Recentemente mi è capitato di seguire una coppia con problemi di conflitto in famiglia - che chiameremo Clara e Massimo.

La signora aveva accettato una psicoterapia personale con l'obiettivo di ricostruire il rapporto tra il marito e i propri genitori attraverso un riposizionamento di lei tra le parti in conflitto.

L'aspetto più cocente del problema era l'ostinazione del marito a mantenere un atteggiamento di rigidità a proposito dei suoi cattivi rapporti con i suoceri dai quali si sentiva non rispettato e addirittura vessato.

Talvolta Massimo veniva chiamato in seduta. Attraverso questi incontri ho scoperto l'aspetto narcisitico che contraddistingue l'uomo.

La coppia ha un figlio appena nato e l'uomo teme che i nonni possano metterlo contro di lui. Perciò non vuole che li frequenti. La moglie che lavora presso l'azienda dei propri genitori dovrebbe spiegare loro il motivo del fatto che non gli porta il nipotino da assistere durante il suo lavoro. Di questo ne soffre e accumula frustrazioni nel tentativo di fare da "cuscinetto" tra il marito e la propria madre.

A dire della signora, sua madre ha esercitato un potere esagerato su di lei per il passato e adesso ha compreso che deve difendere la sua nuova famiglia dagli assalti sprezzanti e irriguardosi della madre.

Il compito è particolarmente difficile per cui si sono rivolti a me per un aiuto.

In verità i propositi del marito, Massimo, sarebbero quelli di "convincere" la moglie ad accettare che il figlio stia lontano dalla propria madre nonostante lei frequenti tutti i giorni i propri genitori.

Nelle sedute individuali la signora ha manifestato senso pratico e buone doti di apprendimento. Inoltre si affida al mio aiuto ed è particolarmente brava ad esaminare i suoi stati d'animo. Dal canto suo il marito sembra molto legato alla moglie ma teme, forse in modo eccessivo, di perdere l'affetto del figlio se continuasse a frequentare la nonna che per lui è il diavolo in persona. Di questo sua moglie gliene da atto. Ma gli confida anche la difficoltà che ha a superare i sensi di colpa verso sua madre.

Ho deciso di riferire questo caso per mettere qui in evidenza l'aspetto della personalità dell'uomo.

Egli desidera che la moglie accetti che il figlio frequenti solo raramente la nonna nonostante lei stia tutti i giorni con loro; che impari a non subire le insinuazioni e le accuse che la suocera infligge al genero senza alcuna motivazione se non quella di una scontentezza per il suo lavoro di impiegato e soprattutto che non si sottomette a lei ma le sta quanto più lontano.

Da parte sua Massimo rifiuta ogni tentativo di riappacificazione, anzi, solo ad accennarne si infervorisce, e riferisce dei cinque anni che ha dovuto subire le umiliazioni di questa suocera scontenta di lui.

Come in tutte le relazioni, la comunicazione è fondamentale.

Massimo si esprime con una ottima capacità linguistica. Definisce I suoceri con particolari dettagli descrivendoli con minuzie di termini in molti aspetti della loro personalità. Sa di possedere questa qualità e ne fa sfoggio sovente. Alla fine delle sue espressioni sembra inorgoglito delle sue capacità a tratti se ne compiace nascostamente.

Per quanto possano risultare fini le sue competenze espressive, riflessive e metacognitive tanto grossolane appaiono le sue competenze emotive ed affettive sul piano simbolico e relazionale.

Si definisce “rigido” su alcuni valori che ritiene “non negoziabili”. Questi sono la difesa della sua dignità personale (leggi orgoglio) e la bontà associata alla spontaneità, alla naturalezza e al definirsi "disinteressato" nei confronti del denaro e della competizione, ma che nell'amicizia, nell'amore e nei sentimenti in generale, dà tutto. Come afferma nel caso della moglie e del figlio che "vengono prima di ogni altra cosa".

Massimo ha delle convinzioni delle quali è orgoglioso. Una di queste è che quando decide qualcosa contro qualcuno, sia pure un fratello o una suocera, quando questo qualcuno sbaglia nei suoi confronti mostrandosi irriguardoso e sensa rispetto, lui taglia i ponti, rompe definitivamente, una condanna senza appello, chiuso, basta, per sempre.

Quando afferma ciò se ne mostra convinto e si compiace che questi valori fanno parte della famiglia dalla quale lui li ha ereditati. Nel loro ambiente sono rispettati per questo.

Questa rigidità sulle decisioni prese nei rapporti e nelle relazioni connota l'atteggiamento di Massimo che appare perciò vulnerabile alla critica e con qualche problema di autostima proprio quando sembra impaurito di fronte alle aggressioni di qualcuno. Sembra in difficoltà quando deve mediare nelle contrappossizioni, ha difficoltà ad essere possibilista, non accetta facilmente la sconfitta immaginandola distruttiva e irreversibile.
Quando subisce un'aggressione verbale sotto forma di provocazione, sminuizione della sua persona e del suo potere, derisione o affronto, si tricera e alza barriere, spesso evita andando via o non facendosi trovare. Comunque, preferisce non affrontare quando la prova riguarda mettere in campo competenze relazionali dal punto di vista della forza emotiva. Secondo le categorie della teoria dell'attaccamento Massimo potrebbe collocarsi nella tipologia di attaccamento "insicuro evitante" in quanto ne manifesta gran parte delle caratteristiche.

Quello, però che più ci interessa in questo momento è definire le possibilità di spingere, coinvolgere o convincere Massimo ad adottare qualche forma autoprotettiva per acquisire più sicurezza in sè per quanto riguarda la gestione delle sue risorse residue, alla competenze, cioè, a gestire la sua paura di perdersi allorquando qualcuno minaccia la sua autostima.

C'è bisogno in primo luogo che Massimo prenda coscienza delle sue diminuzio, delle sue mancanze o vulnerabilità.

E' un lavoro arduo per me ma l'ho preso a cuore. Per questo mi sono prodotto in una innumerevole serie di esempi, metafore, racconti, casi clinici ed esperienze personali nelle due ore in cui è durato il nostro colloquio. Approfitto anche della reciproca simpatia su cui faccio leva. Seguo i mutamenti espressivi, la mimica rivelatrice, i passi falsi e tutto quanto mi riporta a qualche vantaggio. Mi faccio forza affidandomi anche al principio che i narcisisti (poichè tale ho definito Massimo) hanno una particolare sensibilità al complimento ma anche alla rispondenza sul piano della naturalezza e spontaneità del rapporto, al rigore quanto alla coerenza e alla fiducia e alla schiettezza della comunicazione.
Sono convinto che, sebbene Massimo abbia osteggiato e contraddetto ogni mia asserzione o valutazione su di lui, molto di quello che è circolato tra di noi, soprattutto per l'onestà e spontaneità con cui è stato trasmesso, abbiano colto nel segno, sia stato cioè un “buon incontro” portatore di sensate riflessioni per lui.

L'obiettivo appena accennato l'ho posto quale elemento di valutazione. Sarà lui stesso a disporre come vuole di una nuova possibilità di cambiamento.