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Problema legato all'ansia


venerdì 16 marzo 2012 da Utente 147xxx
Gentili dottori,
è da parecchio che non scrivo perché mi sono preso una pausa per riflettere sul mio modo di approcciare la vita.
Se guardo tutti i consulti di cui ho richiesto un parere mi rendo conto di quanti sintomi e malattie ipotetiche mi sono immaginato, dovute certamente ad ansia e un po' di depressione (quando si è lucidi si vede tutto con occhi diversi)
Alla fine penso che i periodi bui servano per fermarci a riflettere e capire che ci sono tante cose che non funzionano nella nostra vita.
Sarò breve.
In questo periodo sono migliorato molto ma c'è una cosa che non riesco a comprendere ed è l'ansia sul fisico..
Prima c'erano le idee e i pensieri ossessivi ora invece non faccio pensieri ansiogeni, semplicemente mi ricordo di avere questa morsa a stomaco e collo e quando ci penso mi compare all'istante, com'è possibile?
Il pensiero di avere rigidezza al collo mi fa venire tensione al collo, poi magari mi metto a lavorare e mi scompare, mi fermo penso che mi è scomparsa la rigidezza e il pensiero me la fa tornare.
Non so se mi sono spiegato...

C'è un modo per risolvere?
Grazie per l'aiuto

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Risponde dal 2008 lo psicologo

Dr. Giuseppe Santonocito

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In passato le abbiamo già suggerito di rivolgersi a un professionissta, ma di persona.

È poi riuscito a farlo?

Cordiali saluti

Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
Specialista in psicoterapia breve strategica
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venerdì 16 marzo 2012, dopo 8 minuti
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Dr. Alessandro Raggi

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gentile utente, una volta escluse le possibili cause organiche, la spiegazione psicologica è quella più plausibile nel suo caso.
Un consulto con uno psicoterapeuta le sarà d'aiuto senz'altro per affrontare e risolvere questo problema.
Purtroppo l'ansia si può manifestare in molti modi, anche se solo uno specialista potrà diagnosticare di persona il suo disturbo in maniera più precisa, poichè l'ansia può essere anche un sintomo secondario associato ad un disturbo depressivo.
Le somatizzazioni si spiegano facilmente basti pensare che se qualcosa ci spaventa il nostro corpo reagisce con tachicardia e sudorazione, o altro....e le somatizzazioni sono caratteristiche dei disturbi d'ansia. La nostra psiche è strettamente legata agli aspetti somatici.
Cordiali saluti


Dr. Alessandro Raggi
psicoterapeuta psicoanalista
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venerdì 16 marzo 2012, dopo 4 minuti
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Utente 147xxx
No, non l'ho fatto.
Sto cercando di analizzarmi, di analizzare la mia vita da persona ossessiva e perfezionista quale sono e quale non ho più desiderio di essere.
I disturbi ossessivi che mi sono capitati secondo me sono proprio un segnale di questo mio disagio interiore, secondo me.
Più si cerca di controllare le cose, più si ha ansia e depressione, più si perde la spontaneità e se stessi; si perdono di vista i propri desideri, si pretende troppo da se stessi, si danno dei voti ai propri comportamenti.
Mi confermate?
Ora da questo punto di vista sono un po' più sereno anche se a volte mi trovo in conflitto tra il mio vecchio me e quello che vorrei essere.

Riguardo alla richiesta, anche io sono d'accordo che i pensieri possono provocare ansia in soggetti predisposti, quello che non riesco a risolvere è il fatto di autoprovocarsi il collo rigido con il solo pensiero di averlo.
Comunque confermo di essere depresso, me ne sono reso conto dopo anni che cercavo disturbi fisici inesistenti quando la risposta è proprio la mia psiche bacata, forse dovuta ad una distimia non curata.
Questa è la mia interpretazione, ma più che riflettere sul problema ora vorrei concentrarmi sulle soluzioni.

venerdì 16 marzo 2012, dopo 20 minuti
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Dr. Flavia Massaro

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"Sto cercando di analizzarmi, di analizzare la mia vita da persona ossessiva e perfezionista quale sono e quale non ho più desiderio di essere"

Gentilissimo,

non vede il controsenso insito in questa sua affermazione?

