omosessuale

L’omosessualità non è una patologia

Nel 1973 l’American Psychiatric Association ha pubblicato una dichiarazione su omosessualità e diritti civili: “Considerando che l’omosessualità di per sé non implica alcuna compromissione nella capacità di giudizio, nella stabilità, nell’affidabilità e nelle comuni competenze sociali o professionali, l’American Psychiatric Association deplora ogni tipo di discriminazione pubblica o privata che può essere perpetrata ai danni degli omosessuali in vari ambiti, come il lavoro, l’alloggio, l’assegnazione di unità abitative popolari o la concessione delle licenze e dichiara che gli omosessuali non dovrebbero essere tenuti a dimostrare più degli altri le capacità di giudizio, le competenze o l’affidabilità.

Inoltre, l’American Psychiatric Association sostiene e incoraggia la promulgazione di leggi sui diritti civili a livello locale, statale e federale, affinché si estendano anche ai cittadini omosessuali la tutela e il rispetto attualmente garantiti alle altre persone in base alla razza, alla religione, al colore della pelle ecc.

 L’American Psychiatric Association sostiene e incoraggia l’abrogazione di tutte le leggi discriminatorie dirette contro i rapporti omosessuali tra adulti consenzienti in privato. “

Pertanto le cosiddette “terapie riparative” o “terapie di conversione”, costituiscono una sedicente forma di psicoterapia volta a “cambiare” l’orientamento da “omosessuale” a “eterosessuale”, partendo dal pregiudizio che l’omosessualità sia una patologia e che l’eterosessualità sia la “meta naturale” dello sviluppo psicosessuale. Tali interventi si basano su premesse ideologico-religiose e non clinico-scientifiche. Come dimostrato dagli studi empirici, non solo non ottengono il risultato voluto, ma possono causare gravi danni all’individuo. Pertanto queste “terapie” sono state bandite dalle più autorevoli organizzazioni internazionali per la salute mentale.

Tuttavia l’omosessualità rappresenta tuttora un delicato “banco di prova” sia a livello di relazioni familiari sia dal punto di vista dell’integrazione sociale che inevitabilmente impatta sul benessere della persona.

Inizialmente le ricerche che hanno cercato di analizzare l’omosessualità e le relazioni tra partner dello stesso sesso hanno privilegiato la dimensione individuale. L’ipotesi di partenza era che anche le famiglie omosessuali si potevano rintracciare i ruoli di genere all’interno della coppia, attribuendo a un partner il ruolo maschile e all’altro il ruolo femminile.

Se inizialmente questa suddivisione ha facilitato le coppie omosessuali nell’instaurare i rapporti interpersonali e con il mondo esterno, oggi sembra piuttosto superata.

 In seguito le ricerche hanno evidenziato che non è così frequente nelle coppie una divisione dei ruoli così chiara e definita poiché gli omosessuali rifiutano questo rigida strutturazione della relazione.

Ci sono dei principi che regolano i rapporti delle coppie omosessuali?

Diversi Autori hanno studiato il modo in cui le famiglie omosessuali gestiscono il denaro, prendono le decisioni, affrontano i conflitti, notando come le crisi di coppia possano scaturire dalle difficoltà incontrate nella negoziazione dei ruoli in assenza di un riferimento a “copioni” comportamentali che si sono sviluppati nel corso del tempo. Infatti, in alcune coppie entrambi i partner possono occuparsi degli stessi compiti in modo paritario (ma raramente avviene), in altre vi è una suddivisione che può essere concordata, in altre ancora si segue ora l’uno ora l’altro modello. In questo modo nella dialettica delle aspettative reciproche si creano frustrazioni che a loro volta generano incomprensioni.

La comunicazione tra i partner, non è influenzata tanto dal genere o dall’orientamento sessuale, quanto dalla rispettive posizioni di potere tra i membri della coppia. Sembra, dunque, che sia la disparità di potere all’interno della coppia a regolare i rapporti tra partner e i fattori che incidono sulla strutturazione del potere di coppia sono connessi alle risorse personali e con la definizione degli affetti all’interno della coppia stessa.

Ogni coppia è diversa dalle altre ed è differente anche da se stessa dopo un qualche tempo di vita in comune e questo vale anche nel caso della coppia omosessuale. Proprio nella terapia con coppie omosessuali, si osserva frequentemente un altro aspetto problematico della vita di relazione, cioè la mancanza di chiarezza nel definirsi come coppia a se stessi e agli altri, aspetto giustificato solo in parte dalle ragioni relative alla stigmatizzazione dell’omosessualità e alla mancanza di un riscontro sociale, di un quadro legale o di un contesto normativo di riferimento, quanto piuttosto a difficoltà personali legate soprattutto alla propria omofobia interiorizzata.

L’Omofobia interiorizzata riguarda l’insieme di sentimenti e atteggiamenti negativi (dal disagio al disprezzo) che una persona prova (più o meno consapevolmente) riguardo alla propria omosessualità.

 Le caratteristiche associate all’omofobia interiorizzata sono una scarsa accettazione e stima di sé, che può raggiungere la forma dell’odio di sé, sentimenti d’incertezza, inferiorità e vergogna, incapacità di comunicare agli altri il proprio orientamento, convinzione di essere rifiutati a causa della propria omosessualità, identificazione con gli stereotipi denigratori.

Va comunque evidenziato che l’esperienza di coppia degli omosessuali debba essere compresa alla luce delle pressioni che accompagnano lo status di minoranza e di categoria stigmatizzata.

Le coppie omosessuali, come le coppie eterosessuali, possono affrontare un periodo di crisi o di difficoltà per ragioni varie derivanti la relazione di coppia o per motivi connessi al proprio essere “coppia diversa”.

