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Confusione relazione


lunedì 12 marzo 2012 da Utente 149xxx
Gentili Medici, sono una ragazza di 28 anni e convivo da sei anni e mezzo con il mio compagno. Premetto che da un anno e mezzo sto seguendo una cura con Citalopram perchè soffro di DAP, una "malattia" che si è presentata circa 10 anni fa e che ha condizionato pesantemente alcune mie scelte di vita. Il mio problema riguarda la mia relazione: ho un bel rapporto con il mio compagno, condividiamo molte passioni, parliamo tantissimo e sono profondamente legata a lui.Ovviamente non è una persona "perfetta", ma lo amo molto. Ultimamente però, ho dei dubbi. Ho notato un calo del desiderio da parte mia, inizialmente credo dovuto ai farmaci. La nostra vita sessuale è sempre stata molto soddisfacente, abbiamo imparato a conoscerci e sperimentiamo sempre delle cose nuove che tengano accesa la passione. Da parte mia però non avverto più quel forte desiderio...A questo si sono aggiunti dei dubbi: non l'ho mai tradito e non ho mai desiderato nessun altro. Adesso comincio a sentire il peso della routine e le mie emozioni si sono per così dire "appiattite". Sento attrazione verso persone che conosco poco, attraverso la chat, e mi spingo in conversazioni intime...ma è un'attrazione più fisica che mentale, nel senso che non m'importa particolarmente della persona che c'è dall'altra parte, e non la considero pari o superiore al mio compagno, anzi 8in poche parole:potrebbe essere chiunque). Però è come se i miei sensi si risvegliassero. Non voglio assolutamente lasciare il mio ragazzo, per me non esiste nessuno che sia come lui e non desidero intraprendere una nuova relazione. Mi sono chiesta più volte cosa farei se mi si presentasse l'occasione di tradirlo veramente, e non ho saputo darmi una risposta. Tutto questo ovviamente mi manda in crisi e mi porta a vivere un rapporto conflittuale con me stessa. Vorrei sapere se è normale sentirsi in questo modo, dopo tanti anni di relazione, o se questo è un sintomo che qualcosa non va. In ogni caso le mie restano fantasie. Si possono considerare "tradimento" le fantasie fatte con una persona che non è il partner? (fantasie condivise attraverso le parole in una chat). Aggiungo che non sono una persona "bigotta" ma sono molto sensibile e questo mi fa spesso sentire in colpa. Questo pensiero mi assilla. Non capisco qual è il confine...Forsa potrà esservi utile sapere che non ho praticamente vita sociale, non riesco a lavorare perchè mi prende l'ansia e credo che questo contribuisca alla mia "voglia" di cercare cose nuove. Spero tanto che possiate aiutarmi a chiarirmi le idee.
Grazie in anticipo.

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Dr. Flavia Massaro

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Gentilissima,

è possibile che in una relazione iniziata in giovane età col passare degli anni la passione lasci il posto ad una rassicurante routine.
Questo può avvenire anche se la relaizone è iniziata più avanti nelgi anni, ma essere molti giovani quando ci si mette assieme implica il fatto che nel tempo si cambierà motlo più di quanto avverrebbe ad un'altra età.

In questo senso la sua spinta a "cercare emozioni" al di fuori della coppia (anche se in concreto non ha tradito il suo compagno) può segnalare sia un momento passeggero di stanchezza nella coppia, sia il fatto che lei si sta rendendo conto che la relazione attuale non corrisponde più alle sue aspettative e/o a quello che desidera per il suo futuro.

A mio avviso, inoltre, il fatto che la sua esistenza sia stata condizionata negli ultimi 10 anni dagli attacchi di panico potrebbe aver influenzato anche le sue scelte in molti ambiti fra i quali quello di relazione.

Se ho capito bene lei si sta curando farmacologicamente da un anno e mezzo ma non ha mai intrapreso una psicoterapia: è così?


Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa a Milano e Mariano C.se
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lunedì 12 marzo 2012, dopo 5 minuti
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Dr. Giuseppe Santonocito

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>>> Vorrei sapere se è normale sentirsi in questo modo, dopo tanti anni di relazione, o se questo è un sintomo che qualcosa non va
>>>

Potrebbe essere un sintomo di qualcosa che non va, non in lei, ma nella relazione con il suo compagno.

Avete già parlato, con lui, del fatto che da parte sua qualcosa sembra essere cambiato?

