Il "figlio riparatore" è un'usanza assai diffusa tra le coppie in crisi, ingenuamente convinte che l'arrivo di un bebè possa salvare un matrimonio alla deriva. Una tentazione che, a volte, esplode con maggiore forza sul finir dell'estate, quando il trascorrere più tempo insieme esaspera la conflittualità già presente e alimenta il malcontento, le insoddisfazioni e la ricerca di un espediente salva-coppia.

Relazioni monotone, dove l'idillio di un tempo è solo un nostalgico ricordo e nulla sembra poter restituire ai partner il vigore e gli entusiasmi di una volta. Quello che prima era vissuto come un amore da favola adesso sembra una storia da incubo dove si convive quotidianamente con la noia, con l'insoddisfazione e con la monotonia. 

Oppure, relazioni litigiose, a volte anche violente, dove è possibile avvicinare l'altro solo con lo scontro, con l'insulto, con l'offesa, con il giudizio, dove le promesse di moderazione falliscono miseramente di fronte alle (presunte) successive provocazioni dell'altro.

Ci sono coppie che neanche prendono in considerazione l'idea che separarsi potrebbe essere la soluzione migliore per entrambi, o altre che "riflettono", tra periodi di prova da single, consulenze legali e improvvisi ritorni di fiamma, sempre sul punto di prendere la decisione senza però mai decidersi veramente, in un senso o nell'altro.

 

Quando così stanno le cose, in che modo è possibile cercare di salvare un matrimonio?

"Perchè non facciamo un figlio?"

Non è certo una manifestazione o una promessa d'amore; al contrario, pensare di mettere al mondo un bebè in un momento particolarmente critico per la vita di una coppia, quando l'unica alternativa sembra essere prendere strade differenti, nasconde il tentativo assai maldestro di mantenere in piedi una relazione che altrimenti andrebbe a rotoli, oltre alla immaturità e alla scarsa consapevolezza di chi crede che un neonato porti solo gioie e allegria, trascurando il peso dell'impegno e delle responsabilità che invece comporta. Un figlio come appiglio, come collante, come stampella, come salvagente, che nasce già con il pesante compito di dover tenere uniti i genitori. E all'inizio può anche andare così: quel batuffolo tutto rosa può avere realmente l'effetto di distrarre gli adulti dalle loro discordie, di tenerli uniti, di far entrare in casa una ventata di aria buona...ma l'incantesimo dura poco.

Si pensi che la nascita del primo figlio rappresenta un momento particolarmente critico e difficile anche per le coppie più affiatate e solide, figuriamoci per le altre! L'arrivo di un terzo, infatti, scombussola gli equilibri precedentemente raggiunti e attira su di sè le attenzioni di tutti, aumentando la mole di lavoro e di responsabilità. La mamma, poi, inevitabilmente inizierà a dedicarsi sempre meno al partner, che potrà sentirsi escluso o tradito, non più al primo posto per lei. Per non parlare poi della suddivisione non sempre equa dei compiti e dei disaccordi sul come allevarlo, crescerlo, educarlo...

Dunque, fare un figlio per salvare il matrimonio non è proprio come decidere di ritrovare l'intimità perduta attraverso una romantica vacanza in un posto esotico e non rappresenta mai la soluzione vincente al problema; al contrario, pur concedendo una breve tregua nei primissimi momenti, tende poi ad amplificare i dissapori e ad aggravarli, a scapito della serenità di tutti, specie del bambino che si troverà a crescere in un'atmosfera tesa e conflittuale.

 

Come salvare un matrimonio senza ricorrere ad un figlio riparatore?

La dinamica sottostante è chiara: poichè non si riesce a risolvere il problema dall'interno, si cerca una soluzione all'esterno, in questo caso in un bambino. Si tratta di un comportamento, questo, abbastanza comune nelle coppie, anche se si presenta in varie forme (ad esempio, il ruolo del terzo riparatore che ha la funzione di allontanare dallla mente le difficoltà matrimoniali senza tuttavia risolverle può essere svolto anche da un amante), e prende il nome di triangolazione: non si cerca veramente la soluzione al problema, ma qualcosa che distragga da esso e che consenta di allentare la tensione in circolo. 

In questi casi, l'unico terzo che può intervenire per aiutare i coniugi ritrovarsi e a rilanciare il rapporto su basi nuove è uno psicoterapeuta della coppia, che mediante un percorso può aiutare i partner a divenire via via più consapevoli degli abituali schemi di comportamento e di relazione e a lavorare insieme per imparare ad essere coppia.
Trasformando quello che prima era un campo di battaglia in un porto sicuro sarà possibile inoltre creare quello spazio di amore e di cura dove un figlio possa essere pensato come desiderio, come naturale evoluzione di una coppia che cresce e non come tentativo per uscire dalla crisi.