Lei afferma che il suo problema è che è concentrato ossessivamente nella propria autoanalisi, e dice di essere impegnato ad autoanalizzare la sua tendenza ad autoanalizzarsi.

In questo modo non andrà da nessuna parte: se il problema è l'attenzione che rivolge ossessivamente su di sè (sia sul corpo, sia sui pensieri) solo un intervento psicoterapeutico potrà consentirle di spezzare il circolo vizioso.

Non solo non concluderà nulla, ma potrà anche continuare ad alimentare la sua ansia dal momento che, da quanto ci dice, è piuttosto chiaro che tende ad autosuggestionarsi e a sentire immediatamente un sintomo come conseguenza del solo pensarci.

Questo effetto non è per nulla strano e, anzi, è più che plausibile: le basti pensare che questo stesso meccanismo è alla base del successo di tecniche di rialssamento come il Training Autogeno, che consente di produrre istantanee modificazioni fisiologiche nell'organismo (ovviamente positive) esattamente nel modo in cui lei riesce a procurarsi una tensione muscolare

In conclusione: tutto questo è davvero un po' troppo per pensare di uscirne da solo, non crede?


Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa a Milano e Mariano C.se
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sabato 17 marzo 2012, dopo 12 ore
modificato dopo 7 minuti
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Utente 147xxx
Gentile Dr. Massaro,
forse con quella frase non mi sono espresso in maniera corretta, rileggendola.
Il senso è che sto analizzando i miei problemi cercando una soluzione, è logico che se uno si concentra solo sui problemi in maniera ossessiva li amplifica solamente.

Mi rendo anche conto che cercare una soluzione non significa fare un elenco di cosa dovrei fare per "migliorare" perché finirei per autoalimentare il mio perfezionismo, ma vivere più il momento, vorrei veramente ritrovare quella spontaneità e quell'individualità che ho perso con il tempo.
Questa mia tendenza alla perfezione forse serve per colmare la mancanza di affetto, il mio vuoto interiore la mia bassa autostima.
Anche il controllo delle cose, della realtà può essere visto come una paura o una mancanza di spontaneità, un modo per fare le cose "perfettamente".
Io non voglio rivolgere l'attenzione su di me, vorrei soltanto stabilire dei valori, che cosa è veramente importante, scelte che forse non ho mai fatto, e soprattutto ascoltarmi ed essere più in sintonia con il mio corpo. In fondo l'ansia e le ossessioni non sono una risposta a qualcosa che non va?

Sto leggendo molti libri su PNL e Taoismo e mi stanno aiutando molto, forse quello che sbaglio è pensare al futuro, cercare sempre di dare una risposta razionale alla realtà e questo gli fa perdere significato.
Diceva Pascal "l'ultimo passo della ragione è riconoscere che ci sono infinite cose che la sorpassano", non si possono razionalizzare i sentimenti, sono cose che permeano tutto ma non possono essere descritte ma solo vissute, provate.

Non scherzo da parecchio, prendo sempre tutto sul serio, magari cerco di ottenere quando in realtà ho già tutto sotto al naso.
I miei purtroppo sono persone molto schematiche, che non si godono la vita, hanno sempre preteso molto da me e mi hanno sempre fatto vedere la vita come se fosse una prestazione, un obiettivo.
Ma non li incolpo, in fondo, io ho la possibilità di scegliere.

