Utente 129XXX
Salve, sono un ragazzo di ventisette anni, vi vorrei sottoporre alcune domande.
Circa due mesi fa ho subito un trauma contusivo-distorsivo alla mano dx nel cadere durante una partita di calcetto. Dopo alcuni giorni, dato che la mano continuava a presentare gonfiore,mi sono recato al pronto soccorso a farmi dare un'occhiata, ma le indagini radiografiche non hanno evidenziato alcuna frattura. Successivamente l'edema si è riassorbito ma continuava a persistere dolore e gonfiore a livello dell'articolazione metacarpo falangea del primo dito.
Mi sono poi recato al san raffaele e un medico mi ha diagnosticato, attraverso SOLO test clinici (forzando di molti gradi il pollice in abduzione), la rottura del LCU. L'indicazione era di tipo chirurgico e mi è stato consigliato di scegliere se operare o meno in breve tempo (cioè quando il trauma era ancora fresco).
Ora sono trascorsi appunto quasi due mesi e la situazione è andata cronicizzandosi. Persiste gonfiore a livello della suddeta articolazione, ho recuperato una certa funzionalità ma ho un deficit di forza e articolarità nella fase di flessione del pollice. Mi sono rifatto vedere da uno specialista della mano che mi ha riconfermato l'indicazione di tipo chirurgico.

Bastano test clinici per indicare di intervenire chirurgicamente?
Ora come ora non devo forzare in flessione il pollice?
Che probabilità ci sono che l'intervento non vada bene e in tal caso quali sono i rischi connessi?
Recupererò la piena articolarità anche in flessione?

Grazie per la collaborazione

Sei stato ricoverato in un ospedale italiano?

Esprimi un giudizio

Hai vissuto un'esperienza positiva con un medico o in una struttura sanitaria?

Raccontacela

[#1] dopo  
Dr. Umberto Donati
40% attività
16% attualità
20% socialità
BOLOGNA (BO)
Rank MI+ 76
Iscritto dal 2007
Il test clinico stabilisce che il legamento è rotto, e poiché il legamento quando si rompe si "rivolta" e i due monconi si allontanano è necessario l'intervento chirurgico. In urgenza si sutura la lesione (=sindesmorrafia), se c'è un frammento osseo lo si reinserisce al suo posto. A distanza di tempo si fanno interventi che servono per rinforzare le strutture capsulo-legamentose (=sindesmopessi) che nel frattempo si sono riparate con tessuto cicatriziale ma non garantiscono la stabilità dell'articolazione. La ridotta articolarità può dipendere dalla lesione capsulare che ha accompagnato la lesione del legamento, e questa non beneficia in genere del solo intervento a distanza sul legamento, mentre può essere trattata in urgenza contemporaneamente al legamento. La flessione può migliorare con la fisioterapia, l'importante è non sollecitare l'articolazione con gli stessi gesti che sono stati usati per i test clinici.
L'intervento è in genere risolutivo per la stabilità; i rischi sono quelli comuni a tutti gli interventi.
Queste valutazioni hanno ovviamente carattere generale e non possono riferirsi al Suo caso specifico, che in quanto tale richiede una valutazione clinica diretta.
Cordiali saluti