"Abbiamo due vite: la seconda inizia quando ci rendiamo conto di averne solo una”.
 Confucio
Caffè ed email. Pranzo al telefono. Ed ancora, chat e stress cronico.
Siamo tutti compulsivi. Sempre di corsa. Agitati e frenetici. In perenne overdose da social e da smartphone.

  • Tutti candidati ad una condizione di stress cronico?
  • Di disagio psico-corporeo?
  • Di insonnia e di disturbi neuro vegetativi?
  • Condannati all’impossibilità di rallentare?
  • Fagocitati dalla fretta?

Il 9 maggio la giornata mondiale della lentezza compie dieci anni, ed ogni anno in più la vede sempre più protagonista tra TV, eventi e media.

Durante questa giornata, così simbolica, verranno svolte infinite attività e manifestazioni al fine di portare per mano la popolazione verso un nuovo, possibile, modus vivendi.

Da Tokyo a New York, attraversando l'Italia, fino ad arrivare nella mia Sicilia.

Anche l’Università Cattolica darà il suo contributo insieme alla Fondazione Feltrinelli: la seconda edizione dello Slow Brand Festival coinvolgerà numerose aziende pronte a parlare di comunicazione, slow e produzione.
Ebbene si, produzione.
La produzione non appartiene soltanto agli stressati ed ai frettolosi, ma anche e, soprattutto, a chi ha deciso di “vivere slow”.

 

Vivere slow, rifugio o opportunità?

Dopo lo slow food, in chiara contrapposizione al fast food di americana memoria, la parola "slow" si coniuga anche con lo stile di vita che, paradossalmente, diventa sempre più produttivo a favore della qualità e non della quantità delle esperienze, nel rispetto profondo dei tempi, modi e luoghi, di ogni attore protagonista.

Dalla bulimia del vivere, stiamo lentamente passando ad un mangiare con gusto, ad un assaporare tutto quello che si fa e che si vive, senza indigesti o blocchi intestinali postumi.

"Lentezza", è l'inno di questa giornata, un invito a vivere sempre con più lentezza e pienezza, provando ad accontentarci dei piccoli e grandi successi quotidiani.
Qualche esempio:

  • Prendere il caffè del mattino senza guardare le mail.
  • Tuffarci nel profumo del cappuccino mattutino, avvolti dai suoi vapori senza rispondere contemporaneamente al telefono o scrivere su whatsapp.
  • Innaffiare le piante, e fare solo quello.
    Leggere un libro, stregati e fagocitati dalla lettura, e così via.

Rituali di vera bellezza.

 

Perché questo bisogno di rallentare?

La vita che viviamo ci obbliga alla fretta, alla produzione ad oltranza, guai chi rallenta o addirittura immagina di fermarsi: chi si ferma è perduto!

Educhiamo così i nostri figli; e noi, a nostra volta, l'abbiamo ricevuta in dote.

Li abituiamo alle performance, all’assenza di pause ed al “piacere da ritmi frenetici”.
Regna il bisogno impellente di non rallentare, nutrito e concimato dal senso del dovere - e da suo fratello – lo scomodissimo senso di colpa.

I bambini di oggi, acrobati tra mille attività pomeridiane, sport e studio, hanno smarrito la dimensione della noia, della creatività ed il tempo dell'attesa e dell'incontro con se e con gli altri.

Il fare si sostituisce al sentire.

Le emozioni vengono sostituite dalle chat e dalle azioni.

Sembriamo tutti candidati ad una vera " alexitimia del vivere".

Tra social, email e chat, ed ancora, gruppi di whatsapp - luoghi di ritrovo di immediata condivisone dove vengono postati dalla versione di latino, all'ultimo paio di scarpe da tennis, fino ad arrivare alla dichiarazione d'amore, al buon giorno ed alla buona notte - viviamo all'insegna del tutto e subito, candidati - forse - ad una dimensione del vivere di "stress cronico".

Disconnessi e felici
Le nostre perenni connessioni, sono strettamente correlate alla dimensione della fretta del vivere e, forse, ad una dimensione di profonda solitudine ed insoddisfazione.

Sembra infatti che le emozioni, il cellulare e lo stress cronico, siano strettamente correlati.

  • Cellulare ed emozioni, quale nesso?
  • Cosa cela questo spasmodico bisogno di connessioni perenni?
  • Perché questa overdose da social e da vita online?
  • Quale significato assume il rapporto con il cellulare?
  • Cosa compensa?
  • Cosa ci regala?
  • Emozioni?
  • Vicinanza?
  • Ci consente di lavorare sempre?
  • Di avere tutto sotto controllo?
  • Forse lenisce la paura di restare soli quando, a tutti gli effetti, lo siamo già?

 

In un momento storico di cemento e fetta, forse rallentare un po’ e passeggiare ancora a piedi nudi sul prato, può davvero rappresentare una strategia per vivere all'insegna della pienezza sensoriale.

Questa giornata così simbolica dovrebbe farci riflettere sulla qualità della nostra vita e su come, forse, siamo ancora in grado di migliorarla.