Cordiali saluti

Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
Specialista in psicoterapia breve strategica
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lunedì 12 marzo 2012, dopo 0 minuti
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Dr. Valeria Randone

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Il calo deld esiderio sessuale, quando non ha cause organiche e correlate a disagi psichici pregressi, solitamente è il campanello d'allarme che qualcosa non va nella relazione.
Parlarne, diventa il primo passo in avanti, poi se desiderate,potreste chiedere una consultazione di coppia, che possa approfondire le dinamiche altre , correlate al calo del desiderio.
Conoscere qual è il confine del tradimento, non credo sia possibile, sarebbe un processo alle intenzioni.
Molte persona adoperano l'immaginario erotico, come spezia per la sessualità, altre lo sostituiscono al legame, alte ancora lo vivono come un mondo di tipo compensatorio e, ecc.
Se il suo immaginario, non ha però un nome ed un cognome, la cosa cambia.
Le allego, degli articoli, sul calo de ldesiderio sessuale, che però necessita di più d'una diagnosi.
Saluti

http://www.medicitalia.it/minforma/Psicologia/1268/I-disturbi-del-desid

http://www.medicitalia.it/minforma/Psicologia/1240/I-disturbi-del-desid

Cordialmente.
Dr.ssa Valeria Randone,perfezionata in sessuologia clinica.
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lunedì 12 marzo 2012, dopo 7 minuti
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Utente 149xxx
Grazie per le vostre risposte.
Si, avevo intrapreso una psicoterapia, ma l'ho da poco abbandonata perchè in un anno non mi ha apportato nessun beneficio. Solo dubbi che si aggiungono a dubbi.

Ho spiegato al mio compagno che da un pò di tempo mi sento diversa, come un pò stanca e meno coinvolta. Lui ha detto che crede sia normale perchè entrambi siamo cambiati e comunque 6 anni sono tanti, è inevitabile che ci sia la routine.

Io sento di amarlo, sinceramente, e non solo per le cose materiali (le passioni in comune, il dialogo ecc...), che certamente sono fondamentali in un rapporto ma che da sole non bastano a mandarlo avanti. Sento che lui è la persona giusta, per me non esiste nessuno che sia come lui. E allora non mi spiego questa voglia di novità che mi manda in crisi...

lunedì 12 marzo 2012, dopo 2 minuti
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Dr. Flavia Massaro

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Ultimamente si sente meglio?

Come ha trascorso tutti quegli anni "convivendo" con gli attacchi di panico?

Sente di aver vissuto la sua giovinezza o di aver rinunciato a molto?


Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa a Milano e Mariano C.se
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lunedì 12 marzo 2012, dopo 4 minuti
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Dr. Giuseppe Santonocito

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>>> Solo dubbi che si aggiungono a dubbi.
>>>

In tal caso parte del problema potrebbe essere proprio questo: che lei ha la tendenza, patologica, a crearsi dubbi su cose in cui non ce ne sarebbe alcun bisogno. Dico "potrebbe", è solo un'ipotesi.

È perfettamente vero che dopo 8 anni di vita insieme le novità cedono facilmente il posto alla routine, ma capire se si tratta di un po' di "normale" noia di coppia, di un reale bisogno di evasione oppure di ansia ossessiva, è difficile a distanza.

Può dire che tipo di psicoterapia aveva fatto? Frequenza delle sedute, contenuti discussi in seduta, eventuali compiti ricevuti fra una seduta e l'altra, conclusioni del terapeuta.

Cordiali saluti

Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
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lunedì 12 marzo 2012, dopo 2 minuti
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Utente 149xxx
Non sento di aver vissuto la mia giovinezza, o almeno, non normalmente. Non ho mai fatto rinunce ma, un pò per il mio carattere introverso, un pò per l'ansia che mi ha sempre condizionato, non ho potuto vivere le situazioni normali che vive ogni giovane. Quando mi sono messa insieme al mio attuale compagno sono stata molto meglio, ma in generale ho sempre avuto dei periodi di malessere e depressione. Adesso l'ansia e gli attacchi di panico sono diminuiti però non mi sento serena. Questo dipende anche dal fatto che non sono riuscita a realizzarmi (ho lasciato l'università a pochi esami dalla fine e non ho un lavoro), insomma non ho uno scopo e mi sento molto frustrata. Penso che questo influisca moltissimo nel modo di vivere il rapporto di coppia. Non desidero intraprendere una nuova relazione (come invece mi è accaduto in passato), vorrei solo non avere distrazioni con persone sconosciute di cui non m'importa nulla. Ad ogni modo se è vero che il calo di desiderio è il primo campanello d'allarme è anche vero che dopo tanti anni non può rimanere tutto perfetto come i primi tempi. E' normale che subentri un pò di stanchezza. Vorrei solo capire che peso dare a questo mio momento di stanchezza.

lunedì 12 marzo 2012, dopo 8 minuti
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Dr. Flavia Massaro

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Al di là del discorso sulle dinamiche di coppia, forse in lei si è risvegliato il desiderio di "vivere" e di recuperare almeno in parte le esperienze che non ha potuto fare o completare (come l'università) a casa dell'ansia.

