poteva realizzarsi attraverso la risoluzione di un transfert simbiotico.

Nel 1970 da alcuni esperimenti effettuati su pazienti affetti da malattie psicosomatiche classiche emerse, nella maggior parte di questi un' evidente difficoltà a descrivere i propri sentimenti, una scarsità nell’elaborazione fantasica ed uno stile comunicativo povero e grigio (“alessitimia”).

Per quanto riguarda la relazione madre-bambino nelle prime fasi di vita è stato studiato che oltre ai comportamenti di reciproca regolazione pare che ci siano alcuni processi per cui la madre svolge la funzione di regolatore biologico e comportamentale del bambino-figlio.

La scoperta di questi processi ha evidenziato che la relazione simbiotica tra i due è un sistema relativamente aperto, nel quale i sistemi omeostatici della madre e del bambino sono organizzati in un sistema sovraordinato.

Alcuni ricercatori hanno evidenziato che proprio una carenza materna in questo senso è una delle prime cause di disturbi somatici presenti in età infantile, come la difficoltà del sonno e dell’alimentazione.

Ad esempio, i bambini con stensosi pilorica, sembrano sviluppare questa patologia anche a causa di una tensione materna eccessiva durante la gravidanza, infatti, pare che questo porti alla trasmissione di un fattore umorale della madre al feto tramite la placenta.

Le madri di questi bambini, anche dopo il parto presentavano sintomi di depressione e sentimenti di incompetenza materna senza riuscire a captare i segnali dei propri figli, e non riuscendo di conseguenza a rispondere ai loro bisogni fisiologici ed emozionali.

Le psicoterapie generalmente applicate propongono la riduzione dell’ansia o della rabbia del paziente. I ricercatori che si occupano della medicina comportamentale cercano di sviluppare strumenti psicoterapeutici finalizzati a migliorare la condizione fisiologica del paziente mediante la riduzione dello stress e la modificazione dei comportamenti dannosi per la salute. Tra questi vi sono tecniche di rilassamento, metodi per tenere sotto controllo la proprio pressione e la propria frequenza cardiaca.

Per quanto riguarda le malattie causate da stress, vi sono emergenti studi che cercano di realizzare una riduzione significativa di questo attraverso tecniche come la riduzione dell’attivazione, la ristrutturazione cognitiva, l’addestramento alle capacità comportamentali e infine approcci basati sulla modificazione dell’ambiente circostante e nocivo.

Verso la metà del Novecento molti psicolgi e psichiatri si sono resi conto dei limiti e delle difficoltà emerse durante la cura individuale in quanto in quest’ultima erano evidenti una serie di variabili non prese in considerazione, come l’ambiente esterno, soprattutto quello familiare che incide molto su tutti i tipi di disturbi, sia quelli propriamente complessi a causa della loro mancanza del senso di realtà ( borderline e schizofrenici) che quelli apparentemente meno rilevanti sul piano psichiatrico.

Ancora oggi il dibattito è aperto ma la correlazione esistente tra soma e psiche è sempre più evidente ed una maggiore collaborazione tra professionisti della salute si rende necessaria per agire su tutte le aree dell'individuo in toto.

 

 

Bibliografia

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