Quello che mi manca moltissimo è il rapporto spontaneo con gli altri, è una sofferenza interiore, è come portare una maschera per colmare il vuoto che ho.
Comunque, ritornando al discorso dell'autosuggestione, lei crede davvero che con queste tecniche si riesce ad eliminare l'ansia?
La mia paura più grande è prendere psicofarmaci, perché ora sono sereno (tranne questi momenti) mi sento con un vuoto interiore, una specie di foglio bianco che devo ricominciare a scrivere, ma mi sento sereno.
Se fossi andato un mese fa da uno psichiatra, con tutte le mie ossessioni e compulsioni, avrei sicuramente cominciato una bella cura a base di farmaci.

sabato 17 marzo 2012, dopo 1 ore
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Risponde dal 2010 lo psicologo

Dr. Flavia Massaro

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Indipendentemente dagli strumenti impiegati, quello che conta è che lei si faccia seguire da uno psicologo e che non pensi più di poter risolvere tutto da solo, con o senza letture che sono motivate solo dal pensiero di trovare una soluzione che però non è possibile applicare su sè stessi.
Anche gli psicologi vanno da altri psicologi quando ne hanno bisogno, perciò la conoscenza della materia e delle varie tecniche non è sufficiente a risolvere i propri problemi.
E' sempre necessario affidarsi ad un altro.


Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa a Milano e Mariano C.se
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sabato 17 marzo 2012, dopo 53 minuti
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Dr. Giuseppe Santonocito

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>>> Sto cercando di analizzarmi, di analizzare la mia vita da persona ossessiva e perfezionista quale sono e quale non ho più desiderio di essere.
>>>

Vedo che ha fatto i "compiti a casa", ma ha mancato un punto importante: se si è ansioso-ossessivi, l'incaponirsi a volersi risolvere da soli il problema non è altro che un sintomo dello stesso problema. E continuando a porre domande qui a noi, senza farsi vedere di persona, contribuirà probabilmente ad alimentarlo.

>>> Questa è la mia interpretazione, ma più che riflettere sul problema ora vorrei concentrarmi sulle soluzioni.
>>>

Dal punto di vista di una terapia specifica per l'ansia, come la breve strategica, è proprio il contrario. I disturbi d'ansia si risolvono meglio con approcci problem oriented, non solution oriented.

Si rivolga a uno specialista, meglio se esperto in disturbi d'ansia.

Cordiali saluti

Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
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sabato 17 marzo 2012, dopo 53 minuti
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Utente 147xxx
Si, comprendo quello che mi dice, io però auto-aiutandomi mi sento meglio. Sto abolendo la parola "devo" e "obiettivi" dalla mia vita e mi sento molto meno in ansia.
In fondo, è come parliamo a noi stessi e come vediamo la vita che differenzia una persona sana da una ossessiva.
Cambiare il modo di vedere la vita, quella è una cosa su cui lavorare giorno dopo giorno, ed è forse la parte più difficile.

Comunque mi ero iscritto in un forum di persone con il DOC e altri disturbi di personalità, un po' per non sentirmi solo con il problema, un po' per tranquillizzarmi (ai tempi che ero molto agitato) ed ho notato che c'erano parecchie persone in cura con farmaci e che non avevano risolto nulla.
Una persona può anche aiutarmi ma se non sono io che cambio mentalità, cosa serve questo aiuto?


sabato 17 marzo 2012, dopo 3 ore
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Dr. Giuseppe Santonocito

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>>> Una persona può anche aiutarmi ma se non sono io che cambio mentalità, cosa serve questo aiuto?
>>>

Ci dica lei, piuttosto: se non crede all'aiuto professionale, come pare di capire, come mai ha scritto a degli psicologi? Non bastava aiutarsi da solo?

Cordiali saluti

Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
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sabato 17 marzo 2012, dopo 1 ore
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Utente 147xxx
Questa è una sua idea, non facciamo di tutta l'erba un fascio.
Io ho detto che posso ricevere anche un aiuto, ma se non sono io a voler cambiare non ottengo nessun risultato.
È normale che, non sapendo tutto, chiedo un parere o aiuto per capire delle cose e avere un punto di vista differente che è sempre utile.
Comunque sono già andato in un centro di salute mentale 2 anni fa, ho smesso di andarci perché non mi sentivo capito, a volte volevo parlare per più di un'ora quando non c'era nessuno dopo di me e la psichiatra mi diceva sempre tempo scaduto, evidentemente la scocciavo...allora ho tolto il disturbo.

