r.gagliardi_02L’essere umano ha in fondo, nonostante il progresso scientifico, una base irrazionale. La superstizione, seppur con differenti espressioni, accomuna la specie umana, lega tutta l’umanità sia nel corso della sua storia che attraverso le differenze culturali.  Anche nel mondo moderno la superstizione influisce sulla vita quotidiana delle persone.

Tutti noi crediamo in molte superstizioni anche se non ce ne rendiamo conto.
La scaramanzia agisce dentro di noi, spesso in modo invisibile ed automatico.  Avere un oggetto portafortuna,  credere ad  un numero più favorevole di altri, toccare ferro per scongiurare un evento negativo…  Abbiamo delle credenze irrazionali “personali “ e abbiamo credenze irrazionali  che accomunano più persone,  credenze “popolari”  che esercitano su di noi un’influenza più o meno significativa: il gatto nero, il cornetto portafortuna, il ferro di cavallo… L’elenco delle superstizioni popolari è lunghissimo.

Eurobarometro, servizio sondaggi della Commissione Europea, rileva una media europea del 40% di attrazione verso l’irrazionale. Noi italiani risultiamo ben al di sopra, con una  media del  58% di tendenza all’irrazionale e alla superstizione.

Perché si sviluppano  queste credenze?
Come mai, pur sapendo che le superstizioni sono irrazionali, molti di noi mantengono comportamenti  e credenze che, al di là di ogni logica, considerano beneauguranti  e  utili al verificarsi di un evento positivo?

A queste domande hanno dato risposta molti studi e ricerche compiuti negli ultimi anni. I risultati di queste ricerche giungono  alla conclusione che nella realtà i comportamenti scaramantici hanno un potere. Questi comportamenti o credenze hanno una loro efficacia. Di cosa si tratta?

Risulta anzitutto accertato la relazione tra il bisogno di “controllo” delle situazioni e i comportamenti superstiziosi (J. Whitson,Università del Texas; A.Galinsky, Morris e Alice Kaplan, Northwestern University).  
Gli autori concludono che la necessità di avere sicurezza attraverso il controllo delle situazioni è talmente forte che le persone tendono a riportare il loro mondo in uno stato di controllo. Esse mettono cioè in atto un processo associativo, uno schema mentale che ridà “prevedibilità” alla propria vita, riportandola così ad uno stato rassicurante e di controllo personale.

 

Il potere reale della Superstizione

Ecco allora che possiamo comprendere e spiegare il potere reale di certi rituali o pensieri irrazionali: essi hanno in qualche modo una funzione positiva e tendono al ripristino di un equilibrio interno. In questo senso e per questa stessa funzione,  gli atteggiamenti superstiziosi risultano essere “benefici”. I pensieri e i comportamenti superstiziosi danno alla persona che li usa un senso di sicurezza e di fiducia. A tale condizione interna favorevole risultano legati una serie di risultati e prestazioni  più positive e gratificanti.

Le ricerche di L. Damisch, B. Stoberock, T. Mussweiler hanno ad es. approfondito le prestazioni degli sportivi superstiziosi ed hanno accertato che coloro che attivavano superstizioni (legate a detti comuni, es. incrociare le dita, o usavano portafortuna personali) ottenevano risultati migliori. Risposte di maggiore efficacia sono state riscontrate nelle persone non solo a livello motorio ma anche  di memoria e di capacità cognitive (come per es. la soluzione di anagrammi).

I risultati sono stati inequivocabili: coloro che avevano un portafortuna personale erano molto più sicuri delle loro prestazioni. Questa fiducia permetteva ai partecipanti di fissare obiettivi e aspettative personali più alte e persino di sviluppare una maggiore efficacia in termini temporali, di resistenza nel tempo.

L’attivazione di una superstizione, insomma, rafforza la fiducia personale.
La convinzione che ci sia qualcosa di magico, un potere superiore, aiuta a rilasciare la tensione. Questo è il potere benefico della superstizione: permette il ripristino di una condizione interna di fiducia e consente ciò che altrimenti rimane bloccato e impedito dalla paura.

 

Riferimenti:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20511389