morte  
 
Utente 132XXX
Un elettroencefalogramma piatto indica irreversibilmente morte o può essere riattivato?

Sei stato ricoverato in un ospedale italiano?

Esprimi un giudizio

Hai vissuto un'esperienza positiva con un medico o in una struttura sanitaria?

Raccontacela

[#1] dopo  
Dr. Anna Maria Martin
36% attività
16% attualità
20% socialità
()
Rank MI+ 72
Iscritto dal 2008
Gentile utente, un elettroencefalogramma piatto, o meglio la assenza di attività elettrica di origine cerebrale sia spontanea che provocata, è indice di morte cerebrale o meglio encefalica. La legislazione italiana prevede un protocollo particolareggiato delle modalità di esecuzione dell'EEG nell'accertamento di morte cerebrale, dopo la sua diagnosi da parte dei medici curanti. Spero di essere stata chiara, un saluto
[#2] dopo  
Utente 132XXX

Iscritto dal 2009
Gentile Dottoressa, avevo in particolare in mente il caso di Pam Reynolds, che durante un intervento di rimozione di un aneurisma cerebrale ha avuto il sangue interamente drenato dal cervello e conseguente assenza di attività cerebrale. Tuttavìa l'intervento ha avuto successo e la paziente, rianimata, è approdata a guarigione. Si tratta di un caso che ha fatto molto discutere l'America e non solo, per via di ciò che sarebbe successo proprio durante quest'assenza di attività cerebrale. Ecco il contributo di wikipedia, che, pur divulgativo, Le consentirà di comprendere meglio anche sotto il profilo strettamente medico ciò che è avvenuto: http://en.wikipedia.org/wiki/Pam_Reynolds_(singer).
Aggiungo anche che lo staff del cardiologo Pim van Lommel sostiene di aver esaminato molti casi analoghi (il suo studio è stato pubblicato su Lancet, eccolo: http://profezie3m.altervista.org/archivio/TheLancet_NDE.htm): vale a dire, di pazienti rianimati da condizioni di EEG piatto.
[#3] dopo  
Dr. Anna Maria Martin
36% attività
16% attualità
20% socialità
()
Rank MI+ 72
Iscritto dal 2008
Gentile utente buona sera, allora lei doveva chiederci cosa ne pensiamo delle esperienze di premorte. I casi cui si riferisce lei sono diversi dalla morte cerebrale delle nostre Rianimazioni:
Parliamo di Pam Reynolds, per quanto ci è dato di sapere ha subito un intervento in A. generale e in CEC, quindi a cuore fermo come molti interventi di cardiochirurgia, in ipotermia controllata, cosa che riduce drasticamente il consumo di ossigeno e quindi aumenta la resistenza all'ipossia dei tessuti ( il danno in mancanza di irrorazione è quindi più tardivo).L'EEG ha registrato assenza di attività elettrica per pochi minuti, cosa che, in quella situazione metabolica non è stato evidentemente segno di danno irreversibile. E' un caso interessante come lo sono gli altri, ma diverso e a se stante.
I pazienti che, per varie cause, giungono o passano al coma nelle nostre rianimazioni sono ben diversi: vengono curati e studiati per giorni prima di fare diagnosi di morte cerebrale in assenza di segni di miglioramento clinico ed elettroencefalografico. In assenza completa di somministrazione di farmaci depressori del SNC,(P.R. era in A.G.), ed escludendo tutto ciò che può a vario livello interferire (ipossia,ipotensione,ipotermia, disturbi endocrini e metabolici), devono presentare: assenza di coscienza, assenza di respiro spontaneo e devono essere ventilati meccanicamente, la causa del coma deve essere nota e compatibile con le condizioni cliniche.
Esiste un protocollo particolareggiato delle modalità di esecuzione dell'EEG per diagnosticare la morte cerebrale e costituisce l'allegato 1 al D.M. 582 del 22/08/1994.
E' una cosa dolorosa e spesso incomprensibile per i parenti perchè il cuore batte e alimenta le speranze, ma allo stato attuale delle conoscenze mediche è così.
Un saluto e non esiti a scriverci ancora se sono rimaste zone di ombra. L'argomento è molto vasto e complesso, quindi potrebbe essere successo.
[#4] dopo  
Utente 132XXX

