Sulla base di uno studio “If you are good you can have a cookie: How memories of childhood food rules link to adult eating behaviors”* letteralmente: “Se fai il bravo puoi avere un biscotto: in che modo il ricordo delle regole alimentari infantili incide sul comportamento alimentare dell’adulto” – ha evidenziato la stretta correlazione tra l’aver ricevuto rigide regole alimentari da piccoli e l’insorgenza di un comportamento ciclico di abbuffate (binge eating) seguito da diete restrittive, da adulti.

Nello specifico, sono state considerate:

• regole restrittive su cibi specifici: ad esempio “le bibite gassate, a casa nostra, non entrano”; “il cioccolato fa male e fa ingrassare” e così via. Questo può spingere il bambino a dividere mentalmente i cibi in “buoni” e “cattivi”, generando senso di colpa qualora desideri un alimento che si trova nella “lista nera”.

• regole che favoriscono l’assunzione di cibo: ad esempio “finché non finisci tutto quel che hai nel piatto, non ti alzi da tavola!”. Questo può generare, nella sua mente, l’associazione “i bambini bravi sono quelli che finiscono tutto”, portandolo a sentirsi “sbagliato” o “cattivo” se non ha più fame e non desidera mangiare oltre.

• utilizzo del cibo come premio o punizione: ad esempio “se fai tutti i compiti, ti compro il gelato”; “se non obbedisci, vai a letto senza cena”, e così via.

Questo studio suggerisce dunque che alcune regole alimentari ricevute nell’ infanzia possono avere un impatto duraturo sul comportamento alimentare e sul sistema di credenze legate al cibo.
Riteniamo certamente necessarie ulteriori ricerche che gettino luce su un tema così importante; nel frattempo, sarà indispensabile risvegliare una coscienza alimentare che aiuti noi e i nostri figli ad adottare uno stile di vita sano,evitando di utilizzare il cibo come premio o punizione!

*Puhl RM, Schwartz MB. (2003) “If you are good you can have a cookie: How memories of childhood food rules link to adult eating behaviors.” Eat Behav. Sep;4(3):283-93.