La Terapia della famiglia è un pò la figliastra di buona parte della psicoterapia e della psicologia clinica: fra tutti gli interventi, è certamente quello meno conosciuto, meno cercato, meno considerato.

Mentre le richieste di iniziare percorsi individuali e di coppia si fanno sempre più numerose, in genere l'intervento sull'intero nucleo familiare viene proposto dallo psicoterapeuta dopo che gli sia pervenuta una domanda di aiuto di altro tipo.

Molti genitori mi contattano chiedendo di incontrare i loro problematici e ingestibili figli: bambini o adolescenti che si rifiutano di dormire nella loro camera e ostinatamente si infilano nel lettone di mamma e papà, o ragazzini oppositivi e ribelli, o con problemi somatici di origine ignota, o eccessivamente taciturni e isolati, eccetera, eccetera, eccetera.

Il problema, stando ai racconti dei genitori, è il figlio, loro non c'entrano, e il disagio espresso sembra un fulmine a ciel sereno in una famiglia che altrimenti sarebbe perfetta. E' solo incontrando tutti i membri che si viene a conoscenza delle continue e furiose liti di coppia in cui la prole è coinvolta, delle insoddisfazioni e delle mancate realizzazioni personali di cui si incolpa il partner, del disimpegno di sistemi in cui si ha la sensazione che nessuno conosca veramente l'altro o, al contrario, dell'eccessiva fusionalità tra i membri, dell'assenza di confini per cui non è proprio chiaro chi siano i genitori e chi siano i figli.

In realtà, le difficoltà di un figlio dovrebbero sempre indurre gli adulti a mettersi in discussione, dal punto di vista educativo e non solo, e ad assumersi le loro responsabilità. Ci sono giochi e dinamiche relazionali, regole e modalità di comunicazione che condizionano pesantemente il funzionamento di tutto il sistema, portando uno o più membri ad assumere comportamenti sintomatici o patologici per esprimere la sofferenza dell'intero gruppo. In tal senso, un figlio che si ammala agirebbe da portavoce o da capro espiatorio di un malessere che invece interessa tutti.  

I figli non si ammalano se vivono in una famiglia che funzioni come porto sicuro, come spazio in cui potersi ritrovare o rifugiare per poi partire alla volta di nuovi e lontani orizzonti. Questo è un esempio di famiglia felice, ma questa felicità è subordinata alla necessità di essere, prima di tutto, persone serene e partner soddisfatti. 

Molto spesso, infatti, l'essere uomo o donna e l'essere coppia sono scavalcati e messi da parte per "fare famiglia" (che è diverso dall'essere famiglia), per conformismo o per una serie di condizionamenti (interni o esterni) assorbiti a partire dall'infanzia. Il risultato è che ci si arriva al matrimonio spesso impreparati, senza aver raggiunto una propria autonomia e una personale crescita.

Quando incontro dei genitori spaventati dalla problematicità del figlio e prospetto loro la necessità di intervenire sull'intero nucleo familiare, emergono in maniera chiara tutte le resistenze rispetto ad un percorso che li vedrebbe come protagonisti, piuttosto che come semplici "spettatori": non hanno tempo, non rappresentano loro il problema, sono delle brave persone, ecc. In fondo, loro chiedono semplicemente che qualcuno guarisca il loro bambino...che è come chiedere che si intervenga su una piantina inaridita e avvizzita sapendo che poi sarà di nuovo conficcata in un terreno sterile e improduttivo.

Non bisogna, tuttavia, disperare: la famiglia che ha fatto ammalare un suo membro è la stessa che può aiutarlo a guarire, ma affinchè ciò avvenga è importante intervenire per modificare il funzionamento del sistema e per far emergere quelle risorse che, finora, la conflittualità e le tensioni in circolo hanno lasciato in ombra. La terapia familiare sistemico-relazionale è il trattamento d'elezione per introdurre un cambiamento significativo nelle dinamiche relazionali e comunicative disfunzionali.

 

Come scrive Minuchin, <<portare l'intera famiglia in terapia è come accendere la luce in una stanza buia: alcune cose appaiono improvvisamente evidenti. Si riesce a capire non solo come tutti i membri della famiglia contribuiscano a perpetuare i problemi di un bambino o di un adolescente, ma anche come sia possibile collaborare per risolverli>>.