Con il termine sviluppo si intende una modificazione strutturale e funzionale di un organismo (lo sviluppo è un aumento di complessità dell’organismo).

- Il corso dello sviluppo non è circolare, ma lineare e discontinuo: alcuni cambiamenti avvengono in modo graduale  e quasi impercettibile, mentre altri sono repentini e caratteristici di un certo periodo. 

All’inizio i cambiamenti evolutivi sono piuttosto regolari e “cronometrici”, ma a partire dalla fanciullezza le differenze evolutive interindividuali aumentano progressivamente;(raffrontando l’età anagrafica con quella psicologica nel neonato e nel bambino coincidono, mentre nel ragazzo e nell’adulto possono non coincidere affatto).

- Mentre lo sviluppo biologico è endogeno e indipendente dall’ambiente, lo sviluppo psicologico è frutto di un processo interattivo fra l’ambiente e l’organismo.

La valutazione dello sviluppo è un processo attraverso cui si descrive ed eventualmente si misura il cambiamento nel tempo di un individuo rispetto ad una dimensione evolutiva.

Mentre la valutazione dello sviluppo fisico o cognitivo ha l’obiettivo di collocare un soggetto rispetto ad una sequenza progressiva considerata normale (misurazione à dimensione quantitativa), la valutazione dello sviluppo sociale ha l’obiettivo di comprendere come i diversi fattori individuali, culturali  e relazionali si combinano per dare luogo ad una specifica condizione o competenza sociale (dimensione qualitativa).

Lo sviluppo fino a 2 anni

Il neonato entro i 2 anni di vita, vede il suo peso quadruplicare e la sua altezza aumentare del 70%. A livello visivo, non ha grandi capacità di discriminare gli stimoli: in esperimenti di laboratorio si è notato che posto di fronte a scacchiere con tessiture di differente complessità, il neonato osserva preferibilmente quelle più semplici, per poi orientarsi verso quelle più complesse, fino a preferire (a partire dai 2 mesi) le figure simmetriche e circolari.

A livello uditivo il neonato è in grado di riconoscere la voce umana e in particolare quella materna.

Gli altri sensi (tatto, olfatto, gusto) appaiono più sviluppati nel corso delle prime settimane rispetto a udito e vista: infatti il neonato mostra già da subito una predilezione per i sapori dolci, ed ha riflessi ben organizzati come quello della suzione e quello di orientamento.

A livello senso-motorio il bambino non presenta inizialmente coordinazione, ha una ridotta forza muscolare (tanto da non riuscire a stare nemmeno seduto); tuttavia nel giro di poche settimane, questi parametri si intensificheranno e i movimenti riflessi lasceranno il posto a quelli volontari.

Lo sviluppo dai 2 ai 6 anni

La crescita corporea di questo periodo è detta cefalo-caudale in quanto inizia dalla testa e si estende agli arti.

Il cervello del bambino è ormai completamente formato e a partire dai 30-36 mesi in poi si originano i primi ricordi infantili.

La coordinazione motoria aumenta e permette al bambino non solo di camminare, ma progressivamente di correre, saltare e giocare.

Lo sviluppo linguistico in questa fase è molto importante: da un lessico di 120-200 parole, il bambino arriva a possederne uno di almeno 2500.

Fino ai 4 anni, tuttavia, l’uso del linguaggio è egocentrico, concreto (ossia la parola non rappresenta l’oggetto, ma è l’oggetto), generalizzato (per cui tutti gli animali a 4 zampe sono un cane), e ricco di ipercorrettismi ed regolarizzazioni.

Dai 4 anni in poi il linguaggio perde il carattere egocentrico e, dai 6 anni, il bambino comincia a cercare la cooperazione dell’interlocutore, incominciando a parlare non solo di ciò che fa, ma anche di ciò che pensa.

La fanciullezza (dai 6/7 anni alla pubertà)

La fanciullezza inizia verso i 6-7 anni e termina con l’inizio della pubertà (intorno agli 11 anni per le femmine e ai 13 per i maschi).

In questa fase lo sviluppo fisico è abbastanza lineare, fatta eccezione per gli ultimi 2 anni che precedono la pubertà che sono accompagnati da uno sviluppo fisico massiccio, in cui diventano fondamentali i modelli sociali: il fanciullo ha infatti una grande capacità di assorbimento dei modelli proposti dalle figure genitoriali e da altre figure significative, assorbimento che avviene in modo abbastanza passivo e conformistico.

La pubertà

La pubertà si estende dai 12 ai 15 anni ed è caratterizzata da:

  • forte accrescimento sia in altezza sia nel peso e maturazione puberale: l'accelerazione dello sviluppo fisico può avere conseguenze psicologiche quali la caduta temporanea della concentrazione, rendimento scolastico altalenante, comparsa di timori legati all'improvviso cambiamento (il rimanere indietro in qualche aspetto dello sviluppo corporeo, può costituire per il ragazzo di questa età un indice di un’inferiorità permanente).
  • Stimoli sessuali che si risvegliano non solo a livello fisico ma anche a livello emotivo: il risveglio della sessualità si manifesta attraverso la comparsa della masturbazione, e tramite l'interesse verso i coetanei di sesso opposto con le prime forme di innamoramento.
  • Pensiero ipotetico-deduttivo, grazie al quale il ragazzo è in grado di formulare ipotesi  e verificarle attraverso operazioni mentali astratte: il giovane può ora effettuare ragionamenti sia deduttivi che induttivi, e ciò stimola in lui la voglia di acquisire maggiore autonomia.
  • Momentanea svalutazione dei genitori che facilita il trasferimento degli investimenti affettivi su persone estranee all'ambiente famigliare. Il conflitto con i genitori può dipendere anche dal bisogno del ragazzo di discutere alla pari o di sperimentare la realtà in piena indipendenza.
  • Rapporto con i coetanei che diventano un punto di riferimento per il ragazzo, oltre alla famiglia e alla scuola. In questa fase è molto diffusa la presenza dell'amico del cuore, con cui il ragazzo condivide esperienze e confidenze; tale rapporto amicale esclusivo tende a venire meno solo nell'adolescenza, quando il giovane inizia a capire che l'amico del cuore può avere altre conoscenze o altri interessi diversi dai suoi.

