Le calcificazioni o microlitiasi testicolari sono dei riscontri ecografici non frequenti ed occasionali che si manifestano come multipli  “spot iperecogeni” (puntini bianchi) di diametro massimo di 3mm determinando il classico quadro ecografico definito “a cielo stellato"; a tutt’oggi il loro significato è controverso così come la loro origine. Negli ultimi anni è stata focalizzata l’attenzione su tali calcificazioni perché, come confermato dallo studio sul tumore del testicolo svolto nella popolazione norvegese e scandinava “progetto SWENOTECA” ove si ha la incidenza più alta per questo tipo di tumore (8-10 casi ogni 100.000 abitanti, dato confermato nella popolazione del Nord Europa), mentre la più bassa incidenza la si rileva in Africa ed in Asia anche in centri di nazioni particolarmente sviluppate come il Giappone e Singapore (< 2casi ogni 100.000 abitanti), esiste una correlazione fra tali reperti ecografici e due tipi di neoplasie:

- il Tumore a Cellule Germinali del Testicolo (TGCT)

- Neoplasia Intratubulare a Cellule Germinali del Testicolo di tipo non Classificato (ITGCNU) definita anche Carcinoma in situ o Neoplasia Intraepiteliale Testicolare cioè una neoformazione pre-cancerosa che nel 50-100% dei casi evolve in tumore conclamato tipo TGCT.

La micro litiasi scrotale in associazione con la alterazione della fertilità maschile, la atrofia testicolare, il criptorchidismo ed altre alterazioni della sfera sessuale maschile ( sindrome di Klinefelter, Pseudoermafroditismo maschile, torsione testicolare, Varicocele ecc.) determinano la cosiddetta Sindrome da Disgenesia Testicolare (TDS).

Le cause ipotizzate  ipotizzate sono numerose fra cui principalmente la componente genetica (sono stati anche identificati numerosi geni alterati anche se non univocamente chiamati in causa nel determinismo del TGCT, emerso anche da evidenze epidemiologiche, infatti si è notato che l’incidenza rimane inalterata in popolazioni europee trapiantate in America il che avvalora ulteriormente tale ipotesi . Ma ci sono anche prove dell’influenza ambientale e di determinate infezioni batteriche ( dalle analisi di microscopia elettronica si è notato che le calcificazioni depositate nei tubuli seminiferi non erano altro che cellule germinali degenerate, all’interno delle quali erano presenti dei nanobatteri che determinavano il formarsi di cristalli di idrossiapatite circondate da glicogeno).  E’ anche importante sottolineare questo tipo di tumori non sempre è associato a segni di disgenesia testicolare. Controverso è anche l’approccio diagnostico nei pazienti con microlitiasi testicolare che hanno un rischio 10 volte maggiore di sviluppare un tumore testicolare rispetto alla popolazione generale che a volte può anche essere bilaterale; questa tipologia di pazienti definiti ad alto rischio spesso vanno in contro allo sviluppo di tumore tipo TGCT da un lato e ad un contemporaneo ITGCNU dall’altro lato; considerato che quest’ultimo, come sopra specificato, dopo un tempo di latenza  abbastanza lungo può dare origine ad un tumore conclamato tipo TGCT come approccio terapeutico è indicato ricorre all’intervento di orchiectomia radicale  da lato con tumore conclamato seguita da chemioterapia sistemica a base di cisplatino per curare il testicolo superstite di frequente affetto dalla neoplasia pre-cancerosa proprio per cercare di scongiurare il rischio di tumore definito “metacrono” (cioè tumore primitivo che insorge a distanza di tempo dal precedente), preservare un certo grado di fertilità, mantenere livelli sufficienti di testosterone (ciò che non è possibile ottenere con i comuni approcci sin’ora utilizzati ovvero il ricorso ad un’orchiectomia radicale bilaterale e/o radioterapia).

Dai dati emersi si può affermare che le  strategie da adottare in caso di diagnosi di calcificazioni testicolari (anche se non universalmente accettate) sono:

1)    Vigile attesa ed insegnamento alla periodica autopalpazione alla ricerca di modularità sospette

2)    Biopsia testicolare

Considerato che in  generale il tumore al testicolo è la patologia neoplastica più frequente in epoca giovanile (13-39 anni) è quindi importante fare una diagnosi quanto più precoce possibile (anche se ha un basso indice di mortalità), quindi la biopsia testicolare deve rendersi indispensabile nei pazienti etichettati ad “alto rischio” cioè quelli che oltre alla micro litiasi testicolare presentano uno o più segni di sindrome da disgenesia testicolare sopra elencati.

Considerazioni conclusive: il conoscere più nel dettaglio la correlazione esistente fra TDS ed in particolare di una sua caratteristica,  rappresentata dalla microlitiasi testicolare multipla (> di 5 foci), e tumori testicolari a cellule germinali e soprattutto con il loro determinismo, sia esso genetico che ambientale che microbiologico, ci permetterà di prevedere con maggiore precisione l’evoluzione di tale patologie per poi mettere a punto un approccio terapeutico standardizzato diretto oltre che a prevenire le recidive od il formarsi di tumori nel testicolo superstite anche di preservare la fertilità ed evitare la terapia sostitutiva definitiva con testosterone.

Fonti 

Nature Reviewes Urology

Testicular Microlithiasis: Understanding and Management

Min-Han Tan; Charis Eng.

http://www.medscape.org article 738611