Brevemente affronto questo argomento poichè mi rendo conto come circa la materia "definizione del dolore" vi siano ancora troppe superate opinioni e sovente sia ancora diffusa la convizione di come il "dolore cronico" altro non sia un epifenomeno delle cause che inizialmente ne furono all'origine.

Bene, secondo il libro bianco sul dolore questo viene definito esperienza somatosensoriale di connotato severamente negativa per il paziente con importanti coivolgenti circa l'aspetto sia affettivo che emotivo della persona nonchè sovente gravato da altrettante importanti comorbilità. 

Il punto focale certamente innovativo e più importante è il riconoscimento di come il "dolore cronico" non rappresensi più solamente la cronicizzazione di una esperienza esordita per questa o quella causa bensì ad esso viene finalmente riconosciuta la dignità di essere oramai "malattia a sè stante a tutti gli effetti" (!) ben distinta da quelle che in passato ne furono le cause originarie.

Ciò in rapporto alla trasfomazione di una persistente stimolazione periferica nocicettiva in una stratificazione e strutturazione di nuove vie (in paricolare quelle che vanno dalla sostanza grigia peri-acqueduttale al talamo e dal talamo alla corteccia dove lo la esperienza "dolore" diviene fortemente cosciente/consapevole), di nuove sinapsi, di un aumento volumetrico di alcune aree della corteccia cerebrale, in particolare la corteccia somatosensoriale (ovverosia le aree 1, 2 e 3 di Broadmann) sita subito posteriormente alla scissura del Rolando.

Come è possibile che un epifenomeno, un sintomo di questa o quella patologia divenga malattia a sè stante (anche dopo la eventuale risoluzione della patologia originaria)?

La risposta è semplicemente quella conosciuta come plasticità neuronale.

La stimolazione nocicettiva ripetitiva mediante, le già citate

- aumento del numero di sinapsi,
- di una implementazione conseguente delle vie del dolore,
- mediante il coinvolgimento delle cellule gliali (oramai non più relegate a semplici cellule di sostegno ma "evidenziata" la loro funzione di trasmissione di impulsi elettro/chimici e la possibilità, a differenza dei neuroni, di replicarsi),     

rende conto come prima possa essere modificata la funzione e quindi la struttura a livello del SNC.

Avere chiaro il concetto di come il dolore cronico sia malattia a sè stante è fondamentale per comprendere di cosa si stia parlando e degli approcci terapeutici possibili, differenziati, ed in particolare efficaci.