Un'altra psicologa, si perché in realtà, dopo la psichiatra che non mi ha prescritto nessun farmaco hanno deciso di affiancarmi una psicologa. Le sedute erano che io parlavo e lei che mi confermava quello che dicevo o mi diceva "lei può fare questo" e "lei può fare quello" per migliorare.
Nessuna delle due mi ha mai detto che ero depresso, che sono una persona che ha una distimia cronica o altri problemi.
Forse perché sono io che posso dedicare tempo a me stesso, gli altri sono pagati e ti trattano da numero.
Almeno questa è la mia esperienza, forse sono io che non sono empatico con con lo psicologo, non lo so...

sabato 17 marzo 2012, dopo 27 minuti
replica #10  -  Segnala allo staff
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Dr. Giuseppe Santonocito

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Ok, adesso è più chiaro.

Ha avuto due esperienze poco edificanti, perciò si chiede che utilità potrebbe avere tornare ancora in terapia.

Le forme di psicoterapia però non sono tutte uguali. In particolare ce ne sono alcune più attive e direttive, dove il terapeuta non solo parla e lascia parlare, ma dà indicazioni pratiche precise da mettere in atto fra le sedute. Molti disturbi d'ansia possono essere trattati bene e con successo con psicoterapie come la cognitivo-comportamentale o la breve strategica.

S'informi meglio, ad esempio iniziando a leggere qui:

http://www.medicitalia.it/minforma/Psicoterapia/533/Mini-guida-per-la-s

http://www.medicitalia.it/minforma/Psicologia/233/La-psicoterapia-che-c

Poi potrà chiederci ulteriori chiarimenti.

Cordiali saluti

Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
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sabato 17 marzo 2012, dopo 10 minuti
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Risponde dal 2010 lo psicologo

Dr. Flavia Massaro

Risponde in:
Psicologia

Esercita a:
MILANO (MI)
MARIANO COMENSE (CO)

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Indice di partecipazione al sito: 1210
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E' possibile che quelle che ha sostenuto presso il centro di salute mentale fossero sedute di sostegno psicologico, più che colloqui di psicoterapia organizzati secondo un percorso e un obiettivo ben preciso.

Del resto le strutture pubbliche hanno risorse limitate e fanno quello che possono.

Per quanto riguarda però la durata delle sedute devo dirle che esistono dei tempi tecnici da rispettare, proprio perchè si tratta di sedute e non di chaicchierate.

"mi ero iscritto in un forum di persone con il DOC e altri disturbi di personalità, un po' per non sentirmi solo con il problema, un po' per tranquillizzarmi (ai tempi che ero molto agitato) ed ho notato che c'erano parecchie persone in cura con farmaci e che non avevano risolto nulla."

Queste persone prendevano solo dei farmaci e non hanno risolto nulla?
Se vuole fare una cosa utile per loro consigli una psicoterapia, perchè quando parliamo di disturbi psicologici è difficle che il farmaco da solo sia risolutivo.

"Una persona può anche aiutarmi ma se non sono io che cambio mentalità, cosa serve questo aiuto?"

Un professionista appositamente formato potrà aiutarla a realizzare questo "cambio di mentalità" che immagino lei non sia in grado di compiere fino in fondo da solo.


Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa a Milano e Mariano C.se
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domenica 18 marzo 2012, dopo 16 ore
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Risponde dal 2012 lo psicologo

Dr. Giovanna Verde

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Psicologia

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TORINO (TO)
NICHELINO (TO)

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Buongiorno.
I Suoi interventi hanno suscitato in me alcune riflessioni di cui vlevo metterLa al corrente.

1. "Comunque sono già andato in un centro di salute mentale 2 anni fa, ho smesso di andarci perché non mi sentivo capito, a volte volevo parlare per più di un'ora quando non c'era nessuno dopo di me e la psichiatra mi diceva sempre tempo scaduto, evidentemente la scocciavo...allora ho tolto il disturbo."

