Gli attacchi di panico sono un disturbo tanto invalidante quanto frequente, al punto di arrivare ad essere definito dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (2000) il più importante esistente. Colpisce il 20% delle persone e i numeri, come effetto di diversi fattori sociali, sono sempre in aumento.


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Chi soffre di attacchi di panico, spesso, inizia a limitare la propria vita per paura di nuovi attacchi, o la vive con forte paura ed apprensione, fino a ridurla ad una prigione; è un disturbo che porta con sé grande sofferenza e sfiducia nelle capacità e nell'autonomia di chi ne soffre.

Vista la “popolarità” del disturbo si può facilmente incorrere in informazioni inadeguate o erronee, che non aiutano a capire quale strada percorrere per fronteggiarlo.

Di seguito, 7 idee assolutamente erronee che spesso accompagnano chi soffre di attacchi di panico e non solo.

1. L'ANSIA GENERA LA PAURA FINO AL PANICO

E' vero esattamente il contrario; è la paura ad innescare la reazione fisiologica dell'ansia. Ansia e paura si influenzano poi vicendevolmente, l'una effetto dell'altra, fino al titl psicofisiologico: il panico.L'implicazione importante da notare è che se si cerca di ridurre l'ansia non si modifica in alcun modo la paura, mentre se si impara a gestire la paura si controlla anche l'ansia.

2. L'ATTACCO DI PANICO SI CURA ATTRAVERSO LA SEDAZIONE DELL'ANSIA CON PSICOFARMACI

In linea con quanto esposto nel punto 1, sedare l'ansia per sconfiggere gli attacchi di panico, come scrive il neuroscienziato Antonio Damasio, è come ingessare qualcuno e sottoporlo poi a stimoli minacciosi; non potrà fuggire, ma proverà paura. Se una persona con attacchi di panico viene sedata nelle sue reazioni di ansia, si blocca l'attivazione fisiologica ma non si elimina la paura. La via maestra per la cura degli attacchi di panico non è la sedazione dell'ansia tramite farmaci ma la gestione e la trasformazione delle percezioni di paura che attivano le reazioni della persona nei momenti di crisi (inoltre, la sedazione farmacologica attraverso ansiolitici, il più delle volte, conduce, dopo qualche mese, a effetti paradosso, alimentando l'ansia anziché ridurla).

3. SI PUÒ GESTIRE L'ATTACCO DI PANICO IMPARANDO TECICHE DI RILASSAMENTO O CERCANDO DI CONTROLLARE LE PROPRIE REAZIONI PSICOFISIOLOGICHE

Un'altra importante implicazione dei punti 1 e 2, riguarda le varie tecniche di rilassamento insegnate per la gestione degli attacchi di panico. Una tecnica di rilassamento per gestire l'ansia, sempre che la si sappia applicare nei momenti di forte paura o di panico, controlla la mia reazione ma non cambia la mia percezione di paura. Tra l'altro, spesso, è proprio il tentativo di controllare, rilassandoci, le proprie reazioni psicofisiologiche a farci perdere ancora di più il controllo.

4. L'ATTACCO DI PANICO PUÒ DURARE ORE

Il disturbo da attacchi di panico è ormai molto “popolare” e la sua diagnosi viene spesso somministrata con eccessiva facilità, scambiando i sintomi di altre problematiche con quelli del panico. Uno degli aspetti necessari, ma a volte tralasciati, per poter parlare di attacco di panico è la sua durata; non dura più di pochi minuti, altrimenti si deve escludere che si tratti di panico (non di rado ansia generalizzata, fasi di angoscia profonda, crisi isteriche ecc...vengono scambiate e trattate come panico con conseguenze a dir poco deleteri).

5. LA DEPRESSIONE PORTA AGLI ATTACCHI DI PANICO

Come per l'ansia, anche la relazione causale tra depressione e panico viene erroneamente invertita. Il panico non è uno dei sintomi della depressione né una conseguenza: le ricerche sistematiche evidenziano chiaramente che oltre il 70% delle volte è chi sperimenta il panico che poi si deprime e non chi è depresso che sviluppa il panico. A tal proposito, un recente studio (Gibson, 2014) rivela come i pazienti affetti da depressione post-partum soffrissero in precedenza, nella maggioranza dei casi, di un disturbo fobico-ossessivo, il quale, una volta curato ha portato alla risoluzione della sintomatologia depressiva.

6. PER SCONFIGGERE GLI ATTACCHI DI PANICO È NECESSARIO SCOPRIRNE LE CAUSE PSICOLOGICHE

La maggior parte delle discipline psicologiche e psichiatriche adotta il criterio secondo il quale per curare gli attacchi di panico sia necessario andare ad indagarne le cause. Come la scienza ci mostra invece, causa ed effetto tendono a rovesciarsi l'una nell'altro. Tutte le teorie che pretendono di spiegare un fenomeno ricostruendone l'evoluzione, dal passato al presente, sono fallimentari, oltre che scientificamente inaffidabili. Non esiste nessun nesso di logica lineare tra come gli attacchi di panico si sono formati e come questi si mantengono in vita, e come possono essere, in secondaria sede, risolti. Per risolvere un disturbo infatti, è necessario concentrarsi su come questo si mantiene, piuttosto che sul perché si è formato.

7. TUTTI I PERCORSI PSICOLOGICI DURANO ANNI

Riprendere il possesso della propria vita e tornare a star bene nel più breve tempo possibile è un'esigenza della maggior parte delle persone che soffrono di panico, pertanto, l'idea di sottoporsi ad un infinito percorso psicologico è comprensibilmente abominata. Tuttavia, l'idea che per risolvere il disturbo da attacchi di panico, anche se persiste da tanto tempo, sia necessario un altrettanto lungo e sofferto percorso psicologico è del tutto infondata. Peggio ancora, chi ritiene che dagli attacchi di panico non si possa guarire definitivamente. Non tutti i “trattamenti” per il panico prevedono tempistiche dilatate nel tempo; il modello di Terapia Breve Strategica, considerata la “best practice” per gli attacchi di panico, vede il 95% di casi risolti con una media di 7 sedute, guidando la persona, in breve tempo, a passare da una realtà che subisce a una realtà che gestisce.

 

Bibliografia

Nardone, G, La terapia degli attacchi di panico, 2016, Ponte alle Grazie

Nardone, G, La paura delle decisioni, 2014, Ponte alle Grazie

Muriana, E, Pettenò, L, Verbitz, T, I volti della depressione, 2006, Ponte alle Grazie