Mi sono appassionata al metodo Montessoriano per due ordini di ragioni: professionali e personali.

Il primo è che lavoro come psicologa nelle scuole da diversi anni ed ho potuto rilevare diversi problemi strutturali legati al sistema. Il secondo è che sono stata a lungo una studentessa nel sistema tradizionale, e per molto tempo c’è stato qualcosa che non mi “tornava”. Sull’onda di alcune riflessioni, mi sono imbattuta nella conoscenza di Maria Montessori e del suo metodo innovativo di fare scuola, trovandovi delle analogie importanti col metodo di psicoterapia sul quale mi sono specializzata: la psicoterapia ad orientamento psicoanalitico lacaniano.

La psicoanalisi lacaniana è la clinica dell’uno per uno, si caratterizza per essere “senza standard, ma non senza principi”, orienta la cura seguendo una logica ben precisa che si declina in maniera differente da persona a persona. In parole povere, ogni persona che si reca in studio viene trattata in modo diverso seguendo la sua particolarità e mira a far emergere ciò che la rende diversa e unica rispetto agli altri, valorizzandolo. Si scopre come essere se stessi, diversi da tutti gli altri, unici, e come coniugare la propria irripetibilità stando serenamente in mezzo agli altri, nella società (famiglia, scuola, lavoro) senza inutili sensi di colpa.

Maria Montessori, medico e pedagogista di fama internazionale, ha studiato e applicato un modo di fare scuola che permette l’affiorare del particolare di ognuno di noi sin dalla più tenera età. La Montessori sostiene che ogni bambino, ovvero ogni essere umano, è unico e deve avere la possibilità di esprimere la sua singolarità sin da subito. Il metodo Montessori valorizza e potenzia ciò che rende ogni bambino diverso dall’altro.

La psicoanalisi lacaniana opera laddove c’è un problema, un sintomo, qualcosa che fa soffrire. Si può vivere benissimo senza psicoanalisi, mentre non si può fare a meno di frequentare la scuola che accompagna l’individuo nel percorso di vita: è una istituzione che ha l’obiettivo di educare, ovvero educĕre cioè «trarre fuori, "tirar fuori" o "tirar fuori ciò che sta dentro" e di istruire cioè in-struere, costruire, comporre fabbricare, apparecchiare.

La scuola è composta da due elementi: l’istituzione con le sue regole e il suo sistema, uguale  per tutti e  gli insegnanti, le singole persone, tutte diverse, ognuno con la sua testa, le proprie idee, il suo modo di essere e di educare.

Nella mia pratica professionale e clinica all’interno delle scuole primaria e secondaria di primo grado (elementari e medie per intenderci) sono rimasta colpita da alcune osservazioni che mi trovo a fare ogni anno.

- I bambini della primaria chiedono continuamente conferma alla maestra su ogni minimo movimento o attività debbono compiere, anche per questioni di poco conto.

- Gli studenti della secondaria lamentano spesso di non capire “a cosa serve” ciò che devono studiare.

- Quando chiedo agli studenti che frequentano la terza classe della secondaria quali sono le materie che amano di più, ottengo due generi di risposte: o non lo sanno, o rispondono nominando la materia in cui hanno i voti più alti. Quando domando agli stessi alunni se ci sono delle discipline che li incuriosiscono, al di là del voto, raramente sanno rispondere.

- I genitori degli alunni che devono scegliere la scuola superiore, mi domandano qual è la scuola che garantisca più di altre un futuro lavorativo ai loro figli.

- La conflittualità tra insegnanti e genitori si è acuita in modo preoccupante e, l’unico a perderci è lo studente, o la studentessa, che si ritrova apparentemente assalito o eccessivamente difeso, senza che gli venga data la possibilità di imparare a cavarsela da solo, che sarebbe l’obiettivo fondamentale dell’educazione in generale.

Andare a scuola, che sia il nido o la scuola superiore, è la principale attività di un giovane essere umano, quella che occupa la maggior parte del tempo. La scuola è il luogo in cui si fa esperienza di sé con gli altri, in cui ci si mette alla prova e si impara - o no - a credere in sé stessi, è lo spazio dove si inciampa, e si sperimenta come rimettersi in piedi. E’ il trampolino di lancio nel mondo adulto e in quello del lavoro.

