Il paziente affetto da "dolore cronico severo" vive una condizione quotidiana nella quale la qualità di vita risulta essere compromessa.

Sia che si tratti di dolore cronico severo di tipo benigno (quello più frequentemente di competenza neurologica) ad esempio: cefalee, emicranie, nevralgie cervico-cranio-facciali, rachide doloroso/disfunzionale, dolore neuropatico da patologie neurodegenerative, da esiti di stroke, da forme invalidanti di sclerosi multipla o di sclerosi laterale amiotrofica,

ovvero sia che si tratti di dolore di tipo neoplastico,

il paziente vivrà frequentemente una condizione nella quale saranno presenti comorbilità.

Studi internazionali "evidence based medicine" annoverano: disturbi del tono dell'umore ed in particolare disturbi disforico/depressivi; disturbi del sonno; indebolimento delle perfomances cognitive; effetti collaterali iatrogeni generati dai farmaci in uso per il trattamento.

In questa ottica di grande importanza risulta essere la ottimizzazione del trattamento, la sclelta delle associazioni farmacologiche, il possibile uso di approcci alternativi al farmaco (il ricorso al bio-tech, l'approccio mini-invasivo loco-regionale), ed il sostegno psicologico sia al paziente medesimo che ai così detti "caregivers" (solitamente familiari, amici) che si prendono cura del paziente in particolare nei casi più invalidanti.

La attenzione del professionista specialista in medicina del dolore e l'empatia che questo è in grado di instaurare con il paziente e con i caregivers è di grande rilievo: "Empathy relief pain", ovvero l'empatia può allievare il dolore.