• Serve la psicoterapia nei casi di depressione grave?
  • Possono bastare i farmaci?

Un nuovo studio, pubblicato ieri su The Lancet Psychiatry, afferma che la psicoterapia cognitivo comportamentale è risultata clinicamente efficace, anche dopo anni dal termine del trattamento, nei pazienti depressi, contrariamente alla sola terapia farmacologica che non ha rilevato beneficio.

 

Terapia cognitivo comportamentale, studio

La terapia cognitivo comportamentale (CBT) è un trattamento che risulta efficace per le persone in cui la depressione non ha risposto agli antidepressivi.

Tuttavia, non era noto l'esito a lungo termine.

E proprio per valutare la durata degli effetti positivi della psicoterapia cognitivo-comportamentale sulla depressione Wiles e colleghi hanno analizzato e reclutato pazienti di età compresa tra 18 e 75 anni, che avevano assunto antidepressivi per almeno 6 settimane e presentavano sintomi depressivi significativi.

Il follow-up è stato, in media, 40 mesi dopo che la terapia si è conclusa.

Esiti

Lo studio ha verificato che la psicoterapia cognitivo-comportamentale, in aggiunta alla consueta cura che comprende gli antidepressivi, è clinicamente efficace e conveniente nel lungo termine per gli individui la cui depressione non ha risposto alla sola terapia farmacologica. 

Infatti dopo un follow up a poco più di tre anni, i punteggi nel Beck Depression Inventory [BDI-II] ottenuti dai pazienti coinvolti nello studio erano i seguenti: «Il punteggio medio nel gruppo che aveva usufruito anche della terapia cognitivo-comportamentale era 19,2 contro 23,4 nel gruppo sottoposto alla sola terapia standard» afferma l’autrice dello Studio, precisando che il follow-up è stato in media di 40 mesi dal termine della terapia.

(Lo studio completo è riportato in "Fonti", in calce.)

«Anche l’analisi costo-efficacia è a favore dell’introduzione della terapia cognitivo-comportamentale in questo contesto» aggiunge Wiles che poi conclude:

"Di fronte a simili dati di efficacia a lungo termine e ai dati di stampo economico, i medici dovrebbero prendere in considerazione la psicoterapia cognitivo-comportamentale per i pazienti depressi che non rispondono alla terapia farmacologica."

Domande aperte

Questi risultati suggeriscono l’uso della terapia cognitivo-comportamentale per alcuni pazienti depressi.

Ma fanno anche sorgere alcuni dubbi:

1. "Servizi di alta qualità sono oggi disponibili nella routine clinica? Il Servizio Sanitario Nazionale è in grado di erogare tali prestazioni, oppure esse dipendono dalla situazione economica del depresso?

Ed inoltre:

 

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2. "È possibile raggiungere risultati simili con altri approcci psicologici?"

E' anche il rilievo che pongono in un editoriale, Rudolf Uher e Barbara Pavlova della Dalhousie University di Halifax, Nuova Scozia (Canada) dopo aver commentato che il successo ottenuto con la psicoterapia probabilmente è da attribuirsi al fatto che i partecipanti imparano competenze che continuano a praticare dopo la fine della terapia.

Gli "altri approcci" a cui essi fanno riferimento non riguardano solo un differente indirizzo teorico del terapeuta, ma anche forme "altre" di aiuto e sostegno psicologico, quali - ad esempio - i gruppi di auto-mutuo-aiuto.

Tali interrogativi rivestono una importanza fondamentale non solo per noi Psicoterapeuti, ma anche per le persone che si rivolgono a noi e per gli Psichiatri che effettuano gli invii.

Inoltre, nonostante i risultati positivi rilevati, questo studio ci ricorda che anche la combinazione di antidepressivi e psicoterapia individuale non fornisce una soluzione completa per il disturbo depressivo maggiore.

L'impegno degli studiosi e dei clinici è ancora aperto.

 

Fonti

- THE LANCET Psychiatry 1.2016 - Long-term effectiveness and cost-effectiveness of cognitive behavioural therapy as an adjunct to pharmacotherapy for treatment-resistant depression in primary care: follow-up of the CoBalT randomised controlled trial

 

- Rudolf Uher,Barbara Pavlova, Long-term effects of depression treatment