Sembra, ormai, nel nostro sistema sociale, che la circolarità di un evento sia un concetto così vago che ogni fenomeno, qualunque sia, debba necessariamente essere percepito come la conseguenza di una rapporto lineare dove un accadimento è la diretta causa dell’evento che lo segue.colpa

Questo rapporto lineare, che è la risultante di una intuizione psicologica piuttosto ingenua, è ormai soppiantato dall’idea di una circolarità degli eventi dove un fenomeno che produce delle conseguenze né è da questo, a sua volta, influenzato.

E’ Il classico esempio di una moglie sempre arrabbiata perché il marito passa la maggior parte del tempo al pc (questo è quello a cui l’intuizione ingenua ci fa giungere) ma lo studio dei sistemi umani ed una più attenta osservazione circolare ci evidenzia che quel marito passa la maggior parte del tempo al pc perché è la moglie che è sempre arrabbiata, e più si arrabbia più spinge il marito a cercare di rilassarsi al pc ma che, a sua volta, induce ancor di più la moglie ad essere arrabbiata. Ecco come la circolarità di un evento può essere compresa contribuendo a fornire un maggior aiuto nel tentativo di risolverlo.

Prendiamo come ulteriore esempio quello in cui una coppia di fidanzati che si scioglie. Lei decide di allontanarsi perché ha perso interesse verso il proprio ragazzo e rompe, all’improvviso, ogni canale di comunicazione. Lui cerca spiegazioni e continua a cercare un contatto. Lei, stanca e decisa nel portare avanti la sua scelta, compie ogni manovra per evitare questo contatto. Lui più non ottiene spiegazione e, spinto dalla necessità di farsi una ragione, insiste nel tentativo di incontrarla.

La cosa via via diviene sempre più rigida fino a quando non si sfocia nell’insistenza patologica di lui e nella creazione di una paura in lei che si nasconde ancor di più. Ecco che la circolarità di un evento può aver dato origine, in questo caso, ad un fenomeno paragonabile allo stalking. Ma la nostra psicologia ingenua cosa vedrà in questa occasione?

Se il processo circolare, in ambito relazionale, può spiegare eventi che la psicologia ingenua attribuisce a semplici azioni lineari, anche in natura le cosiddette leggi del caso sono quasi sempre interpretate ingenuamente o, magari, volutamente per la necessità di un capro espiatorio, mediante il solito rapporto lineare causa effetto.

Soprattutto quando qualcuno muore che il nostro sistema attribuisce significati fittizi allo scopo di identificarne necessariamente delle cause per intervenire immediatamente con una punizione, oserei dire, esemplare.

Se una frana uccide degli escursionisti la prima reazione è quella di cercare i colpevoli tra gli esseri umani! Ci si scaglia, o ci si “vendica”, verso qualche innocente ignaro che avrebbe dovuto, a tutti i costi o, meglio, magicamente, non permettere il fenomeno. Non possiamo mica prendercela con la natura incontrollabile!?

In tal modo qualcuno deve necessariamente andare in galera! Siamo tutti più sollevati se la colpa è di qualcuno!

Senza assegnare delle responsabilità, seppure fittizie, ci troveremmo in una condizione di passività che non possiamo accettare ed ecco che attraverso una serie di attribuzioni arbitrarie di legami tra la morte e l’evento dobbiamo trovare un colpevole! Nella nostra cultura chiudere dietro le sbarre un necessario colpevole rappresenta un difesa verso la nostra debolezza nei confronti di ciò che non possiamo controllare.

L’attribuzione di una colpa ci da una profonda illusione di aver fatto qualcosa. Se un’alluvione distrugge interi raccolti, se un terremoto devasta una città, non si prende in considerazione che la natura può, casualmente, uccidere innocenti, ma se lo fa è perché qualcuno non ha avuto il genio di prevedere l’evento o non ha avuto quelle capacità ingegneristiche innovative che non hanno saputo far reggere un palazzo ad una scossa devastante di elevato magnitudo. Insomma nella nostra mente, per qualsiasi evento che possa accadere, relazionale o naturale, è sempre colpa di qualcuno!