Se il materiale pornografico viene prodotto da donne, esso è differente da quello attuale prodotto per lo più da uomini? E’ migliore? Che obiettivi si pone?

 

Risponde a questo ed altri quesiti l'Università di S. Barbara (California)  con una serie di studi pubblicati in The Feminist Porn Book: The Politics of Producing Pleasure”un interessante e stimolate libro pubblicato in U.S.A. giunto recentemente alla terza edizione e pubblicato online il21 Mar 2014.

 

Un ponte femminile tra erotismo e pornografia

Mentre noi in Europa ci dedichiamo a studi su cervello e pornografia, negli Stati Uniti ferve la riflessione teorica sul porno e sulle sue modalità di produzione e utilizzo.

In particolare i gruppi "femministi" hanno spesso giudicato la pornografia una manifestazione del potere maschile e come tale è stata bollata in tutte le sue forme.

Tuttavia molte donne nel corso dei decenni hanno cercato di gettare un ponte tra l’erotismo e i propri valori femministi, sostenendo e addirittura creando un tipo di porno che aderisse a questi ideali.

A ciò si è ispirato successivamente il porno soft specifico per le donne oggi prodotto in U.S.A.

“The Feminist Porn Book” è un’intelligente, accessibile e pertinente raccolta di saggi frutto dell’inedita collaborazione tra studiose dell’Università di California, teoriche femministe e lavoratrici dell'industria del sesso.

In esso si esplora se la pornografia sia intrinsecamente anti-femminista oppure se rappresenta una forma della libertà d’espressione (come sostiene Nadine Strossen  prima presidente donna dell’American Civil Liberties Union), ravvivando così la stimolante questione del controverso rapporto in un dibattito che si protrae da decenni.
Indaga inoltre non solo come le femministe oggi intendono la pornografia, ma anche come esse fanno porno, cioé lo producono e lo consumano, in una delle industrie più redditizie e in crescita del mondo.

Però lo fanno a modo loro.

 

Un porno che contesta

La pornografia femminista non si limita solamente a mostrare l’esistenza di una sessualità femminile originale svincolata dalle esigenze maschili.

Il punto di partenza è la rivendicazione del diritto delle donne ad esprimere un piacere autonomo e indipendente dallo sguardo maschile, per giungere a raffigurarle come soggetti registi della propria sessualità, anziché come mere vittime dei parametri maschili.

Ed inoltre il femminismo calato nel porno capovolge interamente i confini morali e le definizioni di sesso “buono” o “cattivo” anche grazie alla critica dei canoni di bellezza dominanti, spingendo a una riconsiderazione dei fattori che rendono un corpo desiderabile.

Tale ripensamento non riguarda esclusivamente le donne. Celine Parreñas Shimizu ha rivolto la sua attenzione anche nei confronti dei pregiudizi sul corpo degli uomini, offrendo attraverso l'attore asio-britannico Keni Styles una definizione di mascolinità che non coincide con le qualità del macho, ma che include la vulnerabilità e la cura degli altri.

 

Porno strumento di formazione

Scegliere che il femminismo sia direttamente coinvolto nella produzione di materiale pornografico, porta a considerare di utilizzarlo come strumento di educazione verso il rispetto delle diversità e della persona in quanto tale.

In tal modo il porno femminista non è soltanto una forma di dissenso rispetto alle convenzioni sociali sulla sessualità, ma vuole promuovere una visione etica del sesso anche attraverso un giusto trattamento dei lavoratori del porno; essi non devono essere costretti a interpretare determinati ruoli, ma sono anzi invitati a partecipare pienamente a una specifica idea di rappresentazione del corpo e del sesso.

 

Porno prodotto da donne: anti discriminazione e pro-mozione dei desideri

La presenza delle donne nella produzione della pornografia - afferma lo studio -  può essere un’opportunità per potenziare la loro esistenza in quanto “esseri sessuali”, per scardinare gli stereotipi secondo cui esse vivrebbero la propria sessualità in funzione dei parametri maschili.

Il significato della pornografia femminista - per queste studiose e attrici americane - si esplica, insomma, a partire dall’emancipazione delle donne; nella convinzione che da essa si possa ragionare per una decostruzione del genere muovendo dallo scardinamento del modello di virilità tradizionale occidentale per arrivare a una comprensione della pluralità degli orientamenti e desideri sessuali. Essi, se comunicati attraverso la pornografia, possono essere resi maggiormente visibili; con l’effetto di allontanare il rischio dell’esclusione sociale di quanti si discostano dalla “norma” codificata.

 

Conclusione

Questa è la sintesi del complesso e vivace dibattito che ferve in U.S.A. (in Europa non c'è traccia) e che ha dato luogo alla produzione di materiale specificamente destinato alle donne; o alle coppie che, desiderando "trasgredire insieme".   E che per farlo decidono di utilizzare prodotti meno "tradizionali" e graditi al pubblico femminile, che, come ben si sa, non ha nè gli stessi gusti nè gli stessi percorsi verso il desiderio dell'universo maschile.

Ed è molto importante tenerne conto.

 

Ed ora una "novità" di 2500 anni fa

Le raffigurazioni erotiche non sono certo un'invenzione dei nostri giorni.

Proprio in questi giorni uno specialista in archeologia ha scoperto qualcosa di molto importante a Stampalia, un'isola al largo della costa della Grecia.
Secondo il dott. Vlachopoulos si tratta del più antico esempio di graffiti erotici.
Nel punto più alto del promontorio sulla punta nord-occidentale dell'isola, sono stati trovati incisi nella pietra due peni e alcune iscrizioni inerenti al sesso.
Le opere risalgono al quinto o sesto secolo a.C., ed erano "così monumentali" che non lasciano alcun dubbio sulla motivazione della loro esistenza.
"Erano quello che io chiamerei iscrizioni trionfanti", ha spiegato il professore al Guardian. "Non solo hanno espresso il desiderio sessuale, ma parlavano l'atto sessuale in sé. E questo è molto, molto raro".

 

 

Bibliografia

The Feminist Porn Book: The Politics of Producing Pleasure, Feminist Press