E’ successo ancora: le cronache riportano un nuovo episodio di aggressione ai danni di un'insegnante commessa dalla madre di un piccolo bullo, facente parte di un gruppo di 4 bulletti di 3° e 4° elementare. Dopo una lunga serie di atti di bullismo ai danni degli altri alunni il quartetto ha pensato bene di accerchiare una bambina nei bagni della scuola durante l'intervallo, costringerla a spogliarsi e fotografarla con i cellulari, minacciandola di pubblicare le foto su internet.
I bulli sono stati sospesi, ma la madre di uno di loro si è recata a scuola per minacciare la maestra (che rispetto ad altri fatti analoghi è forse già stata fortunata a non essere stata aggredita anche fisicamente).

Questo è solo uno dei tanti episodi simili che negli ultimi anni si stanno verificando nel nostro Paese, e che una volta non sarebbero stati nemmeno immaginabili.
Oggi invece una nota disciplinare, un voto basso o un rimprovero sono sufficienti a far reagire i genitori dello studente che spesso si schierano automaticamente dalla sua parte, a volte esibendo un comportamento violento nei confronti degli insegnanti. Osservando i comportamenti di certi adulti c’è solo da meravigliarsi che i loro figli non facciano qualcosa di più grave di quello per cui vengono sanzionati.

In questo clima di delegittimazione dell’autorità degli insegnati (ai quali però molti genitori continuano a delegare l’educazione dei propri figli, come se questa non competesse alla famiglia) non stupisce che il 96-98% degli insegnanti in ruolo da un anno pensino che i genitori sono più interessati a proteggere i figli che al loro rendimento scolastico, e che per l’80% dei nuovi insegnanti la stima dei genitori nei loro confronti è diminuita.

Riassumendo: le famiglie tendono a contrastare gli insegnanti, a schierarsi con i figli quando questi non studiano o si comportano male, a squalificare figure che una volta erano stimate e ascoltate e contemporaneamente pretendono che la scuola insegni a bambini e ragazzi l’educazione, a volte a partire dalle nozioni di base.

Come possono convivere disistima e richiesta di delega?

E soprattutto: quale figura d’autorità resta ai ragazzi se le famiglie demandano certe funzioni a quegli stessi insegnanti che poi non sostengono quando decidono di assegnare un brutto voto o una nota?

Alla fine le vittime di questa situazione sono proprio gli studenti, piccoli e grandi, che non riconoscono più alcuna autorità e restano privi di figure di riferimento, imparando anzi a manipolare i genitori perché intervengano e facciano pressioni nei confronti della scuola in caso di sospensione o rischio di bocciatura.

Forse il pensiero di danneggiare i propri figli potrebbe trattenere certi genitori dallo squalificare gli insegnanti, ma pare che la tendenza a sentirsi criticati come genitori quando un figlio viene sgridato o ripreso non riesca sempre a lasciare spazio alla ragionevolezza e alla riflessione su quale sia il bene del ragazzo, se essere difeso sempre e comunque o responsabilizzato e punito quando si comporta male.


Notizie tratte da:
http://archiviostorico.corriere.it/2010/novembre/28/Bulli_classe_sospesi_genitori_minacciano_co_10_101128022.shtml
http://archiviostorico.corriere.it/2010/novembre/23/Nuovi_prof_scuola_Indisciplinata_una_co_8_101123033.shtml