Il fatto di avere un tempo definito a disposizione è uno strumento di lavoro del professionista (psicologo-psicoterapeuta o psichiatra-psicoterapeuta). Il paziente utilizza quello spazio (che dura 45 minuti, 50 o poco più in base all'orientamento professionale e alle abitudini del professionista) dopodichè utilizza il resto della settimana per riflettere su ciò che si è detto e per lavorare sui contenuti emersi. Dubito che la psichiatra pensasse che Lei potesse scocciarla. La seduta ha una durata fissa e ci si vede una volta o al massimo due la settimana. Il cambiamento è possibile se il rapporto con il professionista è stabile nel tempo. Parlare per più tempo non significa trarre maggiore giovamento dal trattamento. Forse avrebbe dovuto dire alla psichiatra che si sentiva "di scocciarla". Credo che ne avrebbe parlato volentieri con Lei.

2."Un'altra psicologa, si perché in realtà, dopo la psichiatra che non mi ha prescritto nessun farmaco hanno deciso di affiancarmi una psicologa. Le sedute erano che io parlavo e lei che mi confermava quello che dicevo o mi diceva "lei può fare questo" e "lei può fare quello" per migliorare.
Nessuna delle due mi ha mai detto che ero depresso, che sono una persona che ha una distimia cronica o altri problemi.
Forse perché sono io che posso dedicare tempo a me stesso, gli altri sono pagati e ti trattano da numero.
Almeno questa è la mia esperienza, forse sono io che non sono empatico con con lo psicologo, non lo so..."

Non è Lei che deve essere empatico con lo psicologo. Sarebbe forse invece più utile interrogarsi sul perchè Lei sente il bisogno di avere una "diagnosi". Lei è ciò che è, a prescindere da una definizione. E, anche ci fosse una diagnosi precisa, Lei non è un'etichetta o una definizione, ma una persona: un sistema complesso e unico.

Credo ci sia anche un'ambivalenza di fondo sulla possibilità di chiedere aiuto e di riceverlo. Nella sua esperienza, personale intendo, Lei pensa di poter ricevere aiuto?
Inoltre, crede che gli altri possano in qualche modo dedicarle del tempo? Si sente altre volte poco considerato o un "numero"?

La ringrazio per l'attenzione.



Dr.ssa Giovanna Verde
Psicologa
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domenica 18 marzo 2012, dopo 10 minuti
modificato dopo 1477 minuti
replica #13  -  Segnala allo staff
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Utente 147xxx
Vi ringrazio tutti per l'interessamento,
in realtà io mi sento una persona abbastanza sola e, col tempo, ho imparato a risolvere da me i problemi proprio perché non ho molto dialogo, amici fidati a cui chiedere una mano, diciamo che sono rapporti di facciata, niente di profondo, niente sentimenti.

Quando lei parla di ambivalenza sul ricevere l'aiuto, in parte è così, nel senso che non riesco ad essere me stesso neanche con lo psicologo sento sempre un muro, una specie di non comunicazione.
Poi sono anche molto rigido, solo e soprattutto con me stesso, per cui tendo ad etichettarmi, a volte non riesco a farne a meno perché mi sembra sempre che mi sfugge qualcosa.

La stessa cosa mi capita quando devo fare qualche lavoro, devo prima leggermi tutto il manuale, altrimenti ho la sensazione di non comprendere pienamente il tutto.
Cosa che a mente lucida so essere sbagliato perché nella vita meno cose controlli è più si è felici.
L'altro giorno ordinavo la libreria e mi sono venuti dei dubbi: è normale ordinare e tenerci alle cose, poi ho iniziato a pensare che magari l'ordine (non eccessivo peraltro) era una forma di controllo, poi non sapevo più se era normale o no, insomma un casino.
Il problema non è tanto se sia giusto o sbagliato ma perché mi devo fare le domande!

