Il film, presentato a Cannes quest’anno, affronta senza falsi pudori e reticenze un tema duro, difficile a perforare quella cortina di silenzio che da sempre avvolge storie del genere.

 

Il film parte da una storia vera, quella Davide Cordova in arte Fuxia, celebre drag queen che si esibiva a Roma 20 anni fa.

Davide è il ragazzo che non poteva fare a meno di essere diverso dagli stereotipi sessuali.

Il momento in cui un ragazzo scopre che la propria identità di genere è in conflitto con l’identità sessuale, è una fase importante e delicata dello sviluppo psicologico, affettivo e sessuale di un individuo.

Cosa accade se l’identità di genere non è quella che tutti si aspetterebbero da un ragazzo?

Accade che, la percezione di se stessi, l’auto-identificazione è in disarmonia con la sessualità biologica, l’identità e il ruolo di genere riflettono una diversità da quella prevista dal contesto psico-sociale umano di appartenenza.

Davide è un ragazzo di Catania, come tanti, adolescente un po’ ribelle, con qualcosa però, che lo rende diverso dai suoi coetanei. Per delicatezza dei tratti, gusti e sensibilità è molto femminile. Si trova a combattere con un mondo ostile, che non lo accetta fino in fondo. Una Catania borghese, dalla quale Davide fugge per andare a rifugiarsi nella Catania povera e degradata, che lo accetta senza giudicarlo. Il padre retrogrado e molto autoritario, rifiuta con forza questa sua diversità e si ostina, invano, a volerlo curare.

Non sentendosi capito, il ragazzo finirà col rifugiarsi in un mondo a parte, fatto di ragazzi emarginati, anche loro scappati di casa, che vivono di prostituzione e furti.

In questa sorta di famiglia allargata, imparerà a vivere, ma resterà diviso fra il grande dolore per un padre che l’ha rinnegato e il solido affetto per la madre.

Il film è liberamente ispirato alla storia vera di Davide Cordova, in arte Fuxia, celebre drag quenn, che si esibiva a Roma venti anni fa.

 

Conclusione

Poter dare spazio fisico e mentale ad identità di genere e ruolo che la società accetta poco, male, o disconosce, in quanto abituata a ragionare per stereotipi, norme e aspettative.