 

L’adolescenza

Dal punto di vista etimologico la parola “adolescenza” deriva dal latino e significa “crescita”.

L’adolescenza è caratterizzata da:

mdistacco dalla famiglia di origine, che può essere più o meno accentuato.

L'adolescente costruisce molteplici rapporti extrafamigliari: con i coetanei, che sono portatori di nuovi valori rispetto a quelli vissuti in famiglia, con altri adulti (come insegnanti, animatori, allenatori sportivi etc.) con cui l'adolescente cerca di instaurare una relazione di tipo interattivo e non di dipendenza, con bambini più piccoli ( fratelli, cugini, etc) con i quali il ragazzo sperimenta condotte protettive.

- Profonda revisione dei valori precedentemente accettati come ovvi: questo processo di messa in discussione dei valori viene etichettato come semplice ribellione da molti adulti (in realtà, il ragazzo si sforza di costruire una propria visione originale del mondo, attraverso la sperimentazione delle proprie capacità).

- Vulnerabilità psicologica, in quanto la personalità dell’adolescente è sottoposta a moltissimi stimoli, a cui a volte fa fatica a rispondere adeguatamente: in alcuni momenti il ragazzo è inebriato dalla sua forza interiore, altre volte prova un senso di inferiorità, inadeguatezza e impotenza, che può farlo sentire demoralizzato o depresso.

L’adolescenza rappresenta un momento di crisi e ambivalenza: il soggetto in questa fase vive diviso tra il contesto familiare (dal quale cerca l’emancipazione e del quale ha ancora bisogno) e i gruppi dei pari (all’interno dei quali si costruisce una vera e propria cultura adolescenziale, fatta di ideali coerenti ed assoluti che spesso portano l’individuo ad un rifiuto critico e ad un attacco nei confronti del mondo e delle strutture sociali adulte).

Per l'adolescente è molto importante che le sue iniziative e le sue condotte siano accolte positivamente dal modo esterno, in particolare dal gruppo dei coetanei o dagli adulti che sono diventati il suo nuovo punto di riferimento: se ciò non avviene, il ragazzo non si sente capito e accettato da coloro che per lui sono diventati così importanti.

L’adolescenza di un figlio, rappresenta un evento critico per tutta la famiglia: i genitori sono infatti costretti a riconsiderare la loro stessa adolescenza, gestirne gli aspetti irrisolti, conciliare operazioni di contenimento e di flessibilità nella ridefinizione dei confini generazionali (rinegoziazione reciproca delle distanze interpersonali che presuppone un ruolo attivo non solo dell’adolescente ma di tutti i componenti del sistema à adattamento che comporta relazioni più simmetriche).

L’età adulta

L’età adulta corrisponde a quella fase in cui la persona ha aggiunto la maturazione a livello biologico ed ha realizzato a livello sociale i seguenti traguardi:

  • Autonomia rispetto al nucleo familiare di origine
  • Autosufficienza rispetto al proprio sostentamento
  • Assunzione delle proprie responsabilità
  • Capacità di amare e accudire gli altri, costruendosi eventualmente un proprio nucleo familiare
  • Armonizzazione degli aspetti della propria personalità mettendosi in discussione
  • Percezione reale del mondo 

Anche se una persona ha raggiunto la fase adulta, possono manifestarsi nella sua personalità o possono convivere tra loro stati dell’io adulti e non adulti, per cui la persona può comportarsi responsabilmente in alcuni periodi ma non in altri.

Pertanto l’identità della persona adulta non è un’entità sempre coerente, ma un’entità dinamica all’interno della quale vi sono momenti di integrazione interna e periodi regressivi.     

L’età adulta è caratterizzata da eventi salienti come matrimoni, malattie, lutti, cambiamenti di lavoro ecc.. che provocano dei cambiamenti all’interno della personalità del soggetto: la capacità di affrontare i problemi, di adattarsi ai cambiamenti e di fronteggiare nuove realtà affonda le sue radici nell’infanzia e nell’adolescenza.  

La vecchiaia

Nella nostra società i limiti della vecchiaia si sono sempre più spostati in avanti (allungamento della vita, della vita professionale, dell’impegno nelle attività culturali o sportive): ciò con la conseguenza che oggi più di ieri, la vecchiaia può colpire l’individuo in modo inaspettato e traumatico.

La modalità con cui viene vissuta questa ultima fase della nostra vita, dipende molto da come sono state vissute tutte le altre precedenti e se quindi, vi è un maggiore stato di soddisfazione personale o meno rispetto ai propri desideri e obiettivi.

L’anziano possedendo una visione dall’alto della vita propria e altrui, potrebbe avere un ruolo guida per le nuove generazioni: tale ruolo è conservato nelle società tradizionali ma è scomparso nella nostra società in cui rimane solo un portatore di bisogni con cui relazionarsi attraverso un modello medico assistenziale.