Il 7 maggio si è tenuto a Gaeta un importante convegno Urologico dedicato al carcinoma della prostata

Che novità ci sono in campo diagnostico e terapeutico?

Da un punto di vista diagnostico pur rimanendo sempre presente l’uso del psa plasmatico con tutti i limiti che ormai conosciamo bene, oltre i classici PCA3 urinario (sempre meno utilizzato) e l’indice di salute prostatica (con un cut off del 28% per quanto riguarda la patologia tumorale), si è parlato dell’uso di un nuovo marcatore:

il 4K score, il dosaggio delle 4 callicreine (ne parlerò in un prossimo post)

Da un punto di vista strumentale sempre più prepotente e richiesta è la presenza della Risonanza Magnetica Prostatica Multiparametrica, dove l’uso del 3 Tesla porterà ulteriori miglioramenti.

Interessanti le proposte dell’elastosonografia una sorta di palpazione elettronica, l’ecografia tridimensionale ed il test genetico su pezzo bioptico PROLARIS .

Dove si è discusso a lungo, e dove saranno sempre più presenti le argomentazioni urologiche alla ricerca di una uniformità di visione, è riguardo all ‘argomento del

Carcinoma prostatico Gleason 6, presente in solo core bioptico e con un psa inferiore a 10

Trattare il paziente o sottoporlo a sorveglianza attiva?

 E già, perchè ormai l’orientamento è quello di considerare tale forma tumorale un “non tumore” e come tale trattarlo. E’ compito dell’Urologo concertare con il paziente la giusta condotta terapeutica dopo aver formulato una corretta diagnosi e stadiazione.

Da un punto di vista della terapia medica si è ormai capito che le cellule che si sganciano dalla terapia ormonosopressiva è perché le cellule stesse producono il testosterone che serve loro per la crescita. Questo avviene attraverso un processo biomolecolare che adesso siamo in grado di interrompere.

In ogni caso sembra sempre più evidente la necessità di accogliere il paziente affetto da ca prostatico in un team in cui urologo,oncologo,radioterapista, psicologo si parlano e concertano.

L’aggiornamento sulle linee guida è obbligatorio oggi più che mai per l’urologo che si occupa di tale patologia