A mio avviso la scuola ha un compito fondamentale: trasmettere l’amore per il sapere e insegnare a pensare con la propria testa. Se ottiene questo, ha assolto il suo dovere. Se produce persone arrabbiate, deluse, tristi, abuliche oppure individui bravi ma senza slanci, perfetti ma senza desideri, obbedienti ma infelici, allora c’è qualcosa che va rivisto.

La scuola tradizionale

- L’educazione si identifica con un programma curricolare nazionale applicato ad un gruppo di bambini che devono uniformarsi allo stesso standard, devono imparare secondo modalità e ritmi uniformi,

- L’insegnante conduce il lavoro, egli fornisce contenuti, regole e significati.

 - I bambini fanno parte di classi di età omogenea:  il lavoro, organizzato nei modi e gestito  nei tempi dall’insegnante, non consente ai bambini la libertà di sperimentare soluzioni e processi creativi individuali.  I lavori di gruppo sono guidati. Gli alunni stanno seduti ai loro banchi  con posti fissi e imparano osservando la lavagna, lavorando esclusivamente con schede prestampate o sui  quaderni.

 - Il lavoro dei bambini viene costantemente sottoposto a valutazione dall’insegnante che segnala gli errori, stabilisce cosa fare e come.  

- La disciplina è legata al controllo degli insegnanti.

Il sistema scolastico tradizionale produce, spesso, due tipi di aberrazioni: i “secchioni” e i “somari”. Il sistema decide la norma: se ti adegui ad un certo tipo di sapere, nel modo che esso ritiene giusto, sei bravo, se non ti conformi vai corretto. Nel sistema scolastico tradizionale i programmi, il modo di insegnare, c’è una flessibilità scarsa o nulla, molto legata alla passione degli insegnanti nello svolgere il proprio lavoro.

Ma il peggior messaggio che trasmette la scuola tradizionale è questo: se si è bravi studenti si sarà sicuramente felici e si avrà un buon posto (sociale, di lavoro) garantito nel mondo, se non si è bravi studenti, non si avrà successo nella vita.

Questo non è vero.

Il sistema di valutazione promuove lo sviluppo della motivazione estrinseca, ovvero che viene dall’esterno. Questo fa sì che spesso i bambini si scoraggino, frenati dalla paura di sbagliare. Si penalizza la motivazione intrinseca, quella che viene dall’interno, che è l’unica che permetta realmente di fare da motore ad impegnarsi ed a dare il meglio di sé. Il sistema valutativo favorisce i bambini a competere l’uno contro l’altro per meritarsi il miglior voto. In questo modo i bambini imparano meno e spesso con fatica, hanno possibilità ridotte di sperimentare strumenti operativi personalizzati.

Un ex professore di educazione artistica, Ken Robinson sostiene che la scuola di oggi è una scuola antica, concepita “nel clima culturale e intellettuale dell’Illuminismo e nelle circostanze economiche della prima rivoluzione industriale”. Infatti le scuole sono organizzate sul modello della linea di produzione, come in una fabbrica: la campanella, le strutture separate, gli alunni che si specializzano in materie diverse, le classi raggruppate per età. La scuola tradizionale appare una preparazione ad una catena di montaggio. Invece la carta vincente per inserirsi nel mondo è quella del “pensiero laterale”, espressione coniata dallo psicologo Edward De Bono che indica una capacità di risolvere i problemi in modo creativo e da diverse prospettive. Questa capacità è presente naturalmente e strutturalmente nei bambini, va alimentata, potenziata, non limitata come spesso avviene.

