In questi mesi abbiamo assistito ad un crescendo di eventi di cronaca molto inquietanti. I casi di Sarah Scazzi, Yara Gambirasio e per finire quello delle due gemelline Alessia e Livia.

Tutti episodi che hanno avuto una notevole rilevanza mediatica, finiti sui giornali e nelle case di molti italiani.

Ovviamente l'intento dell'attenzione mediatica non è solamente quello di riepire gli spazi ocn qualche notizia importante, clamorosa o sconvolgente. C'è anche un fine sociale che alcuni giornalisti fortunatamente non scordano. Per esempio quello di raccogliere informazioni sull'accaduto.

Nonostante ciò sono numerose le informazioni fasulle, inventate, che vengono fornite a seguito di trasmissioni televisive e articoli di giornale.

Chi sono queste persone che chiamano fornendo informazioni sbagliate, fuorviuanti? Informazioni che spesso acuiscono il dolore di chi ha subito l'evento traumatico, ostacolano o rallentano le indagini.

Il Prof. Giannantonio dell'università di Chieti fornisce due profili possibili della "mitomania".

Il primo è quello di una persona con un'infanzia difficile alle spalle, travagliata. Frustrante. Una persona che non ha ricevuto molte attenzioni e che, bloccata nello sviluppo psicologico, resta in una certa misura bambino. Una sorta di Peter Pan crudele, incurante del dolore che il suo comportamento potrebbe creare agli altri pur di ottenere quell'attenzione e quella importanza di cui tanto ha bisogno.

Il secondo tipo è quello di persone che empatizzano moltissimo con chi ha subito certe gravi perdite, persone che si immedesimano tanto da immaginare il dolore di chi sta soffrendo tantissimo e forniscono informazioni nel tentativo vano di ridurre l'intensità del dolore tanto temuto.

In entrambi i casi si ha a che fare con persone malate, che necessiterebbero di un'aiuto psicologico.

Fonte: http://www.iltempo.it/adnkronos/?q=YToxOntzOjEyOiJ4bWxfZmlsZW5hbWUiO3M6MjE6IkFETjIwMTEwMjE3MTgyMDQ1LnhtbCI7fQ==