Questo può indicare che la sua situazione si sta evolvendo e che c'è un miglioramento: per quanto questo la faccia sentire inquieta, infatti, se percepisce la spinta a cercare anche "dell'altro" significa che si aspetta di poter colmare il vuoto che sente.

Ovviamente questo può essere fatto in modo costruittivo o distruttivo, e sarebbe opportuno che lei iniziasse ad investire le sue energie in attività che la facciano sentire gratificata.

Nel frattempo le consiglio anche di ricominciare una psicoterapia che le consenta di elaborare quello che le sta accadendo e di non sentirsi smarrita per le emozioni che prova.


Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa a Milano e Mariano C.se
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lunedì 12 marzo 2012, dopo 6 minuti
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Utente 149xxx
Gentile Dr. Santocito, la mia non era una vera e propria psicoterapia. Sarò schietta e sincera: non avendo possibilità economiche mi sono rivolta al servizio pubblico dove ero assistita da una psichiatra/psicoterapeuta. Ci vedevamo più o meno ogni 10-15 gg ma la dottoressa, dopo mesi di colloqui, mi ha detto che se volevo intraprendere una vera psicoterapia dovevo andare da lei a pagamento. Quindi, in poche parole, in questi colloqui io parlavo di tutto quello che mi assillava, dei miei dubbi e le mie insicurezze, ma non ho mai ricevuto consigli, istruzioni o pareri particolarmente importanti. Questo è quanto.
Le confermo che tendenzialmente sono una persona che si fa sempre moltissime domande, mi creo spesso problemi anche se non ci sono e questo ovviamente m'impedisce di fare delle valutazioni obiettive. Il bisogno di evasione c'è e non lo nego. Vorrei avere la certezza dei miei sentimenti, ma è impossibile, e sono terrorizzata dal fatto che un giorno potrò accorgermi di non amarlo più. E più ci penso, più sto male.

lunedì 12 marzo 2012, dopo 1 minuti
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Utente 149xxx
Gentile Dottoressa Massaro, quello che mi sta dicendo è che questa mia ricerca di "altro" è un modo di colmare ciò che mi manca? Quindi non sarebbe un sintomo di una crisi di coppia? Io ho provato a lavorare, anche solo per uscire di casa, parlare con altre persone, e sentirmi un pò utile. Ma non riesco, mi prende l'ansia e rinuncio. Perchè non riesco a colmare questo vuoto facendo ciò che in effetti mi manca (ad esempio lavorare)? E' come se mi sentissi sicura nel mio star male, non so se riuscite a capirmi. Non sono soddisfatta della mia vita, sento di aver buttato via gli anni perchè non mi sono realizzata. Quello che ho è soltanto una relazione stabile che per nulla al mondo vorrei lasciare. Può essere che la mia crisi sia quindi dovuta a un problema mio di insoddisfazione, che non riguarda la vita di coppia?

lunedì 12 marzo 2012, dopo 8 minuti
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Dr. Giuseppe Santonocito

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>>> E' normale che subentri un pò di stanchezza. Vorrei solo capire che peso dare a questo mio momento di stanchezza.
>>>

Esatto, la discriminante per capire se si tratta di normalità da gestire o patologia da curare sta tutta in questo "peso".

Ma va valutato di persona, perché solo attraverso il colloquio clinico è possibile farlo. A distanza mancano molti indicatori utili sulla persona.

Immagino che l'esperienza psicoterapeutica non edificante che ha avuto la prima volta possa averla resa titubante nel riprovarci, ma se ha la tendenza a porsi molti dubbi potrebbe trattarsi di ruminazioni ossessive, per le quali, come per il Dap, dovrebbe rivolgersi a uno psicologo psicoterapeuta esperto in disturbi d'ansia.

Tenga presente che esistono forme di terapia breve in grado di trattare l'ansia spesso in poche sedute (ad es. breve strategica o comportamentale). Questo in relazione, ma non solo, al problema economico.