Video: I paradigmi dell'educazione. Il pensiero divergente.

http://www.youtube.com/watch?v=FV7XS-1ix8Y

 

Della stessa opinione Silvano Agosti regista, scrittore e poeta che attraverso uno dei suoi più celebri libri, "Lettere dalla Kirghisia" ci descrive un paese straordinario, in cui ognuno sembra poter gestire il proprio destino e la serenità e dove la scuola è organizzata in modo tale da valorizzare la creatività, la libertà e il rispetto di sé, e quindi dell’altro. Una scuola che assomiglia incredibilmente a quella voluta e realizzata da Maria Montessori.

«Sei andato a scuola e ti hanno detto "Siedi al tuo posto", e già lì hai smesso di credere che il tuo posto sia dappertutto»

 

Come funziona, in breve, la scuola Montessoriana?

L’educazione si fonda sul profondo rispetto per i bambini intesi come esseri unici ed irripetibili.

Il principio che guida il metodo Montessori è il rispetto per il naturale sviluppo fisico, psicologico e sociale del bambino. Il presupposto del metodo è quello di mettere il bambino in condizione di scegliere ciò che è meglio per lui in un determinato momento della sua crescita, non l’adulto, il quale deve solo guidarlo e rimuovere gli ostacoli al suo sviluppo naturale.  L’approccio educativo si fonda quindi sull'indipendenza e sulla libertà di scelta del proprio percorso educativo entro limiti codificati e scelti in seguito ad una accurata  ricerca.

- L’ambiente è a misura di bambino: tavoli, sedie, maniglie delle porte, sono attraenti, facilmente fruibili, per favorirne l’uso da parte dei bambini che sono stimolati, non forzati, a fare tutto da soli. In questo modo l’ambiente è naturalmente predisposto a sviluppare l’autonomia e l’indipendenza del bambino.

- Il bambino impara lavorando con le mani: prima l’attività motoria, l’esperienza, poi l’astrazione e lo sviluppo dell’intelligenza concettuale. Nelle classi sono presenti  materiali senso-motori che l’alunno sceglie liberamente: l’oggetto, le attività da svolgere e quanto tempo dedicare loro. I materiali favoriscono l'apprendimento per scoperta e per "costruzione" delle conoscenze. La scelta avviene all'interno di una gamma di opzioni predisposte dall'insegnante.

- Le attività educative predisposte, i laboratori, gli ambienti ed i materiali didattici a disposizione, permettono uno sviluppo che rispetta la singolarità di ognuno (nelle classi Montessori si possono trovare 36 bambini che svolgono 36 attività diverse composti ed in silenzio) e allo stesso tempo predispone al rispetto dell’altro e allo stare insieme.

- Non esiste valutazione esterna. I materiali permettono l’autocorrezione dell’errore. Se il gioco non funziona, il bambino insisterà nel risolvere il problema. Non esiste il metodo del rinforzo esterno con il premio o la punizione. Il bambino sarà “premiato” dalla soddisfazione di aver svolto correttamente il compito. La soddisfazione interiore alimenta la motivazione intrinseca e la naturale curiosità dei bambini.

- Le classi sono di età mista divise per fasce in base alle caratteristiche di sviluppo (0-3, 3-6, 6-12, 12-18): in questo modo si favorisce la naturale tendenza alla socializzazione, alla cooperazione, all'apprendimento tra pari. Le attività non sono scandite dalla campanella ad orari fissi, ma da blocchi orari di lavoro didattico lunghi e senza interruzioni (idealmente di tre ore).

- L’insegnante rinuncia alla propria onnipotenza: “getta una luce” e va oltre, è l’angelo custode che osserva e interviene esclusivamente per mostrare e spiegare i materiali senso-motori e per rimuovere gli ostacoli; non dice cosa è giusto e cosa è sbagliato, non reprime. Fornisce spiegazioni brevi, semplici e chiare, senza ripetersi.

- L’ordine e la disciplina si sviluppano naturalmente grazie alla valorizzazione dell’ambiente e spinti dalla motivazione personale e dall’uso di strumenti operativi personalizzati.

 

In definitiva, il grande valore del metodo risiede, secondo me, nel fatto che  permette ai bambini di fidarsi delle proprie sensazioni, non costringendoli alla continua ricerca di approvazione esterna. Questo significa regalargli uno dei mezzi più potenti per stare al mondo in modo pieno e consapevole: la libertà interiore.