Anche quando leggo, prima mi mettevo in testa che dovevo sapere tutto, dovevo ricordare le cose (anche questa una forma di controllo).
Prima per queste cose sarei andato in ansia, adesso mi accorgo che i miei stati d'animo dipendono dalle mie idee, anche come vedo la vita per cui mi dico che è solo un'idea ossessiva e quindi ansia ne ho proprio zero.
Rimangono solo i dubbi.
Quello che non capisco e se questo è un tratto della mia personalità quindi un disturbo di personalità oppure un disturbo ossessivo (leggevo che il DOC è egodistonico, io mi accorgo che c'è qualcosa che non va perché non è così che vorrei vivere la vita, non vorrei controllarmi ma essere spontaneo, ma quando cerco di esserlo mi manca sempre qualcosa, mi sento sempre imperfetto, anche se è solo una sensazione)


Sull'ultima domanda penso di essere molto solo, ma non per colpa degli altri ma solo mia. Non mi piace girare molto perché quando vedo delle coppie affiatate mi viene un nodo in gola e mi ripeto che io non sarò mai così.
Quello che mi limita è che ho sempre una visione futura dei risultati in maniera negativa, ho proprio la visione della vita distorta. Con gli altri forse tendo sempre ad agire come se fossi giudicato, magari vedo negli altri quello che prima erano i miei genitori e le esperienze negative di vita e tendo a riportarmele.

A casa ho provato a spiegare che sono un po' depresso ma nessuno mi chiede mai come sto, se ho bisogno di qualcosa o mi dedica anche solo 5 minuti, per cui non parlo molto.
Le uniche volte che lo fanno sono per criticarmi o dirmi qualcosa di negativo per farmi sentire inadeguato.


Le sedute che ho fatto non erano per nulla edificanti, penso di non aver risolto nulla se non l'aver espresso i miei pensieri ma se mi dite che ci sono altri tipi di terapia (non a base di farmaci) potrei anche provare; la cosa che mi ferma è che già mi vedo che non risolvo nulla, nel senso che torno a casa e sono sempre la solita persona.
Sicuramente, come dite, ho bisogno di uno psicologo ma ancora di più di un rapporto spontaneo con gli altri perché ne sento molto la mancanza, a volte parlo tra me e me da solo ma quello che vorrei in realtà è vivere la vita senza molte pretese e istante per istante.

lunedì 19 marzo 2012, dopo 22 ore
modificato dopo 8 minuti
replica #14  -  Segnala allo staff
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Dr. Giuseppe Santonocito

Risponde in:
Psicologia

Specialista in:
Psicoterapia

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FIRENZE (FI)
SIGNA (FI)

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È probabile che le serva un trattamento *specifico* per il suo problema, ossia una terapia che le spieghi per filo e per segno cosa fare e non fare.

Se la sua ossessività la irrigidisce al punto da renderle problematico il rapporto con le altre persone (o il semplice riordino di una libreria), è segno che ha bisogno di un aiuto esterno, specifico, perché molti problemi psicologici sono così: non si possono risolvere dall'interno.

Così come per operarsi è necessario il chirurgo, per risolvere certi problemi è necessario affidarsi. E come per la medicina, purtroppo, si possono a volte ricevere trattamenti inutili. Ma non per questo è opportuno decidere di rinunciare alle cure.

Una cosa certa è possibile dirgliela, purtroppo non rassicurante: non risolverà il suo problema qui con noi, a distanza. Potrà servirle a sfogarsi, ad avere l'illusione di un po' di quel contatto umano di cui dice di sentire la mancanza, ma una volta finito di leggere le nostre risposte resterà lo stesso di prima.

Perdoni la franchezza, ma è mia ferma convinzione che gli utenti non debbano essere illusi riguardo alle possibilità, validissime ma limitate, che questo servizio può offrire.

