Secondo la teoria neurofisiologica  basata sull’ipotesi delle “reti neurali” ci sarebbe, nel nostro cervello, un numero complesso di cellule adibite all’elaborazione ed associazione dei vari eventi che ci accadono. Ogni esperienza viene registrata, o rielaborata, da una serie di reti contemporaneamente. Nel momento in cui la quantità di informazioni aumenta, e per evitare che esse si sovrappongano, il cervello sente la necessità di fare pulizia. Questa pulizia avviene di notte facendo sì che gli eventi e/o i ricordi meno importanti vengano scartati lasciando spazio a nuove informazioni che avverranno con le esperienze del giorno dopo, al nostro risveglio. Secondo tale logica ciò che si vede la notte durante il sogno altro non è che la spazzatura che il cervello sta eliminando.

Ma come fanno ad assumere significati con la nostra vita emotiva se trattasi di immondizia neurale?

Provate ad immaginare un fotografo che effettua un servizio fotografico per un paese e fotografa tutto ciò che gli capita: gente, case, panorama e così via. Una volta tornato al suo studio effettua un lavoro di scarto eliminando quelle foto superflue e tutto ciò che non utilizzerà per il suo servizio. Esse verranno gettate nell’immondizia nella quale si mescoleranno in modo piuttosto casuale. Se riapriamo l’immondizia osserveremo delle associazioni altrettanto casuali e, spesso, bizzarre. Osserveremo una sequenza di immagini che non hanno, nella realtà, alcun legame tra di loro: un insieme di vie, personaggi e scene che si susseguono.

Se provassimo ad attribuire dei significati a quelle immagini, così casualmente concepite, e a dare loro una linearità narrativa, ci accorgeremmo che verrebbero fuori delle storie fantastiche, ma assolutamente lontane dalla realtà. Ciò che può accadere e che nella costruzione di queste storie la linearità e la coerenza della narrazione può essere influenzata dalle nostre sensazioni emotive, le nostre paure, credenze e/o aspettative. In pratica proietteremmo su di esse il nostro stato psicologico. Ciò che facciamo con gli scarti del nostro fotografo è quello che, in pratica, facciamo con le immagini scartate dal nostro cervello nei sogni. Essi non sono, quindi, messaggi dell’inconscio ma ricostruzioni che effettuiamo arbitrariamente da svegli.

Ecco perché chi fa un'analisi di stampo freudiano fa sogni con significati freudiani e chi effettua un'analisi junghiana fa sogni dal significato junghiano. (Questo, ovviamente, nulla toglie al potere suggestivo e, quindi, terapeutico che possa avere un lavoro analitico in tal senso, ma ciò non è argomento di questa trattazione)

Tornando a parlare di scarti della mente, l’esperienza clinica e la letteratura ci spingono a dire che anche i cosiddetti pensieri ossessivi non sono altro che scarti che il nostro cervello effettua. (In questa sezione ho già evidenziato il processo che porta alla costruzione di una ossessione http://www.medicitalia.it/a.devincentiis/news/895/La-trappola-delle-ossessioni)

Si tratta di ipotesi, sensazioni, riflessioni universali che ogni essere umano effettua, anche involontariamente. Pensieri di varia natura che possono essere aggressivi, sessuali, emotivi e così via. Riflessioni automatiche imposte anche dall’esterno (notizie, film, documentari) ma che possono avere ben poco a che fare con i nostri reali desideri. In tal caso il nostro cervello li immagazzina immediatamente nel cassetto dei pensieri inutili.

In pratica li getta nell’immondizia!

Ciò che accade, però, e che spinti dalla curiosità o dalla bizzarria di tali riflessioni, torniamo a guardare in questa immondizia e facciamo fantasie, proprio come nei sogni e, soprattutto,  come per gli scarti del nostro fotografo. L’ossessivo, in pratica, si lascia spaventare da ciò che il proprio cervello ha già eliminato e ritenuto non consono alla nostra  personalità. Ma la trappola sta nel non riuscire ad allontanarsi da questo cassetto delle cose inutili e inutilizzabili perché non riusciamo a tollerare di aver pensato a qualcosa di inaccettabile. Ma non siamo consapevoli del fatto  che nessuno può sottrarsi a questo processo automatico di elaborazioni e riflessioni e mettiamo, quindi, in atto tutta quella serie di soluzioni disfunzionali che mantengono sempre aperto quel cassetto che nella realtà contiene solamente l’immondizia che la nostra mente ha già catalogato come tale.

L’ossessivo, in pratica, effettua superflue lotte estenuanti (come qui descritto  http://www.medicitalia.it/a.devincentiis/news/3715/La-rimuginazione-ossessiva-Come-risolverla) 

per nascondere un’immondizia che già il cervello sa essere tale e che mai tirerà fuori per essere presa davvero in considerazione. Come già evidenziato nella precedente sezione http://www.medicitalia.it/blog/psicologia/4051-pensieri-ossessivi-possono-diventare-reali.html

Il rimuginatore ossessivo è, quindi, colui che se ne sta lì a contemplare con ansia e timori l’inutile spazzatura della sua mente.

 

Per un approfondimento

I segreti della mente non ansiosa, 2012. Ed. Libellula

http://www.amazon.it/segreti-della-mente-non-ansiosa/dp/8867350900

https://www.youtube.com/watch?v=Ui3yNBrLgs0

sui sogni

http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=100083