Nuovamente viene affrontato l'argomento del dolore cronico e delle cura palliative.

Informazioni e normative.

Già un prima passo viene, oramai, da lontano: la legge 39/1999; quindi il definitivo riconoscimento del giusto rilievo e la definizione delle normative finalmente giunge con la legge 38/2010. Quest'ultima in particolare garantisce l'accesso al paziente a cure palliative ed alla terapia del dolore. Prescrizioni su ricettario "rosa" in unica copia afferente al SSR. Possono, alfine, essere prescritti farmaci oppioidi con una semplice ricetta redatta in una sola copia.

Il dato preliminare ed al medesimo tempo fondamentale è il "riconoscimento del dolore come vera e propria entità nosologica" non più considerata solamente con un epifenomeno, come un sintomo assieme ad altri. Ciò è fondamentale in quanto accanto alle patologie che generano dolore in "senso stretto" esistono stati dolorosi severi oramai cronicizzati.

Ciò offre al paziente ed al medico specialista in medicina del dolore una vasta gamma di approcci, finalmente riconosciuti dalla noma, dalla legge dello Stato.

Avremo così: dolore acuto (ad esempio, post operatorio, post traumatico; ecc.) e dolore cronico. Quest'ultimo, a sua volta, andrà a suddividersi in "benigno non neoplastico" (e di questo valutiamo la entità e la estensione del fenomeno: circa il 25-33% della popolazioni Italiana è affetta da dolore cronico severo non neoplastico) ed in "neoplastico".

Gli approcci saranno così molteplici.

1) Farmacologico, secondo la così detta scala a "3 gradini" come da linee guide dell'OMS. Dai FANS (ancora largamente abusati in Italia), agli anti-epilettici/anti-dolore neuroropatico (Carbamazepina, Oxacarbazepina, Gabapentin, Pregabalin, Clonazepam), ad alcuni anti-depressivi (Amitriptilina, Duloxetina, Velafaxina, che contribuiranno, inoltre, al trattamento della comorbilità più frequente ovvero i disturbi disforico/depressivi), fino agli oppiodi (di potenza diversa, a seconda della necessità).

Questi, oltre all'azione anti-dolore, da studi recenti hanno mostrato avere un effetto neuro-modulatore recettoriale sul midollo spinale che nel tempo giunge fino a "cancellare" la memoria del dolore dalle vie e le sinapsi midollari medesime.

Di recente è stata approvato dalla Commissione Sanità Regionale Toscana l'uso dei cannabinoidi (THC) nel trattamento del dolore e nelle cure palliative.

2) Altri approcci, non farmacologici: -le già citate tecniche di blocco antalgico nei nervi pericranici nelle patologie dolorose cervico-cranio-facciali e delle radici spinali nel trattamento del rachide doloroso/disfunzionale; -tecniche bio-tech quali la Scrambler Therapy (nuovo approccio messo a punto dal Bio-Ingegnere Prof. Giuseppe Marineo) della quale si dirà in un prossimo articolo (qui accenneremo che trattasi di strumentazione bio-tech capace di generare neuroni "virtuali" che connessi semplicemente alle aree cutanee ove il paziente avverte più intenso ed inabilitante il dolore inviano, dalla periferia al SNC, stimoli che vengono decodificati cognitivamente come "assenza di   dolore");                   -all'impianto di di neurostimolatori da posizionare nel contesto del SNC (in particolare a livello del midollo spinale dove agiscono lungo le vie spino- talamiche ed i cordoni posteriori).

Avventurandoci nel discorso concernente le Cure Palliative va rammentato come queste per lo più riguardino quei pazienti affetti da malattie non più responsive a trattamento.

Verranno in particolare prese in cosiderazione questioni quali: il trattamento del dolore cronico, inteso spesso oramai altrimenti inabilitante, l'aspetto psicologico, relazionale ed empatico del paziente e dei caregivers con la finalità di poter fornire la miglior qualità di vita residua nell'avvicinarsi del momento del "fine vita".

Aiutare, al fine, il paziente a mantenere la "propria dignità di persona".