Il termine MASTURBAZIONE non è corretto quando si parla di bambini: è una forma di gratificazione che i bimbi compiono in genere dai cinque anni di età. Essi si strofinano il pube, con le mani o su una superficie, ma non corrisponde all’autoerotismo degli adulti.

Per i bambini, è un modo per scoprire il proprio corpo, per acquisire padronanza delle zone più sensibili, e molte volte usano questo sistema per consolarsi nei momenti di stanchezza, di noia e quando si devono addormentare. In alcuni casi l’autostimolazione può presentarsi prima dei cinque o sei anni, ma è assolutamente normale che avvenga. A questa età il bimbo trova gratificante giocare con tutto il corpo, non solo con i genitali: tutto il corpo infantile ha un’alta intensità erogena! Da adulti si perde questa capacità e il piacere erotico si concentra esclusivamente nella zona genitale.

Solitamente non si parla di autoerotismo infantile, poiché solitamente viene praticata nel lettino, di notte. Quando il bambino, però, si tocca in pubblico, i genitori iniziano a parlarne, e molto spesso non sanno come comportarsi.

Alcuni lo fanno in pubblico, perché dal punto di vista psicoevolutivo non hanno ancora introiettato le regole sociali, quindi è compito dei genitori trasmetterle.

E’ necessario stabilire una regola, facendo capire al bambino che può tranquillamente toccarsi in camera, in un contesto di totale privacy.

E’ importante sottolineare che un atteggiamento colpevolizzante o aggressivo non è corretto, e si rischia di inviare un messaggio di disapprovazione al bimbo. I genitori devono accettare la situazione senza irrigidirsi su posizioni punitive: l’errore più comune, anche se facilmente comprensibile, è quello di impedire al bambino l’autoerotismo, ma questo atteggiamento può condurre a inibizioni sessuali in età adolescenziale e adulta. Inoltre, è fondamentale aumentare le coccole al proprio figlio, per una maggiore dimostrazione d’affetto.

Se il bambino continua a toccarsi in pubblico, ad esempio a scuola, potrebbe essere utile rivolgersi a uno psicopedagogista. Di solito, inizialmente, non serve intervenire sul bambino, ma è sufficiente affrontare l’argomento con i genitori, aiutandoli a gestire la situazione e consigliandoli su come comportarsi. Solitamente, il problema viene superato, senza vedere il bambino.

Nei casi in cui l’approccio psicopedagogico con i genitori non sia sufficiente, è importante rivolgersi ad uno Psicologo dell’età evolutiva, che prenderà in carico direttamente il minore, e somministrerà dove necessario, anche dei reattivi psicodiagnostici, per valutare l’approccio terapeutico più adatto e per escludere altri disturbi comportamentali.