"Baciare, fare, dire" è il nuovo libro di Alberto Pellai, in libreria da ieri.

Di Alberto Pellai conosco attraverso i suoi lavori la grande passione per la professione medica e per la psicoterapia e in particolare per temi delicatissimi inerenti l'educazione sessuale e in particolare il tema dell'abuso sessuale e della prevenzione dell'abuso sessuale. Apprezzo moltissimo anche lo stile narrativo con il quale l'Autore sa arrivare al cuore del problema che ci racconta e a quello dei suoi lettori.

Ma non è dell'Autore che voglio parlare in questo post, quanto del suo ultimo libro "Baciare, fare, dire. Cose che ai maschi nessuno dice".

Pellai parte da una premessa che tutti conosciamo: i maschi non possono piangere e non è loro permesso mostrarsi deboli e vulnerabili, neppure nelle situazioni in cui davvero la loro incolumità viene minacciata. L'Autore attraverso esempi personali, eventi accaduti nella propria vita personale e professionale e con un linguaggio molto diretto ci porta al nocciolo del problema: la mancanza di una adeguata educazione sessuale per i maschi.

"Si nasce maschi, ma non tutti i maschi diventano uomini": con queste parole Pellai apre la sua riflessione insieme ai lettori. Che cosa impedisce a questi bambini e ragazzini di diventare uomini che mostrano rispetto per se stessi, per le ragazze, per l'amore, per le relazioni?

Il primo problema sembra venire proprio da ciò che noi adulti trasmettiamo o non trasmettiamo ai bambini e ragazzi di oggi che saranno poi gli uomini di domani: non siamo capaci di educare alle emozioni.

Un maschio non può piangere. Un vero uomo non piange mai. Un vero uomo non può permettersi il lusso di emozionarsi. Oggi un uomo non può emozionarsi ma può solo eccitarsi. Ecco, allora, che l'Autore ci porta con il suo racconto nell'inquietante mondo della pornografia, che oggi è a disposizione anche dei bambini e non solo dei preadolescenti e adolescenti.

Che cosa imparano dalla visione di immagini porno i ragazzi?

Imparano che la sessualità è proprio quella che vedono in quelle immagini, in quei video; imparano che non c'è nulla di emozionante, ma solo ad eccitarsi; imparano velocemente ad essere dipendenti, anche perché il loro cervello è a quell'età inzuppato di ormoni sessuali. Imparano, a dire il vero, anche un altra agghiacciante cosa che influenzerà per sempre la loro vita di relazione, e cioè che le ragazze sono uno strumento per eccitarsi e soddisfare le proprie pulsioni e non delle persone da amare e da proteggere e con le quali condividere la scoperta, l'intimità, l'attesa, l'amore.

I ragazzi oggi non sanno desiderare, sognare, immaginare, attendere. Hanno imparato velocemente a consumare, perché tutto è a portata di mano con tre clic. Anche il sesso.

Inoltre la sessualità corrisponde a quella della pornografia: ci sono dunque uomini sempre appagati, tutto fila sempre liscio, non c'è un cenno di imbarazzo, di inesperienza, di titubanza. Nella realtà questi ragazzi potranno imparare che c'è una abissale differenza tra fare sesso e fare l'amore, dove s'incontra l'altro e si è nudi con un'altra persona nuda insieme a noi? Imparano che possono permettersi di non essere perfetti, di non essere esperti, di essere emozionati? Imparano che le donne non sono gli oggetti di piacere che vedono nei film porno?

Connesso a tutto ciò c'è il tema del potere: un maschio deve avere potere ed esercitare il proprio potere sulle ragazze. Altrimenti è uno sfigato, un pappamolle, un perdente. Potere però non significa saggezza, ma prepotenza, calpestare l'altro per imporre se stessi quando si è deboli. 

Consiglio la lettura di questo piacevole libro ai lettori di Medicitalia, sia perché molto scorrevole e diretto, sia perché molti sono gli spunti di riflessione e mi pare evidente l'invito a non lasciare soli i preadolescenti di oggi perché sono loro che, grazie anche al nostro esempio e contributo, possono avere la possibilità di diventare veri uomini o semplicemente maschi.

 

"Quelli che chiamate uomini talvolta sono solo bambini alti"
(Geppi Cucciari)