Stress e dolore acuto

Dolore e stress sono due forme di aggressione all’integrità dell’individuo che hanno una valenza analoga.

Quando si presentano acutamente sono segnali d’allarme per i quali esistono meccanismi di difesa correlati alla necessità di mantenere in vita l’individuo e la specie alla quale esso appartiene.

Esistono quindi meccanismi individuo e specie specifici di allontanare e risolvere la situazione dolorosa o stressogena.

Per quanto riguarda i meccanismi specie specifici, più noti, ricordiamo il mimetismo: tipico delle specie inferiori con il quale si tende a divenire invisibili per sfuggire l’evento aggressivo.

Questo è tipico ad esempio dei vermi, dei rettili e di molte altre specie. Se si tocca un verme questo immediatamente si immobilizzarà per apparire fermo immobile come l’ambiente fisico che lo attornia.

La rezione tipo verme esiste anche nell’uomo: un insulto esterno specie se inaspettato provoca un tentativo di mimetismo con un blocco motorio  (sono rimasto di sasso!) e un arresto temporaneo delle attività vitali che per taluni può essere fatale (arresto cardiaco da paura).

Gli animali superiori hanno prevalente un altro mezzo di reazione questa volta attivo atto a “combattere“ la causa di dolore o di stress. Così l’uomo reagisce al dolore allontanando ciò che lo provoca e allo stress aggredendo chi o cosa lo procura.

Stress e dolore provocano una serie infinita di reazioni motorie, metaboliche, endocrine, vascolari, respiratorie  e molte altre tutte finalizzate a permettere o una fuga efficace o un combattimento. Le funzioni non essenziali sono sacrificate (ad esempio digestione) e l’attenzione si fissa sul solo elemento stressogeno annullando ogni altra percezione non essenziale.

Queste reazioni sono molto resistenti, infatti persistono anche in anestesia generale con deprivazione della coscienza ad esempio il dolore provocato dalle manovre chirurgiche non viene avvertito coscientemente, ma il cortisolo (tipico ormone da stress) viene prodotto in abbondanza.

Accanto ai meccanismi di protezione individuali esistono anche i meccanismi di protezione della specie che si attivano nelle situazioni di stress e dolore acuto, ad esempio aumenta la prolattina ormone che favorisce la lattazione che ha come  obiettivo quello di fornire il nutrimento ai piccoli della specie.

 

Cronicizzazione del dolore e dello stress

Di significato assai diverso sono gli effetti della cronicizzazione del dolore e dello stress.

La cronicizzazione degli stressogeni determina la perdita del significato di avviso di pericolo per l’integrità del soggetto e della specie  ed assume invece la caratteristica di una vera e propria malattia.

Benchè in talune manifestazioni i segni della cronicizzazione del dolore e dello stress possono variare sia qualitativamente che quantitativamente, esiste un nucleo comune di sintomi ed espressioni patologiche sostanzialmente identiche.

Nelle prime fasi di cronicizzazione del dolore e dello stress si manifestano segni e sintomi comuni:

  • sintomi astenici importanti,
  • disturbi del sonno,
  • disturbi dell’appetito (con disturbi in eccesso o/e in difetto).

In una seconda fase compaiono prevalentemente disturbi interpersonali e dello stato dell’umore:

  • Il sintomo principale è la necessità di isolamento (comune anche agli animali con dolore o stress cronico),
  • irritabilità e incapacità di mediazione,
  • scarsa attitudine alla iniziativa,
  • incapacità a concentrarsi,
  • riduzione della vita sociale e lavorativa.

 

In questa fase iniziano anche i primi segni di modificazioni fisiche:

  • aumento della tensione muscolare (localizzata o generalizzata),
  • tendenza a sporadici picchi ipertensivi che con il progredire del tempo diventano sempre più frequenti.

 

L’aggressività verso l’esterno presente nella seconda fase si interiorizza:

  • aumenta la insicurezza,
  • l’umore si fa instabile tendente alla depressione,
  • si manifesta uno stato di grave incapacità alla riflessione e si diventa spesso confusi.

 

I sintomi fisici aumentano:

  • si stabilizza uno stato ipertensivo modesto soprattutto a carico della PA minima,
  • aumenta la frequenza e la difficoltà respiratoria (iperventilazione e sensazione di fatica a respirare),
  • compaiono segni di aumento di tensione dei muscoli a carico prevalentente del capo e del collo.

In una fase più avanzata i due stressogeni (dolore e stress) si confondono, compaiono dolori cervicali importanti  e talvolta lombari.

Questi disturbi del tono muscolare permangono anche durante il sonno (Bruxismo) si accentuano patologie dolorose da anomalie posturali.

Nel dolore cronico si manifestano stati d’ansia generalizzati che nello stress cronico compaiono sin dalle prime fasi.

Lo stato di malattia continua ad aggravarsi per la diminuzione della immunocompetenza:

  • compaiono raffreddori e laringiti croniche,
  • pirosi e ulcere gastriche,
  • coliti,
  • asma,
  • mentre l’ipertensione tende a divenire stabile e di maggiore gravità.

I valori glicemici possono stabilmente aumentare.

E’ in questa ultima fase che la malattia “dolore cronico” e quella da "stress cronico” diventano indistinguibili se non con un difficilissime esercizio di anamnesi patologica  che talvolta non è poi così prossima ma può perdersi negli anni e anche il paziente non riesce più a scindere le cause dagli effetti.