Cordiali saluti

Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
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lunedì 19 marzo 2012, dopo 22 minuti
modificato dopo 1 minuti
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Dr. Flavia Massaro

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Esercita a:
MILANO (MI)
MARIANO COMENSE (CO)

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"tendo ad etichettarmi, a volte non riesco a farne a meno perché mi sembra sempre che mi sfugge qualcosa"

"non vorrei controllarmi ma essere spontaneo, ma quando cerco di esserlo mi manca sempre qualcosa, mi sento sempre imperfetto"

"quello che vorrei in realtà è vivere la vita senza molte pretese e istante per istante"

Dalla necessità di controllo alla spontaneità il passo può essere lungo ma sicuramente realizzabile.

Non ha importanza che lei trovi una spiegazione certa (etichettandosi ancora una volta) per quanto riguarda la sua ossessività, quello che conta è che vivere così la fa stare male e che desidera cambiare.

Fra l'altro la sua tendenza a mettersi continuamente sotto giudizio la porta a proiettare questo atteggiamento anche sugli altri, attribuendo loro il medesimo comportamento ("Con gli altri forse tendo sempre ad agire come se fossi giudicato") mentre in realtà è plausibile che le persone che non fanno parte della sua famiglia (della quale ci dice: "Le uniche volte che lo fanno sono per criticarmi o dirmi qualcosa di negativo per farmi sentire inadeguato") non abbiano un particolare interesse o inclinazione a tenerla sotto esame.
Non crede?

Sicuramente il clima familiare che ci descrive non è nato oggi e l'ha accompagnata bene o male dalla nascita, il che non le ha permesso di sperimentare rapporti umani connotati da vicinanza e intimità.
Fortunatamente lei non si accontenta di quello che ha ricevuto e ora sente il bisogno di imparare a costruire rapporti diversi da quelli che l'hanno circondata in famiglia.

Il "rapporto spontaneo con gli altri" che desidera avere è in realtà il frutto di un lavoro psicologico che permette di sentirsi sicuri e "accettabili" da parte loro e di sapere come comportarsi: se questo lavoro non è stato fatto da chi l'ha cresciuta potrà sicuramente recuperare con una psicoterapia.




Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa a Milano e Mariano C.se
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lunedì 19 marzo 2012, dopo 9 minuti
modificato dopo 3 minuti
replica #16  -  Segnala allo staff
Risponde dal 2012 lo psicologo

Dr. Giovanna Verde

Risponde in:
Psicologia

Esercita a:
TORINO (TO)
NICHELINO (TO)

Indice di partecipazione al sito: 5
indice medicitalia
Concordo pienamente con i colleghi.

E aggiungo che anche un trattamento psicoterapeutico (quindi non farmacologico) abbia bisogno di molto tempo per produrre un cambiamento duraturo: non esistono consigli o rassicurazioni che possano modificare il suo modo di stare al mondo e di interpretarlo.
Ci vogliono anni e anni perchè si strutturi un certo tipo di personalità. Un colloquio o qualche incontro non possono di certo farla tornare a casa "diverso da prima".
E' un lavoro lungo, talvolta molto lungo, che però porta dei veri benefici.

Tra l'altro un tratto di personalità non coincide con un disturbo di personalità. Disturbo, diagnosi, tratto... lei racconta la sua sofferenza, qualsiasi sia la definizione è questo il dato rilevante: lei soffre.
Il suo continuo interrogarsi e aggrovigliarsi sui suoi stessi pensieri, accompagnandoli con ciò che legge probabilmente su internet, sembra susciti in lei ancora più confusione.

Lei ha un lavoro e del tempo a disposizione. Potrebbe davvero avere l'opportunità di intraprendere un percorso.
Come dice il dott. Santonocito, sfogarsi qui sul forum, per quanto possa darle un po' di sollievo, non aggiungerà nulla di nuovo alla sua vita.

Cordiali saluti.


Dr.ssa Giovanna Verde
Psicologa
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lunedì 19 marzo 2012, dopo 6 minuti
modificato dopo 7 minuti
replica #17  -  Segnala allo staff
Replica dell'
Utente 147xxx
Prima di tutto, grazie per l'aiuto non mi aspettavo così tante risposte.
Mi sono preso un po' di tempo per riflettere, in effetti vorrei veramente risolvere i miei problemi ma a volte ho la sensazione che sono più grandi di me. Solo che l'andare da uno psicologo mi sa tanto come una sconfitta, come l'accettare di avere un problema di mente, l'essere debole.

