Le malattie cardiovascolari rappresentano le condizioni mediche più diffuse nelle società industrializzate e, per le loro caratteristiche, presentano un impatto significativo sullo stato funzionale e sul benessere soggettivo delle persone colpite.

Per tale motivo, da qualche decennio la psicologia ha trovato nell’ambito cardiologico un proprio spazio operativo focalizzato sui temi della prevenzione delle malattie, della tutela e della promozione della salute; valuta lo stile di vita, lo stato psichico attuale, le reazioni emotive prevalenti, gli eventi significativi e le aspettative.

Durante il colloquio è possibile applicare scale e questionari che misurano il livello di ansia, depressione e la variabilità di alcuni pattern comportamentali tipici ed atipici.

In conclusione viene redatta una scheda di valutazione psicologica e diagnostica.

Diversi studi hanno evidenziato che la depressione induce una serie di modificazioni biologiche coinvolgenti il sistema cardiocircolatorio, il sistema neuroendocrino e la risposta metabolica individuale. Il disturbo depressivo, anche lieve, costituisce un fattore di rischio per gli eventi cardio-cerebrovascolari, (Dispensa Dottor. Marco Turbati., Malattia psicosomatica-stress: rapporti con le patologie cardiovascolari, Marinelli S.)

La prevenzione secondaria è oggetto della riabilitazione cardiologica e rientra in un approccio globale e multidisciplinare che combina gli interventi necessari per garantire le migliori condizioni fisiche, psicologiche e sociali del paziente con cardiopatia cronica, affinché possa recuperare o mantenere il proprio ruolo nella società (Linee guida sulla riabilitazione cardiologia, 1999).

I principali obiettivi degli interventi riabilitativi e di prevenzione secondaria comprendono: la riduzione dei sintomi legati alla malattia, limitarne la progressione, migliorare la capacità funzionale residua per favorire il reinserimento e aumentare il benessere fisico, mentale e sociale.

L’intervento psicologico può essere sia individuale, familiare o di gruppo.

L’obiettivo, in ogni caso, dell’intervento psicologico in riabilitazione cardiovascolare (Corda, Bonella, 2009) è quello di:

  • Sostenere  il paziente e la sua famiglia a comprendere ed esprimere la dimensione delle emozioni  che accompagna l’evento patologico per facilitarne l’adattamento;
  • individuare e attuare le strategie più  adatte per il controllo dei fattori di rischio e per la modificazione dei comportamenti e  attivare e incoraggiare l’autogestione dei trattamenti riabilitativi appresi;
  • riottenere una soddisfacente qualità di vita;
  • controllo della labilità emotiva e della depressione;
  • migliorare il vissuto di malattia;
  • rilevare le espressioni di disagio individuando i sintomi psicologici di sofferenza (ansia, instabilità emotiva, frustrazione, senso di fallimento e impotenza, negazione);
  • promuovere la gestione efficace della malattia, attraverso informazioni corrette sulla malattia stessa e sui fattori di rischio;
  • favorire il ritorno al lavoro ed in generale migliora le funzioni psico-sociali con evidente beneficio in termini di qualità della vita.

La malattia rappresenta un evento critico che, generalmente produce effetti e reazioni disfunzionali all’interno di un sistema familiare. Bisogna pertanto lavorare molto sugli aspetti emotivi e relazionali della famiglia che può presentare elevati livelli di stress e la messa in atto di strategie di reazione all’evento disfunzionali, influendo negativamente sulla gestione e sul cambiamento degli aspetti comportamentali legati ai fattori di rischio.

Da una ricerca effettuata dagli Ospedali per la promozione della salute di Trento, in cui 214 pazienti cardiopatici hanno completato i questionari per la misurazione dei livelli di ansia e depressione (BAI e BDI-II) sia in ingresso che in uscita, è stato possibile osservare che beneficiare di un intervento psicologico riduce i livelli percepiti di ansia e depressione clinicamente significativi. Attraverso una processo di informazione/consapevolezza sullo stato della malattia, sui fattori di rischio individuali e sugli stili di vita più appropriati, e su una gestione funzionale della reazione emotiva alla malattia permettono al paziente e alla sua famiglia di riconoscere il proprio stato di salute e di sentirsi adeguatamente preparati ad affrontarne le conseguenze anche con gli strumenti giusti.

 

Per approfondimenti vedi, Piazzi S., Bettini R., Lama A., Valentini L., Moratti E., “La riabilitazione cardiologica come occasione per un cambiamento negli stili di vita”, Ospedali per la promozione della salute di Trento, Cardiologia Riabilitativa.