"L'unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nel vedere nuovi paesaggi,
ma nell'avere nuovi occhi"
Proust

Ci sono svariati modi di vivere un viaggio: c'è chi si approccia al nuovo continente con la mentalità fraudolenta del souvenir -oggetto che possa testimoniare per conoscenti ed amici, la loro presenza in quel luogo- chi invece, con curiosità ed estrema umiltà, desidera guardare la nuova terra con gli occhi di chi la abita, mangiare i loro cibi e vivere le loro emozioni ed i loro dolori.

Il viaggio, a seconda del momento storico in cui si effettua, rappresenta sempre un viaggio interiore: la ricerca di una nuova meta corrisponde quasi sempre alla ricerca di qualcosa dentro di se.

Il viaggio può essere inteso in senso fisico e metaforico/simbolico e non sempre i due aspetto sono disgiunti tra di loro.

Rientro da qualche giorno da un viaggio in Africa che mi ha obbligata a riflettere su molti aspetti della vita: dal rapporto con il tempo, alla scoperta della natura incontaminata con le sue risorse ed i suoi abitanti, fino all'osservazione di un popolo di uomini semplici, felici e soprattutto immuni da problematiche psicogene.

I bambini africani per esempio, hanno una luce negli occhi unica e contagiosa e sono la testimonianza di come la capacità di "vivere nel presente", senza falsi bisogni, possa garantire la strada verso la felicità.

Giocano per strada, si costruiscono i giochi adoperando la natura ed i suoi doni, mangiano quello di cui hanno necessariamente bisogno e solitamente non si ammalano di nulla.

È vero anche che muoiono per una febbre o per la malaria, ma non sanno cosa sia lo stress, la noia, le malattie neurovegetative, l'iperattività, l'ansia, i disturbi dell'umore ed il doc.

Le donne non sanno cosa sia l'infertilità o l'insonnia, ma conoscono bene il duro lavoro dei campi e delle miniere.

Il sorriso non li abbandona mai: dicono di avere l'acqua, la frutta, tutto sommato da vivere dignitosamente.

La religione gli cammina a fianco, diventando per loro elemento di speranza e di aggregazione.

Ho avuto la fortuna di incontrare una guida atipica, che mi ha mostrato questa terra- ormai un po' anche sua- facendola transitare dai suoi occhi e dal suo cuore.

Guardando lo sguardo di questi bambini mi sono sentita più felice anch'io; sprigionano una felicità contagiosa di chi vive ed assapora il presente, qualunque esso sia, senza essere inquinati da "falsi bisogni" e da aspettative irrealistiche di quello che verrà.

Il sorriso di chi sfida la vita con l'umiltà di conoscere il dolore e le intemperie, ma con la testa sempre alta di chi non chiede l'elemosina.

Nella loro terra vige il baratto, questi bambini donano ai turisti un mango o dello zenzero in cambio di una matita o di una maglietta dismessa dei nostri figli.

Brillano di una luce interiore unica, respirano a pieni polmoni, camminano scalzi anche per ore per recarsi a scuola- quelli che possono permetterselo- e sono sempre sorridenti ed ospitali.

Hanno un bene di lusso che a noi manca: il tempo.

Portano con loro un pezzetto di cielo.

C'è differenza tra il turista ed il viaggiatore nel percorso della nostra vita?

Se trasliamo la metafora del viaggio alla vita di tutti i giorni, possiamo notare come c'è una marcata differenza tra il turista ed il viaggiatore.

Il turista rimane periferico rispetto all'esperienza del viaggio, spesso trascorre il suo tempo all'interno di villaggi costosi all'insegna dell'all inclusive e conosce molto poco del luogo che decide di visitare.

Il viaggiatore invece, curioso e soprattutto interessato alla cultura locale, è disposto ad incontrare altri usi e costumi ed a dialogare con altri mondi, anche molto lontani dal suo.

La stessa differenza è applicabile al viaggio della vita: c'è chi decide di fare il turista in eterno, chi invece il viaggiatore.

Gli "altri popoli e le altre terre" sono metaforicamente tutte quelle persone che incontriamo nel cammino della vita: talvolta con un atteggiamento di calorosa accoglienza e di apertura mentale, talvolta con diffidenza e con sospetto, erigendo muraglie difensive e limitative.

E' molto difficile entrare in contatto con gli altri, offrire loro aiuto e comprensione, vivere all'insegna del "turismo dell'esistenza" è sicuramente più semplice e meno impegnativo.

Il "turista" vive la vita come se fosse una perenne vacanza, non si accorge di avere conoscenze superficiali, non si pone tanti interrogativi, non guarda mai in profondità ed è in uno stato di galleggiamento cronico.

Chi vive la propria vita all'insegna della superficialità- perché lo ha appreso in famiglia in assenza di modelli identificativi validi, per paura delle emozioni o per ignoranza- vive il proprio "viaggio" senza lasciare nė tracce significative di sé, né alcuna eredità d'affetti.

Il "viaggiatore" invece, è colui che con coraggio e coscienza, decide di vivere il proprio "viaggio" con pienezza emozionale, dialogando anche con le proprie paure e con i propri scheletri nell'armadio dell'anima.
È colui che decide di fare amicizia con le proprie ansie, di entrare nello sconosciuto che alberga in lui decidendo di provare un'esperienza, qualunque essa sia.

Soltanto decidendo di non fare il turista rispetto alla propria vita, si avrà il coraggio di abbracciare le proprie paure e di trovare in esse grandi tesori, delle vere e proprie terre inesplorate.

Il solo viaggio possibile, affascinante ed emozionante, è quello che facciamo all'interno del nostro mondo interiore.
Da se stessi, pur cambiando terra e partner, non si può fuggire mai.
Tutto quello che siamo lo portiamo con noi nei nostri viaggi, da turisti o viaggiatori della nostra vita.

Il viaggio attraverso i paesi del mondo, rappresenta per l’uomo sempre un "viaggio simbolico". Ovunque vada è la propria anima che sta cercando.
Chi ha scelto di fare il nostro mestiere, ha deciso di "viaggiare" nelle proprie ed altrui terre, per il resto della vita.