Tra gli adolescenti sono sicuramente più frequenti, ma sono presenti anche negli adulti, soprattutto tra le donne: stiamo parlando dei Disturbi del comportamento alimentare.

Il disturbo più conosciuto è l’ANORESSIA, che porta a ridurre l’apporto di calorie e sostanze nutritive in modo drastico, fino a privare l’organismo di quanto necessario per sopravvivere. La BULIMIA, invece, spinge la persona a mangiare una quantità eccessiva di cibo (si parla di “abbuffate”).

La maggior parte dei disturbi alimentari, però, non è diagnosticata e in molti casi, passa inosservata anche da coloro che vivono vicino al paziente.

La perdita del controllo alimentare può colpire a tutte le età. Il soggetto che ne soffre avverte una fame incontrollabile, che cerca di soddisfare mangiando quantità abnormi di dolci e biscotti, finendo in pochi minuti intere scatole. Queste abbuffate solitamente avvengono in solitudine: non scambiamole, però, per golosità! La persona golosa apprezza il cibo, lo gusta, lo assapora con una certa lentezza e vive il pasto con soddisfazione; la persona bulimica, al contrario, non sente quasi il sapore, mangia voracemente qualunque cosa e in breve tempo, e vive la perdita di controllo alimentare con un senso di vergogna e con riduzione dell’autostima.

Spesso la persona cerca di riempire con il cibo, un vuoto esistenziale: questo è un segnale di forte disagio psicologico, che è opportuno approfondire con uno Psicologo.

Per quanto riguarda l’anoressia, essa può presentarsi in forme moderate che possono evolversi in una patologia più grave. Gli adolescenti vivono una fase in cui aleggia l’insoddisfazione del proprio corpo, soprattutto se ci si mette a confronto con immagini ideali. Le ragazze non si vedono abbastanza magre, i ragazzi non abbastanza forti. Non è facile, però, distinguere tra anoressia e preoccupazione per la salute: una persona che evita ad esempio i grassi saturi o i carboidrati, è attenta alla propria salute o ha un disturbo alimentare?

Tra gli adulti l’anoressia è più rara, ma esistono molte forme di ORTORESSIA, cioè persone che sviluppano comportamenti ossessivi nei confronti dell’alimentazione, con aspettative salutistiche estreme.

E’ molto difficile che la persona che soffre di questi disturbi richieda un supporto: lo stimolo a intervenire arriva quasi sempre da un familiare o da un medico. Un genitore o un partner attenti infatti, possono cogliere un rapporto con il cibo vissuto come un pericolo, o la percezione errata della propria forma fisica (i soggetti anoressici si vedono grassi, anche se sono normopeso); anche un medico può sospettare qualcosa se ci sono modificazioni del peso repentine, inappetenza, alterazioni dello smalto dentale o segni nel palato, dovuti al vomito autoindotto (tipico nelle persone bulimiche).

Nei casi più seri, in modo particolare di anoressia, è necessario un ricovero, e la maggior parte delle volte la terapia è multidisciplinare: Medici esperti in nutrizione lavorano accanto a Dietiste e Psicologi, offrendo un percorso di sostegno psicologico. Può essere utile anche un intervento di educazione alla salute e alimentare, perché spesso il disturbo psicologico cresce su un substrato di informazioni errate sull’alimentazione.