Alcuni ricercatori della Università di San Francisco nello Stato della California hanno recentemente pubblicato sulla rivista Cancer Research un articolo in cui affermano che, ricevuta una diagnosi di tumore alla prostata, il camminare "a passo veloce" può portare a ritardare od addirittura bloccare la progressione della malattia.

Erin L. Richman, primo autore dello studio, ed i suoi collaboratori hanno fatto compilare un questionario a 1.455 pazienti con tumore  prostatico a 27 mesi dalla diagnosi.

I ricercatori, dai dati raccolti, hanno rilevato che tutti i pazienti, con diagnosi già fatta, che si impegnavano a camminare ad una velocità non inferiore a 5 km all'ora per almeno tre ore alla settimana, avevano circa il 57% in meno di probabilità che i marcatori biochimici di una recidiva tumorale si ripresentassero e così pure si riduceva l'indicazione ad un eventuale secondo ciclo di trattamento con chemioterapie.

Il lavoro, in estrema sintesi, sembra suggerire che i vantaggi segnalati dipendono dalla velocità tenuta al passeggio  e che il camminare ad un ritmo "pacato e leggero" non dà alcun aiuto nel bloccare il tumore in questione.

Sarà vero e verificato domani da altre scuole? 

Lo si vedrà... ma intanto il consiglio è dato e, visto che costa poco, è bene, se possibile, metterlo in atto.

 

Fontehttp://cancerres.aacrjournals.org/content/early/2011/05/20/0008-5472.CAN-10-3932.abstract

Per approfondimenti: http://www.medicitalia.it/minforma/urologia/200-malattie-prostata-stili-vita-prevenzione-nuove-indagini.html .

http://www.medicitalia.it/minforma/urologia/369-tumore-prostatico-epidemiologia-eziologia-diagnosi-terapia.html