Può leggere qui per informarsi meglio su cosa aspettarsi da una psicoterapia e su alcuni dei più diffusi orientamenti psicoterapeutici:

http://www.medicitalia.it/minforma/Psicologia/233/La-psicoterapia-che-c

http://www.medicitalia.it/minforma/Psicoterapia/533/Mini-guida-per-la-s

Cordiali saluti

Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
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lunedì 12 marzo 2012, dopo 6 minuti
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Utente 149xxx
Grazie per le informazioni, leggerò gli articoli.

Stando tutto il giorno in casa da sola (non vedo e non sento nessuno) è normale che poi la sera, quando lui arriva, io non ho molta voglia di avere dei rapporti. Mi sento annoiata e di cattivo umore. Tuttavia mi piace stare in intimità e sento il bisogno del contatto fisico, ma non ho il forte desiderio che porta poi ad avere un rapporto vero e proprio. Stando al pc, invece, se dall'altra parte c'è qualcuno che mi corteggia o mi dice determinate cose, allora comincio a fantasticare e i miei sensi si risvegliano bruscamente. E' questo che mi turba moltissimo e mi fa venire i dubbi nonchè i sensi di colpa.

lunedì 12 marzo 2012, dopo 6 minuti
replica #12  -  Segnala allo staff
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Dr. Sabrina Camplone

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Gent.le ragazza,
ho letto con attenzione la sua richiesta e concordo con la dr.ssa Massaro nell'ipotizzare che Lei abbia più o meno consapevolmente spostato la sua attenzione sul disagio di coppia ma che la sua insoddisfazione abbia una matrice personale e solo in seconda battuta coinvolga il rapporto di coppia.
A quanto pare i colloqui con la psichiatra non hanno creato le condizioni favorevoli all'avvio di un processo di cambiamento, che non dovrebbe essere vincolato ad un tornaconto economico da parte dello specialista, rinviando la possibilità di elaborare il suo disagio attraverso un percorso terapeutico.
Le allego il link ad un articolo che può esserle utile, qualora decidesse di iniziare una vera psicoterapia, nel fornirle criteri di scelta dello psicologo-psicoterapeuta.

http://www.medicitalia.it/minforma/Psicoterapia/153/Perche-iniziare-una

Infine le suggerisco di scegliere uno psicoterapeuta esperto in tecniche di rilassamento psico-corporeo che possa offrirle l'opportunità di integrare i colloquio di psicoterapia con sessioni di training autogeno.

Dr.ssa SABRINA CAMPLONE
Psicologa-Psicoterapeuta Individuale e di Coppia a Pescara e Teramo
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lunedì 12 marzo 2012, dopo 4 ore
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Dr. Valeria Randone

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Da quanto scrive in seguito, sembra che il suo disagio personale venga traslato alla dimensione di coppia.
La struttura pubblica, non e'sinonimo di lavoro scadente, forse non era una psicoterapia, tuto qui'
Rifletta sulle nostre risposte e valuti serenamente il da farsi
Saluti

Cordialmente.
Dr.ssa Valeria Randone,perfezionata in sessuologia clinica.
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lunedì 12 marzo 2012, dopo 14 minuti
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Dr. Flavia Massaro

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MILANO (MI)
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"E' come se mi sentissi sicura nel mio star male, non so se riuscite a capirmi"

Capiamo benissimo, e questa è una delle componenti che lei dovrebbe affrontare con una psicoterapia.
Il suo disturbo la affligge ma la tiene anche al sicuro, e quindi lei in conclusione si trova in uno stallo che non riesce a superare da sola perchè la situazione è paradossalmente in parte rassicurante - come è rassicurante la relazione che ha da anni e che non le riserva grosse sorprese.

Il problema è però che, giunta a questo punto, può scoprire di non sapere più di preciso perchè sta con il suo compagno (amore o sicurezza/abitudine?) e la gratificazione che trae dai suoi flirt virtuali la mette ulteriormente in crisi.

Non conoscendola non è possibile dire con certezza quanto il problema nasca anche in seno alla coppia o sia dovuto ad una sua crisi personale che si riflette sul rapporto con il suo compagno.

A mio avviso può provare a ridiscutere con il suo psichiatra la terapia farmacologica e valutare se sia il caso di cambiare dosaggio o farmaco, dal momento che, pur stando meglio, lei soffre comunque di ansia e non riesce a dare una svolta alla sua vita.

Il lavoro più importante però sarebbe quello psicoterapeutico.


Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa a Milano e Mariano C.se
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lunedì 12 marzo 2012, dopo 1 ore
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Utente 149xxx
Grazie a tutti per le Vostre risposte. Ma vorrei togliermi un ulteriore dubbio: perchè voi psicologi, quando si parla di rapporto di coppia, tendete sempre a scindere l'amore dall'abitudine? Cioè come se l'abitudine non facesse parte della vita quotidiana e quindi è da considerarsi come qualcosa di "patologico" o come un campanello d'allarme. Io amo il mio compagno, non so spiegarmi perchè mi piace flirtare virtualmente, ma credo sia una sorta di evasione dalla realtà, come per allontanare la noia. Io credo che vivendo insieme ad una persona sia normale abituarsi a questa e a un determinato stile di vita che ruota attorno alla coppia. E credo sia anche normale sentirsi al sicuro in un rapporto di coppia duraturo che -inevitabilmente- non riserva grosse sorprese. Grazie ancora per la vostra disponibilità.

lunedì 12 marzo 2012, dopo 45 minuti
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Risponde dal 2010 lo psicologo

Dr. Sabrina Camplone

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Psicoterapia

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Gent.le ragazza,

credo che la differenza stia nel significato che assume l'abitudine all'interno del vissuto che la persona condivide con lo specialista, nel suo caso è stata lei stessa ad evidenziare la sua insoddisfazione per la mancata realizzazione professionale, l'assenza di una rete relazionale che le consenta di coltivare rapporti interpersonali e l'esigenza di "evadere" attraverso le chat da una quotidianità diventata troppo prevedibile per rappresentare una fonte di stimoli che possano coinvolgerla.
In questo scenario, torno a sottolineare la questione di fondo, secondo me, è l'insoddisfazione personale non l'abitudinarietà che può caratterizzare un rapporto di coppia avviato da diversi anni.

Dr.ssa SABRINA CAMPLONE
Psicologa-Psicoterapeuta Individuale e di Coppia a Pescara e Teramo
www.psicoterapeuta-pescara.it
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lunedì 12 marzo 2012, dopo 2 ore
replica #17  -  Segnala allo staff
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Dr. Valeria Randone

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Psicologia

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CATANIA (CT)

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Gentile Utente,
Noi Psicologi non scindiamo l' amore dall' abitudine.
La routine se e' sana , proficua e rappresenta la necessita' di entrambi, e' un valore aggiunto al legame, se invece rappresenta una trappola e necessita di altre evasioni, forse sarebbe da analizzare.
Un rapporto, soprattutto se duraturo, per evitare di transitare dalle emozioni , alla noia,dalla cominicazione affettiva, a quella di servizio, necessita di continue manutenzioni.
Credo che diventa opportuno, investigare il suo vissuto e disagio personale, per poterlo disgiungere dal malessere del suo legame, mediante un aiuto specialistico.
Saluti

Cordialmente.
Dr.ssa Valeria Randone,perfezionata in sessuologia clinica.
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martedì 13 marzo 2012, dopo 8 ore
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Dr. Flavia Massaro

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Psicologia

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MILANO (MI)
MARIANO COMENSE (CO)

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Quando la motivazione principale dello stare assieme è l'abitudine c'è un problema.
Questo può concretizzarsi in varie maniere, come ad es. l'incapacità di porre fine ad un rapporto insoddisfacente e non recuperabile per l'angoscia che assale al pensiero di "tornare soli" e i relativi dubbi come "troverò quacun'altro come lei/lui?", "resterò sola/o?" , "e se passassi dalla padella alla brace?"ecc.

Non è però possibile dire se questo sia il suo caso, non potendo conoscere di persona la situazione.

Quello che è certo è che cercare distrazioni di varia natura è sempre segno di un disagio anche di coppia, indipendentemente dall'origine prima di questo comportamento, e che può servire a mantenere in piedi un rapporto lacunoso reperendo altrove quello che in esso è mancante.

"Stando tutto il giorno in casa da sola (non vedo e non sento nessuno) è normale che poi la sera, quando lui arriva, io non ho molta voglia di avere dei rapporti"

Questo in realtà è molto soggettivo: al contrario, lei potrebbe non vedere l'ora di stare con lui proprio perchè è sempre sola.
Al situazione che ci descrive potrebbe invece dipendere da una certa ostilità nei confronti del suo compagno, che sta fuori tutto il giorno, vede altre persone, lavora e magari si sente contento e realizzato grazie a tutto questo, mentre lei sta vivendo da reclusa.

Anche qui la soluzione è che lei cerchi di iniziare una terapia per evitare che i suoi problemi individuali si ripercuotano e confondano con possibili problemi di coppia, col risultato che lei non sa più dare una lettura certa alla situazione e va avanti nel modo che ci ha descritto.


Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa a Milano e Mariano C.se
www.serviziodipsicologia.it - fmassaro@medicitalia.it
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martedì 13 marzo 2012, dopo 2 ore
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