Alla domanda “Più si litiga più si rischia la rottura?”, la risposta è “non necessariamente”: il conflitto, se ben gestito, fa bene.

Sia in casa sia in ufficio, il litigio è salutare, ma solo se si impara a impostarlo correttamente.

In coppia, qualche volta, litigare può rivelarsi utile: la vita a due oggigiorno è un gioco alla pari, in cui ognuno dei due partner deve poter esprimere se stesso, ma senza condizionare l’altro. Per stare bene insieme è necessario, come nei porcospini infreddoliti, “avvicinarsi per scaldarsi, allontanarsi per non pungersi”, per citare il filosofo Schopenhauer: è, cioè, importante destreggiarsi tra individualità e condivisione. Il litigio permette di creare quella giusta distanza che impedisce la prevaricazione reciproca e favorisce un incontro condiviso, nel quale crescere come individui, ma anche come coppia.

Mentre si discute è importante non stuzzicare mai il partner, facendo emergere delle emozioni legate alla sua infanzia. Il rischio è quello di scatenare reazioni che farebbero degenerare il diverbio verso direzioni, che nulla hanno a che fare con i motivi da cui è partito. L’intimità della coppia consente irruzioni continue nei reciproci passati: ad esempio, rinfacciarsi le responsabilità vere o presunte, rimanda pericolosamente a giudizi lontani e genitoriali. E’ opportuno evitare anche consigli non richiesti, poiché rimanda l’altro nell’imposizione del “so io cosa devi fare”. In questo caso, è meglio sostituire il consiglio con l’informazione neutra…Per prevenire il problema, può essere utile imparare a conoscere bene l’infanzia dell’altro, magari confrontandosi davanti ad un album di vecchie fotografie di famiglia, per raccontarsi e capirsi meglio.

Un’altra situazione è quella in cui vengono poste “domande di controllo”, quelle delle quali si conosce già la risposta, tipo “Quando la smetterai di tenere il cellulare a tavola?, Perché non hai fatto la spesa come avevi detto?, Quando ti deciderai a buttare quei vecchi oggetti? …Non sono vere domande, ma consigli/comandi tendenziosi. Quando si sta discutendo, è meglio ricorrere alle domande di interessamento, di invito a parlare: “Cosa ti è successo, per cui non hai potuto fare la spesa?”, perché non fanno sentire il partner inaffidabile.

Mentre l’altro parla, impara a non interromperlo: i commenti interferiscono nella comunicazione, deviando il filo del discorso. E’ importante imparare ad ascoltare, cioè far esprimere liberamente il partner, per capire quello che ha dentro, quello che può star dietro al problema, per risolverlo insieme.

Anche nel mondo del lavoro un conflitto ben gestito è sempre positivo. In ufficio occorre imparare a gestire i conflitti, sia a livello organizzativo sia a livello individuale. Anche nel lavoro, come nella vita privata, è necessario tener presente una certa differenza di genere nella comunicazione: più operativa e concentrata sui grandi passaggi quella dell’uomo, che tende a sfuggire dai conflitti, più relazionale, basata sulla reciprocità, quella delle donne.

Nell’ambiente lavorativo, rispetto alla coppia, manca la dimensione dell’intimità. Il conflitto è quindi privo della possibilità di risolversi in un abbraccio! Offre il vantaggio di un contesto più definito, con ruoli precisi, e con la possibilità di darsi delle regole comuni.

Gestire il conflitto, però, è tempo perso se un rapporto non ha i presupposti per proseguire: quando, cioè, la relazione affettiva è finita o se nel lavoro non c’è spazio per noi. A quel punto, è meglio lasciar perdere e, se possibile, cambiare…