La paziente vaginismica,spesso è una donna che non proviene da un processo di alfabetizzazione emozionale e sessuale; spaventata e confusa per la sua patologia,spesso si rivolge al ginecologo ed al sessuologo solo quando non riesce a procreare,come ultima spiaggia terapeutica. . Al suo esordio spesso, la donna che ne soffre, non comprende bene cosa le stia accadendo,confondendo il vaginismo con un comportamento improntato ad "evitamento fobico ed infantile della sessualità" o a scarso desiderio sessuale; in realtà dolore, paura , paura della paura e del coito, si impossessano della donna, della sua psiche e del suo corpo, creando una “paralisi emotiva e fisica”.
L’ostinazione nel difendere la propria verginità, oltre ogni utilità, può avere  connotazioni simili alla personalità di tipo narcisistico, elementi che vanno poi obbligatoriamnete  analizzati e decodificati all’interno di un setting terapeutico adeguato.
Dall'anamnesi psico-sessuologica della donna e della coppia emerge che è una paziente che spesso vive all'interno di una coppia con caratteristiche di disfunzionalità, con partner che colludono con la disfunzione della donna e che la mantengono immodificata. I partners sono spesso uomini che soffrono di deficit erettivi o eiaculazione precoce.
Curare,con una tossina "escusivamente" lo spasmo è un trattamento vano e sintomatico, che può causare crisi dissociative,in donne che non sono "pronte"psichicamente per una penetrazione. La penetrazione vaginale, è l'ultima delle tappe terapeutiche, che parte dalla mente,dalla psiche e dalla coppia,in cui abita la coppia.
Un lavoro d'equipe,tra professionisti referenziati,sarebbe sempre auspicabile,nel tentativo di restituire alla donna ed alla coppia, salute sessuale e salute procreativa.