"Tutti i grandi sono stati bambini una volta, ma pochi se lo ricordano”
A. de Saint-Exupéry (Il piccolo principe)

Un tempo i bambini non chiedevano, rimanevano in silenzio e carpivano qua e là qualche informazione sulla sessualità, senza mettere in imbarazzo noi genitori.
Oggi è tutto diverso: la scolarizzazione è precoce, già durante gli anni d’asilo i compagnetti si interrogano sul concepimento e -prima di quanto potessimo aspettarci- ecco le prime domande imbarazzanti:

  • Come nascono i bambini?
  • Da dove vengono fuori per venire al mondo?
  • E per concludere “da dove entrano nella pancia della mamma?” 


Un errore da evitare è pronunciare la famigerata frase: “Sono cose da grandi!”

Se il bambino pone delle domande, la sua mente ha già formulato alcuni dubbi e vuole sapere.

Qual è la risposta giusta? 
Una bugia, una mezza verità, una favola... sicuramente no, sono tutte pseudo-soluzioni che fanno trasparire imbarazzo, l’unica soluzione possibile è dire la verità.

Una “verità calibrata” al bambino, alla sua età ed alla sua maturità psico-sessuale.
Quando il bambino ci pone delle domande, non è affatto una cosa negativa, ma significa che sente di potersi fidare di noi genitori, di poter parlare con noi, partecipandoci le sue inquietudini, i suoi dubbi e le sue paure più intime. I bambini sono curiosi, chiedono di tutto e crescendo, attraversano la “fase del perché”.

Ci chiederanno come funziona un aereo, una macchina, perché vola un uccello e così via ; quando arriveranno al funzionamento del corpo umano ed alle inevitabili e prevedibili domande sulla sessualità, l’imbarazzo è solo nostro.

Chiedono perché non sanno.
Noi genitori, educatori e guida per la loro crescita psico-sessuale, siamo obbligati ad occuparci anche di questo spinoso aspetto della loro crescita. Raccontare loro l’amore, diventa un viaggio che si fa standogli accanto, arricchendo le loro competenze e conoscenze, partendo dalla fisiologia per arrivare all’aspetto più importante che è quello emozionale e relazionale.

In Italia, l’assoluta assenza di educazione emozionale e sessuale, rappresenta un terreno fertile per il proliferare di falsi miti e leggende metropolitane sulla sessualità. Le adolescenti, incuriosite e spaventate, mosse dalle tempeste ormonali ed emozionali, si approcciano alla fatidica prima volta, con un bagaglio di conoscenze non adeguate, miste ad aspettative spesso poco realistiche e falsamente concretizzabili. (la pornografia docet).


La contraccezione, “elemento portante” per una vita sessuale serena, giocosa e soprattutto sana, non viene attenzionata adeguatamente, oscillando tra i consigli di compagne più o meno navigate oppure (ci si affida) alla “variabile fortuna” ed – ancora peggio - alla contraccezione d’emergenza.

Questa condizione di “vulnerabilità contraccettiva”, determinata da omissioni educative, informative e formative, lascia spesso spazio a concepimenti non desiderati, interruzioni di gravidanza (IVG), alla possibilità di contrarre malattie sessualmente trasmissibili (MST) ed al proliferare di disfunzioni sessuali su base psicogena.

Secondo un’indagine canadese (università di Montreal e Saint Justine Hospital Research centre) il 45 per cento degli adolescenti considera i genitori il primo punto di riferimento per tutto.

E’ emerso che più i ragazzi discutono in famiglia con serenità ed apertura al dialogo su tematiche inerenti la sessualità, più sviluppano comportamenti responsabili ed attenti alla salute.

Uno degli assunti di fondo che impedisce in Italia la diffusione di massa dell’educazione emozionale e sessuale nelle scuole, è correlato al fatto che più si parla di sessualità, più i ragazzi saranno propensi nel praticarla. Ovviamente “non è affatto così”.

In realtà più si parla con naturalezza, elementi di affettività e quote di emotività e di intimità, più l’adolescente saprà approcciarsi con responsabilità e sentimento alla famigerata prima volta.
Se noi genitori neghiamo loro il dialogo su tematiche inerenti la sessualità, a causa del “nostro” imbarazzo, i nostri figli andranno su internet ed attraverso google troveranno tantissimo materiale che adopereranno senza alcun filtro e mediazione affettiva.

Un altro elemento su cui dialogare è la pornografia.
Sarebbe utile spiegare loro che la pornografia non ha nulla a che vedere con l’intimità, che è ben altro, che le “performance sessuali”, che prima o poi potrebbero vedere online, non rappresentano la vera intimità e che la sessualità vissuta all’insegna del coinvolgimento e dell’amore è ben altra esperienza.

La sessualità di oggi, di cui tanto si parla ma poco si dice, viene spesso vissuta dagli adolescenti come ginnastica, all’insegna della genitalità e niente altro. 

Se noi genitori - giorno dopo giorno - trasferissimo loro svariati elementi correlati all’affettività, mediante l’utilizzo di un codice comunicativo adeguato, l’aspetto ginnico e coitale, potrebbe diventare “sensoriale” e rappresentare un percorso di crescita psicologica/emozionale e relazionale.


Un obiettivo importante su cui lavorare è quello di insegnare ai giovani l’importanza dell’integrazione tra “corpo biologico” e “corpo psicologico”.
Un concetto che mi sta molto a cuore e che ritorna frequentemente durante la mia attività di educazione emozionale e sessuale, è la non correlazione tra la sessualità e la riduttiva zona pelvica.

La sessualità andrebbe vissuta ed agita all’insegna dell’affettività e del coinvolgimento: il “sentire l’altro” rappresenta il più potente degli afrodisiaci.


La sessualità è un essere, non un fare!