 Nella quotidianità può capitare che le coppie omosessuali si trovino ad avere delle difficoltà in più rispetto alle coppie eterosessuali, disagi nati da una dimensione esistenziale faticosa che le costringe a vivere in modo difficoltoso proprio in quanto “coppie diverse” che si muovono in un contesto ostile e poco disponibile, nonostante i notevoli passaggi evolutivi avvenuti sul piano culturale e sociale.

Non si può negare però il fatto che siano ancora molti i pregiudizi e gli stereotipi, che tendono a minimizzare e sia i conflitti che una persona attraversa quando decide di riflettere sulla propria identità di genere, magari agevolando l’outing, ovvero il faticoso processo di “emersione” della identità omosessuale, sia le problematiche che si trova ad affrontare una coppia omosessuale, spesso costretta a vivere in clandestinità.

“Minority stress” è l’espressione che indica l’insieme dei disagi psicologici dovuti all’appartenere a una minoranza, usato in riferimento alle persone omosessuali che sono sottoposte a discriminazioni e pregiudizi di vario ordine e grado. Lo sviluppo psicologico della maggior parte delle persone omosessuali è infatti segnato da una dimensione di stress continuativo, conseguenza di ambienti ostili o indifferenti, episodi di stigmatizzazione, casi di violenza.

Il minority stress è composto di tre dimensioni:

  1. a) omofobia interiorizzata: è l’interiorizzazione, più o meno inconsapevole, del pregiudizio che porta a vivere in modo conflittuale la propria omosessualità, fino a volerla negare o contrastare, e addirittura a nutrire sentimenti negativi nei confronti delle persone gay e lesbiche;
  2. b) stigma percepito: quanto maggiore è la percezione del rifiuto sociale, tanto maggiori saranno la sensibilità all’ambiente, il livello di vigilanza relativo alla paura di essere “identificati” come gay o lesbiche, il ricorso a strategie difensive inadeguate;
  3. c) esperienze vissute di discriminazione e violenza, con caratteristiche traumatiche acute e/o croniche.

 Omosessuali

Psicoterapia per coppie omosessuali

Quando si attraversano crisi, momenti di disagio, difficoltà personali e di relazione, le coppie omosessuali, come quelle eterosessuali possono sentire l’esigenza di rivolgersi ad un terapeuta, capace di seguirli nell’affrontare la situazione di stallo e di crisi che si è venuta a creare.

 I disagi, in questo caso, possono essere di tipo ambientale e culturale, possono coinvolgere la sfera familiare e quella delle amicizie, o possono riguardare più propriamente gli aspetti sessuali e relazionali, in un modo senz’altro differente rispetto alla coppia eterosessuale. In questo contesto, affrontare un percorso terapeutico di coppia significa mettersi in discussione, fermarsi e riconoscere le proprie reazioni emotive per decodificare i bisogni affettivi sottostanti.

Questa scelta non è sempre facile, spesso infatti, uno degli elementi che genera maggior resistenza riguarda il temere di non essere capiti e compresi, situazione che porta spesso le coppie a rinunciare alla possibilità di chiedere aiuto ad uno specialista.

L’imbarazzo, l’idea di esporsi con un estraneo o il timore che il terapeuta possa non conoscere e comprendere cosa significhi essere coppia omosessuale (vissuti, linguaggio, dinamiche, difficoltà nei rapporti con le famiglie d’origine, aspetti legati alla visibilità o alla scelta di non visibilità, problematiche di discriminazione, disagio per il non riconoscimento da parte del tessuto sociale, ecc.), porta spesso le coppie ad evitare di cercare un contesto terapeutico per affrontare le proprie difficoltà.

Differenze che, invece, devono essere vissute in modo complementare per aiutare le persone a comprendere, rispettare e accettare nuovi punti di vista, all’interno di un percorso di crescita personale e relazionale che avviene attraverso la relazione tra il terapeuta e la coppia.

L’atteggiamento non giudicante e la considerazione positiva da parte dello psicoterapeuta che entra in relazione con le persone accogliendole nella loro diversità e nel restituire dignità e valore alla loro unione, consente alla coppia omosessuale di vivere un’esperienza significativa che facilita l’avvio di un processo di cambiamento nel quale entrambi i partner sono attivamente coinvolgi.

Paura, rabbia, tristezza sono emozioni che solitamente vengono represse e/o sottovalutate. Il terapeuta aiuta attivamente i partner a riconoscere, accettare ed esprimere le emozioni. I partner vengono invitati a sperimentare abilità come l’ascolto attivo ed empatia utili per ristabilire la connessione emotiva che consentirà di sviluppare la fiducia, l’intimità e la crescita della relazione di coppia.

La terapia di coppia consente di identificare gli aspetti della relazione che hanno determinato una vulnerabilità, una condizione critica inserendola in una prospettiva di cambiamento dinamico contrapposto alla staticità stagnante che li ha messi in “gabbia”.

Attraverso la comunicazione dei propri bisogni e desideri, la terapia di coppia aiuta i partner a diventare sempre più efficaci nell’affrontare e condividere i diversi aspetti della relazione come il sesso, la gestione del denaro, i rapporti con le famiglie d’origine o qualsiasi esperienza con una connotazione emotiva significativa in quanto il cambiamento che ha coinvolto la relazione consentirà ad entrambi di sintonizzarsi sui reciproci bisogni e le aspettative.

 

 Riferimenti bibliografici:

 Lingiardi, 2007/2012, pp. 179-180. Documento originale disponibile sul sito dell’American Psychiatric Association: www.psychiatry.org/File Library/Advocacy and Newsroom/Position Statements/ ps1973_HomosexualityCivilRights.pdf.