Quando un medico parla di "verità" e si pone il problema se dirla o no, si tratta quasi sempre di cattive notizie, o comunque di qualcosa verificato con una indagine cito istologica, con gli ultrasuoni o con i raggi X. Anche se queste "verità" sono esatte (il che non sempre si verifica), sono solo una parte di ciò che il malato o il familiare percepisce rispetto al cancro o a qualsiasi altra malattia grave.

Da una parte il medico che, pur se animato dal desiderio naturale di aiutare gli altri, ha ricevuto l’insegnamento a mantenere la distanza dal paziente e dall’altra la paura, il senso di disagio, l’isolamento e la perdita di controllo che sperimentano i pazienti con i loro familiari quando sono consapevoli di essere stati colpiti da una grave malattia come il cancro.

 

Ho incontrato l'associazione "Attive come prima" 35 anni fa in una epoca in cui il cancro era qualcosa di cui ci si doveva vergognare e soprattutto in una epoca in cui di cancro si moriva con più elevata frequenza. Quando varcai la soglia dell'associazione, allora unica in Italia, sapevo già cosa cercare: il mio obiettivo era quello di completare un processo di addestramento professionale.

Infatti, seppur giovane e inesperto chirurgo, ero consapevole che al mio desiderio naturale di aiutare gli altri, la facoltà di medicina aveva contrapposto l'insegnamento a mantenere la distanza dal paziente.

Entrando a far parte stabilmente dello staff dell'associazione, come chirurgo oncologo, ho dovuto subito confrontarmi con donne operate che nello stesso gruppo presentavano differenti stadi della malattia tumorale. Dover comunicare con gruppi così eterogenei ha cambiato radicalmente il mio modo di essere medico, soprattutto nel modo di gestire la comunicazione.

 

Del resto le donne che frequentano l'associazione chiedono solo di esprimersi, evidentemente perchè non ne hanno avuto la possibilità nei centri di cura e nei percorsi diagnostico-terapeutici istituzionali. Permettere di esprimersi presuppone una diversa attenzione da parte del medico al malato nella pluralità dei suoi bisogni: quelli fisici innanzitutto, ma anche quelli psicologici, relazionali e sociali. Nella nostra associazione il medico, potenziando la capacità di ascolto, "si limita" ad ascoltare e a correggere eventuali pregiudizi che possono pregiudicare i trattamenti. Un atteggiamento che favorisce la possibilità di esprimersi permette che la sofferenza venga liberamente riconosciuta, vissuta e condivisa.

Cercano quindi non il tecnico, non lo scienziato, ma un alleato disponibile a fare da punto di riferimento durante i vari momenti dell’iter diagnostico e terapeutico, di solito vissuti come privi di nesso tra loro, motivo questo generatore di ansie. In questi gruppi il medico viene mandato allo sbaraglio perché i pazienti che ne fanno parte presentano differenti stadi della malattia e sono diversamente trattati; sono presenti sia quelli trattati in fase precoce che tardiva della malattia. L’informazione quindi non può essere di tipo tradizionale, che tranquillizzerebbe alcune, ma è chiaro spaventerebbe le altre.

 

Diventa pertanto inevitabile, per il medico, spostare il baricentro su un tipo di comunicazione che privilegia alcuni aspetti che, se non rigorosamente scientifici, si accompagnano a vantaggi e ad attestati di gradimento collaudati da quasi 30 anni di esperienza.

Per esempio si discute di stato dell’arte di alcune terapie, ma queste non vengono considerate come l’unica risorsa disponibile. In altre parole, si cementa la speranza che, grazie alle proprie difese, soprattutto grazie allo stile di vita, ci sia la possibilità di difendersi dal cancro, a prescindere dalle terapie (che comunque vengono incoraggiate): in questo modo l’aggressione non viene subita passivamente. E non si uccide del tutto la speranza al fallimento eventuale del programma terapeutico.

Dando, inoltre, la possibilità di esprimersi, si rende concreto il cancro che seppur temibile perde i connotati di fantasma che ci tormenta e ci rincorre. Si dà poi una finalità alle terapie in corso, in particolare la chemioterapia, che è la più temuta e si motivano i suoi effetti collaterali. D’altro canto anche il medico in questi incontri arricchisce la sua professionalità perché, potenziando la capacità di ascolto, finisce per modificare il proprio modo di concepire il cancro, fatto di numeri e statistiche, che pur si devono conoscere, fino a muoversi su un piano soggettivo fatto di emozioni e storie di persone.

Ma ciò che in questi incontri, nell’arco di un trentennio, ha radicalmente cambiato il mio modo di essere medico è stato quello con i pazienti cosiddetti eccezionali.

 

Chi sono i pazienti eccezionali?

- Sono individui da sempre normali, nei quali il desiderio di vita si esprime nel modo più forte.

- Essi, alla scoperta di una malattia grave, si assumono la responsabilità della loro vita, anche se prima non ne erano stati capaci, e si impegnano a riacquistare la salute e la serenità perduta.

- Sanno che su questa terra il tasso di mortalità è del 100 per cento: sanno cioè che la vita non dà garanzie. Ne accettano quindi i rischi e le sfide. Si sentono soprattutto padroni del proprio destino e, per tale ragione, non lasciano tutta l’iniziativa al medico, poiché preferiscono costituire insieme a lui una sorta di società, o di alleanza , con il patto reciproco di dare il meglio di sé: e, in comune a tutti i pazienti pretendono solo, si fa per dire, la tecnica e la competenza, l’apertura mentale e, naturalmente, l’impegno.

 

Fonti:

- Lo spazio umano tra malato e medico di Salvo Catania, introduzione di Umberto Veronesi. Il Pensiero Scientifico Editore - Roma 2005

- "Dottore si spogli" di Salvo Catania - Franco Angeli Editore Milano 1998

http://www.senosalvo.com/e%20poi%20cambia%20la%20vita.htm

http://www.medicitalia.it/minforma/Senologia/79/Dottore-si-spogli

http://www.medicitalia.it/minforma/Oncologia-medica/65/Il-rapporto-medico-paziente-Salvo-complicazioni-Appunti-di-un-chirurgo-su-una-scienza-imperfetta

http://www.medicitalia.it/minforma/Senologia/71/Tumore-del-seno-lo-spazio-umano-tra-malato-e-medico

http://www.medicitalia.it/minforma/Senologia/76/Tumore-del-seno-le-donne-ed-i-medici-che-si-spogliano-del-camice