Nel gestire e contrastare le ossessioni, soprattutto il loro sviluppo nel tempo, è una regola d'oro non alimentare la domanda. Un modo di alimentare le domande ossessive è fornire risposte, specialmente se semplici e rassicuranti. Una volta fornite queste risposte, le domande si ripeteranno ancora di più, e diverranno più complesse.

Quando il cervello produce un eccesso di domanda, lo fa ovviamente "a vuoto".

E' perché si sa che non c'è risposta, o si sa che la risposta è quella che sembra, che sappiamo, che intuitivamente abbiamo sempre saputo; è per questo che un cervello quando si sbilancia tende a produrre una domanda "contraria", come se colmasse un vuoto: se è ovvio che è bianco, non sarà mica nero?

Oppure, se non si può sapere la risposta, come tipicamente in eventi futuri, è possibile invece saperla lo stesso in qualche modo ? Quindi, il cervello ossessivo produce le domande a partire da una risposta impossibile o già data, già nota alla persona. Producendo la domanda, la persona ritorna invece a non essere certa di quel che altrimenti saprebbe, oppure a dover rispondersi su questioni aperte e senza possibile risposta.

C'è un utile esempio mitologico.

Nel partire per la guerra, un valoroso soldato fa all'oracolo, cioè al veggente in contatto con la divinità che tutto vede, una tipica domanda ossessiva. Chiede cioè se gli andrà bene, se salverà la pelle. L'oracolo gli risponde in maniera "psicoterapeutica".

Da una parte infatti gli fornisce una risposta breve e contenenti tutte le parole necessarie, ma senza che sia chiaro in che sequenza vanno lette: "Ibis redibis numquam peribis". in altre parole è come se gli rispondesse con un giochino enigmistico in cui c'è scritto: non, partirai, morirai, tornerai. Mettendo insieme la parole si ottiene il responso.

E mettendo insieme la parole si ottengono due risposte possibili: a) partirai, non morirai, tornerai; oppure b) partirari, morirari, non tornerai. In altre parole: l'oracolo-psicoterapeuta risponde quel che il soldato sa già (forse andrà bene, forse andrà male). Inoltre, gli inserisce nella risposta la possibilità che il soldato vorrebbe sentire annullata, cioè quella della morte. Il soldato va a chiedere una rassicurazione, e l'oracolo gli dice "potresti anche morire, anche se non è detto". In conclusione, nessuna risposta certa e confermata garantisce la impossibilità di un evento negativo su cui la persona voleva rassicurazione.

 

Questo tipo di risposta è quella di fatto utile alla persona per evitare di alimentare le ossessioni. Non quindi una via d'uscita ragionata dal dubbio, ma fare in modo che il dubbio sia ricacciato laddove deve stare, cioè in sottofondo. Rispondere al dubbio ossessivo significa spostare l'attenzione dal modo in cui il pensiero è nato (ossessivo, cioè senza origine, da ciò che si conosce già) al contenuto (la cosa temuta, che c'è modo di evitare o di capire, come se appunto fosse da capire e non fosse già chiara o senza risposta).

Chi riceve risposte ai dubbi ossessivi, trova informazioni e le fa girare in testa, di solito ricava una cosa sola da questo: una apparente rassicurazione e dopo la conferma inconscia del fatto che quel suo dubbio era fondato (perché è stato discusso, anche se per essere poi negato), o che c'è un modo per uscire parlandone (perché è stado discusso, anche se in maniera non soddisfacente). In fin dei conti, è vero che chi risponde ad un ossessivo può rispondere al contenuto del dubbio o rispondere alla forma (ossessiva) del dubbio.

La risposta che mantiene il dubbio insoluto migliora la capacità di controllo nel tempo: è come se la risposta ritenuta poi soddisfacente dal cervello fosse quella già posseduta prima, si ritorna in pratica alla condizione di normalità. Se invece c'è risposta ai contenuti, ci si sposta verso il bisogno di ragionare sull'ossessione, e questa cresce, e l'ovvio, il già conosciuto, perdono spessore, non pesano più, cosicché la persona non sarà più certa neanche delle cose più semplici, e pretenderà soluzioni a dubbi che non hanno una minima risposta. Insistendo con le domande in genere si ottengono risposte che, se sincere, sono rassicuranti ma non potranno mai "negare" in assoluto il contenuto che fa paura.

Un esempio son i dubbi di malattia, si potrà solo avere la risposta che "al 99,99% non è così", ma mai al 100%, perché non esiste come risposta possibile in generale, e in quel 0,001% si apriranno altri esami, consulti, ricerche, accertamenti.

 

Lo psichiatra deve quindi essere un po' oracolo, e il paziente capire che le risposte, che possono sembrare "liquidatorie" o "non-risposte", lasciano il dubbio senza risposta per permettere che nel tempo il cervello "se lo mangi", anziché alimentarlo perché poi sia il dubbio a "mangiarsi il cervello" una volta cresciuto a dismisura