"Specchio specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?"immagine e bellezza
Con questa esclamazione la matrigna di Biancaneve chiedeva continue conferme allo specchio magico sulla sua immutata bellezza ed eterna gioventù.
Frase simbolica - ormai facente parte dei più svariati luoghi comuni sulla bellezza - fa trasparire fragilità, paura del confronto e soprattutto paura del tempo che passa.
L'immagine allo specchio non sempre rimanda sensazioni gradevoli e spesso non combacia con l'immagine interiorizzata di ognuno di noi.
Il rapporto con lo specchio varia, tra l'altro, in funzione dell'età e delle stagioni della vita.

La bambina, solitamente, gioca ad interpretare "la più bella del reame" agghindandosi con monili e con corone, incarnando talvolta il ruolo della principessa della sua fiaba preferita, altre volte emulando la leadership di una cantante famosa o una diva della tv.
Il vissuto delle nostre piccole allo specchio è essenzialmente piacevole, connotato da note di allegria e di estremo divertimento.

Da adolescente il rapporto con lo specchio invece, diventa ambivalente e conflittuale: la ragazzina si guarda e spesso non si accetta - vedendosi troppo grassa o troppo magra, troppo alta o troppo bassa, con i brufoli o con la cellulite - e si instaura una discrepanza tra l'immagine interna o idealizzata di se e quella rimandata dallo specchio, decisamente poco clemente e poco compiacente.

L'adolescenza è la stagione della vita - talvolta - compromessa dal bullismo, dal bisogno di omologazione e di forzata appartenenza al gruppo dei pari, scandita da acquisti di costosissimi iPhone da mostrare come status symbol e caratterizzata da possibili disturbi del comportamento oro-alimentare.
Superate le turbolenze ormonali ed adolescenziali, l'uomo/donna intorno ai trenta/quaranta anni dovrebbe avere superato la fase del perfezionismo estetico ed essersi già rappacificato con la propria immagine allo specchio, ma - come spesso accade ai nostri pazienti - la reale "pace" con l'immagine interna non sempre avviene del tutto e, soprattutto, non sempre è durevole nel tempo.

Segue l'eta matura.

La stagione della vita caratterizzata dai capelli brizzolati non corrisponde di certo all'età della rottamazione, né della vecchiaia conclamata.

Livia Ravera, scrittrice anticonformista e per nulla disposta ad accettare il tempo che passa, nonostante i suoi ben portati sessantaquattro anni, ha scritto: "Gli scaduti" Bompiani editore, un ennesimo successo editoriale.

In questo suo ultimo libro l'autrice pone l'accento sulle donne over sessanta felici ed appagate, senza sentirsi obbligate a rincorrere immagini stereotipate di donne forzatamente giovani - e soprattutto - tutte uguali.
Un altro libro sull'argomento è "Come invecchiare senza diventare vecchi" del gerontologo Rudi Westendorp
Dando uno sguardo al passato possiamo notare come la vita umana è sempre stata suddivisa in tre fasi: giovinezza, età adulta e vecchiaia, scandite da tappe simboliche, lavorative ed affettive, da un lento declino della fisicità, delle arti amatorie e di conseguenza dell'immagine allo specchio.

Oggi l'aumento della vita media ed il miglioramento della qualità di vita - con un'attenzione massima al concetto di benessere, di promozione di salute psico-fisica, oltre che di prevenzione delle malattie - la vecchiaia spaventa di meno e stiamo assistendo alla creazione di una nuova fase della vita (dai 55 ai 65 anni) che sta a metà strada tra la vita adulta e la vecchiaia: l'età ritrovata.

Il pensionamento ormai non esiste più, i matrimoni sono spesso a termine ed invitano a ricominciare ed a investire nonostante - e grazie - all'età, tutto sembra avere un inizio ed una fine e come la primavera tutto può contenere in se un seme capace di germogliare, se messo in condizioni ambientali, relazionali e psichiche adeguate.
"Gli insulti del tempo sul viso", come scriveva De Andrè, non sono sicuramente dalla facile gestione ed accettazione, ma esiste un giardino che è sempre fiorito, capace di diventare sempre più ricco e profumato che il tempo questa volta non usura ma bensì arricchisce: l'interiorità.


"L' adolescenza e la vecchiaia sono due stagioni della vita dai contorni indefiniti: una non sai bene quando finisce - per molti non termina mai - l'altra quando comincia".

http://www.ilfaroonline.it/2015/04/03/montalto/cultura-lidia-ravera-e-la-rivoluzione-degli-scaduti-52833.html