Negli ultimi venti anni tecnologie sempre più innovative e diagnosi sempre più precoci ci consentono di eradicare completamente i tumori del rene conservando l’organo in questo caso il rene. Se poi ci aggiungiamo tecniche minimamente invasive quali la laparoscopia o la robotica riusciamo anche ad ottenere dei risultati in termini estetici: è quanto emerso nel corso dell’ultimo congresso AURO (Associazione Urologi Ospedalieri).

La complicanza che è tutt’oggi presente per questo tipo di chirurgia (ovvero la asportazione del solo tumore definita “tumorectomia”) è rappresentato dal sanguinamento intra o post-operatorio che comunque si è ridotto notevolmente grazie a nuovi sistemi di emostasi (controllo del sanguinamento) quali il bisturi ad ultrasuoni o a radiofrequenza associato all’utilizzo di particolari sostanze  o “spugnette” emostatiche clips ecc. applicate direttamente sul margine di resezione. Oggi conosciamo anche meglio la biologia di questi tumori infatti da studi di genetica molecolare si sono individuati dei “sottotipi” di tumori alcuni dei quali con caratteri ereditari che ha aperto la strada a degli attenti monitoraggi su componenti della stessa famiglia. D’altro canto il sempre più diffuso utilizzo della ecografia ci ha permesso di scovare questi tumori molto frequentemente in maniera incidentale e quindi in fase precocissima prima ancora che questi diano manifestazioni cliniche situazioni in cui spesso sono ritenuti inoperabili. E’ proprio la fase di diagnosi precoce in cui è possibile mettere in atto la tecnica di asportazione (meglio ancora se robotica) del solo tumore conservando il restante “parenchima” renale. Anche dal punto di vista immunologico si sono fatti passi da giganti mettendo a punto terapie che prevedono l’utilizzo di anticorpi specificamente formati e diretti contro le cellule tumorali.

Questo però non deve rappresentare un traguardo in quanto ci attendiamo ulteriori sviluppi tecnici che ci consentano di ridurre ulteriormente la invasività dell’intervento chirurgico, ridurre le percentuali di complicanze sia della chirurgia che della terapia antitumorale, il tutto per facilitare la completa guarigione ed il più rapido recupero dell’integrità fisica dei pazienti senza postumi.

 

Sorgente

Atti AURO 2011