Forse è proprio il riflettere troppo che mi ha portato ad avere tutti questi problemi, in fondo ci sono persone parecchio più pignole di me che vivono serenamente invece io è come se avessi una voce interna che mi fa vedere la vita in maniera troppo razionale, e se uno la vede così si svuota di significato perché non coglie l'essenza cioè la parte più semplice ed importante.

Volevo chiedervi una cosa, non so se riceverò risposta perché so già che è una mia compulsione: di giorno ho sempre tantissimi pensieri e mi capita di parlare da solo. È normale? A volte uso del tu "tu devi essere...", "tu devi fare così", a volte del noi "dobbiamo andare", "facciamo così". Ciò può essere indice di uno sdoppiamento della personalità? Altre volte sono in giro o in famiglia ed ho un po' paura di iniziare a parlare da solo in pubblico, non lo faccio, però ho come paura di iniziare a farlo e di essere considerato pazzo.
Per fortuna ho imparato a non farmi prendere dall'ansia e a pensare ad altro, però il tarlo molte volte rimane e ritorno a rifletterci.
Un po' lo stesso discorso di attribuirmi un'etichetta o farmi una diagnosi che poi sento mia.
Anche questo posso risolvere?

Un'ultima cosa. Visto che, da come sembra, siete tutti dello stesso parere mi potete consigliare voi uno psicologo di fiducia che magari ci tenga veramente a risolvere il mio problema? Uno specifico per il mio problema e che non sia propenso a propinarmi farmaci? Io abito in provincia di Torino, magari senza impegno potrei parlarci...

mercoledì 21 marzo 2012
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Risponde dal 2010 lo psicologo

Dr. Flavia Massaro

Risponde in:
Psicologia

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La tendenza a parlare da soli spesso è legata alla solitudine, più che ad un problema psichiatrico (a meno che non di odano voci inesistenti alle quali si risponde).
In generale non c'è nulla fra ciò che ci ha raccontato che non sia trattabile con una psicoterapia.

Le ricordo che, in ogni caso, lo psicologo non è un medico e pertanto non può prescrivere farmaci, ma può inviare ad uno psichiatra i pazienti che ritiene possano aver bisogno di un supporto farmacologico.

Mi fa piacere sapere che sta superando le sue titubanze e che contatterà uno psicologo (se vuole può leggere questo articolo: http://www.medicitalia.it/minforma/Psicologia/849/Perche-NON-andare-dal ), ma da qui non possiamo consigliare singoli professionisti.
Può però consultare l'albo dell'Ordine degli psicologi della sua regione o reperire dei nominativi fra gli iscritti a questo sito:

http://www.medicitalia.it/specialisti/Psicologia


Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa a Milano e Mariano C.se
www.serviziodipsicologia.it - fmassaro@medicitalia.it
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mercoledì 21 marzo 2012, dopo 11 minuti
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Risponde dal 2008 lo psicologo

Dr. Giuseppe Santonocito

Risponde in:
Psicologia

Specialista in:
Psicoterapia

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SIGNA (FI)

Referente d'area
Indice di partecipazione al sito: 1109
indice medicitalia
>>> Solo che l'andare da uno psicologo mi sa tanto come una sconfitta, come l'accettare di avere un problema di mente, l'essere debole.
>>>

Perché, invece trovarsi costretto a chiedere a degli psicologi come si fa a fare a meno degli psicologi, come la fa sentire?

Segua i suggerimenti ricevuti e si rivolga a un professionista di persona. Per nominativi può cercare in liste di professionisti liberamente disponibili in internet, come la lista d'iscritti a questo sito, oppure contattare privatamente qualcuno di noi (in pubblico preferiamo non dare recapiti di colleghi).

Cordiali saluti

Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
Specialista in psicoterapia breve strategica
www.giuseppesantonocito.it
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