"Amarsi e rimanere insieme tutta la vita. Un tempo, qualche generazione fa, non solo era possibile, ma era la norma. Oggi, invece, è diventato una rarità, una scelta invidiabile o folle, a seconda dei punti di vista"

Zygmunt Baumann

Se oggi facciamo esperienza che basta un clic per "disconnettersi" o diventare "offline", pensare di uscire dalla vita di una persona altrettanto velocemente è pura illusione. Chiudere una storia d'amore e soprattutto un matrimonio non richiede tempi brevi, piuttosto un vero e proprio percorso che permetta di elaborare interiormente quanto è accaduto e di ristrutturare le proprie relazioni familiari e non solo. Il processo di separazione può dirsi concluso positivamente quando entrambi i partner hanno accettato la separazione, hanno preso consapevolezza dei motivi reali che l'hanno determinata e si rendono conto di quanto hanno contribuito a provocare il fallimento coniugale.

Il cammino prima di arrivare a tale meta è lungo e secondo il sociologo Bohannan attraversa 7 stadi: dal divorzio emotivo, in cui oscillando tra momenti di aggressività e riappacificazione la coppia arriva ad un point of no-return e decide definitivamente di separarsi, fino al divorzio psichico, in cui ciascuno ritrova la propria progettualità individuale, la fiducia nelle proprie capacità senza più contare sulla presenza dell'altro. In mezzo a questi due momenti c'è la fase del divorzio legale, economico, genitoriale e dalla comunità con tutti i possibili intoppi.

E' la difficoltà di superare questi stadi a produrre una situazione di malessere psicologico che può esprimersi in diversi modi: depressione, senso di fallimento, blocco relazionale o in una cronicizzazione del conflitto legale, spesso tirando in mezzo eventuali figli.

Il conflitto è anche esso un legame che soddisfa bisogni profondi che la separazione fisica non può colmare, si parla di una sorta di “necessità” del conflitto che sembra emergere in particolari momenti delle fasi della separazione nella famiglia, come ad esempio la richiesta di divorzio, nuove nascite o crisi depressive di uno dei due coniugi.

Le coppie arrivano in terapia spesso durante quel tipico png pong che precede la decisione di lasciarsi e frequentemente a chiedere l'intervento di uno psicoterapeuta è colui o colei che si oppone alla seperazione. Il lavoro con coppie separate o in via di separazione è quello di aiutarle a superare un momento di crisi o, paradossalmente, a separarsi "bene", realizzando il cosiddetto divorzio psichico lavorando sul dolore, la perdita di fiducia, la rabbia, l’incomprensione.

L'obiettivo è aiutarli a continuare ad essere genitori ed esercitare ugualmente la funzione genitoriale in presenza di figli, ridefinire i legami con la famiglia estesa dell’ex coniuge ma anche con la propria famiglia di origine per evitare di rimanere inglobati, recuperare una propria progettualità individuale. In sintesi potersi salutare con la consapevolezza di aver preso qualcosa dall'altro e ringraziarlo per questo e con l'accettazione delle reciproche responsabilità nella fine del rapporto. Solo chi si sa separare può legarsi in modo sano e riprendere la propria vita affettiva coltivando nuovi legami.