 

Il bambino che viene al mondo ha bisogno di conoscere, capire, creare e trovare un proprio posto nel mondo: deve sviluppare la propria identità, capire chi è e cosa sta a fare in questa vita. Deve comprendere le leggi che regolano il mondo, sentendo che ne fa parte e che è chiamato a fare il suo compito e a dare il proprio contributo. Deve imparare a costruire un senso a tutto ciò che un senso non ne ha. Deve essere messo in condizione di essere libero, rispettando la libertà altrui.

 

Compito degli adulti, genitori, educatori, insegnanti, è favorire tutto questo, rispettando la singolarità e l’unicità di ognuno di loro. Gli adulti devono fornire stimoli, gettare semi, e vedere cosa attecchisce e cosa no, quindi, aiutarli a valorizzare ciò che li rende diversi da ogni altro. Gli adulti hanno sempre desideri ed aspettative sui bambini, che sono indispensabili e sacrosanti, ma non devono deviare le loro naturali inclinazioni.   

 

Qual è il ruolo di genitori e insegnanti?

Il dictat del Metodo Montessori è “Aiutami a fare da solo”. Mi sento di proporre una riflessione seria e approfondita ai genitori che intendono istruire ed educare i propri figli con questo metodo. Informatevi seriamente e approfonditamente sul metodo seguendo convegni e seminari, leggendo personalmente i libri della Montessori e, soprattutto, operando una profonda riflessione personale: siete pronti ad accettare la mancanza di traguardi prestabiliti e diversi per tutti? Sapete come favorire davvero l’autonomia e l’indipendenza dei vostri figli? Nel mio studio, osservo la difficoltà degli adulti a rinunciare al proprio potere e una tendenza a vedere il bambino come un Dio da venerare e amare e proteggere ad ogni costo, ed a cui risultare amabili. Osservo la tendenza di genitori ed insegnanti  a misurare il proprio valore, sulla base di ciò che riescono ad ottenere dai propri figli, o dai propri alunni. Analogamente, il mancato raggiungimento di obiettivi stabiliti dall’alto, sono vissuti come un fallimento personale, mentre i bambini hanno i propri tempi ed i propri modi, ed hanno da insegnarci molto di più di quello che noi possiamo dare a loro.

Il bambino, il cucciolo dell’uomo è caratterizzato da prematurazione, ovvero, di tutte le specie animali, è quello che ha bisogno per più tempo di essere guidato dagli adulti: questo fatto, da un punto di vista biologico è uno svantaggio, forse non lo è dal lato evolutivo. I bambini sono al mondo per ricordarci il valore della creatività, della fantasia, della semplicità. Un bambino felice riesce ad esprimere liberamente tutto questo. Contrariamente, un bambino infelice, che ha un problema, ci segnala qualcosa di lui, ma anche qualcosa che riguarda il mondo degli adulti.

Qualsiasi sia la scuola che decidiate di far frequentare a vostro figlio, l’unico principio guida valido da seguire nell’educazione è seguire l’amore:

“Ci sono diversi tipi di amore. C’è una cosa egoistica, meschina, avida che usa l’amore per darsi importanza. Questo è il tipo di amore più brutto e debole. L’altro invece è una profusione di tutte le cose buone che hai dentro di te – di considerazione e rispetto- non solo il rispetto delle buone maniere, ma il rispetto più grande , che è il riconoscimento dell’altra persona nella sua unicità e valore.” Cit. Lettere, John Steinbeck - scrittore (1902 – 1968) premio Nobel per la letteratura.

 

Alcuni libri

 

M. Montessori, Educare alla libertà, Mondadori 2008.

M. Montessori , Come educare il potenziale umano, Garzanti libri 2007.

M. Montessori, Il bambino in famiglia, Garzanti libri, 2000.

 

S. Agosti, Lettere dalla Kirghisia, L’immagine Edizioni, 2004.   

Steinbeck John, A life in letters

 

Qualche link

http://associazionemontessori.it/

http://www.centrointernazionalemontessori.com/pages/