Iscritto dal 2009
Gentile Dottoressa, Lei è stata molto esauriente, ma in effetti la mia domanda iniziale nasceva da una discussione avuta col mio dentista, comunque medico chirurgo cioè laureato in medicina. Si parlava, in effetti, di esperienze di premorte, tema forse ancor più spinoso che non la tanatologìa stessa (ma, forse, questa sperimentazione, supervista dal Suo collega Sam Parnia, che dovrebbe concludersi l'anno prossimo, ci dirà, finalmente, qualcosa di preciso, a riguardo: http://ilblogdistilidivita.myblog.it/archive/2009/09/17/esperimenti-scientifici-sulle-n-d-e.html ); ed, allora, io ho affermato che esistono casi in cui, per i riscontri oggettivi di ambienti operatori-rianimativi verificati dal presunto "doppio" del paziente in quel momento in stato di incoscienza, non ci si può appellare neppure ad eventuali facoltà straordinarie del cervello, essendo stato per l'appunto in alcuni casi riscontrato il cervello inattivo (dato l'elettroencefalogramma piatto) proprio DURANTE quei frangenti poi riferiti dal paziente al risveglio e riscontrati come effettivamente accaduti (questo elemento del DURANTE, evidentemente di particolare importanza, mi è stato confermato per mail da Pim van Lommel stesso). Al che lui, il mio medico dentista, ha ribattuto che l'elettroencefalogramma piatto è l'unico elemento attestante con certezza la morte, e che non vi è alcuna opportunità di rianimazione, quando esso si presenta, a prescindere dal tempo per il quale si presenta. Io, invece, ho allora obiettato che, stando agli studi che avevo avuto modo di consultare, più volte si sono avute rianimazioni pure conseguenti a frangenti di elettroencefalogramma piatto. Ma lui ha insistito a ribattere che questo è impossibile, e che, se fosse vero, ciò gli manderebbe a mare trent'anni di sapere maturato sulla base degli studi medici. In un certo senso, dunque, ne è nata una "scommessa": ed, allora, fra l'altro, ho pensato di contattare "Medicitalia" perché uno specialista, vale a dire un anestesista-rianimatore, confermasse con chiarezza ciò che è a mia conoscenza, e cioè che anche stanti frangenti di EEG piatto (come, ad esempio, nel caso dell'intervento alla Reynolds: per l'appunto), non può essere considerata esclusa ed impossibile sempre e comunque, una rianimazione ed una riattivazione. Perché, invece, il mio medico dentista, per l'appunto, sostiene questo. Ora, che anche stanti frangenti di EEG piatto non possa essere considerata esclusa ed impossibile in ogni caso, una rianimazione ed una riattivazione, Lei già implicitamente me lo conferma dicendomi, nel Suo ultimo post, "l'EEG ha registrato assenza di attività elettrica per pochi minuti, cosa che, in quella situazione metabolica non è stato evidentemente segno di danno irreversibile". Ecco, è questo l'oggetto del contendere; se può dunque confermarlo in modo esplicito, che in generale un EEG piatto non è sempre e comunque automaticamente irreversibile, ecco che (per quel che vale!), io avrò vinto la mia piccola controversia col mio medico dentista: ed egli dovrà, così, rivedere le sue convinzioni! Grazie mille!
[#5] dopo  
Dr. Anna Maria Martin
36% attività
16% attualità
20% socialità
()
Rank MI+ 72
Iscritto dal 2008
Gentile utente, se lei legge con attenzione quanto ho scritto in precedenza si renderà conto che io in coscienza non posso scrivere quanto mi chiede "per farle vincere la sua scommessa".
Tutto stà nelle mie parole: "in quella situazione metabolica".
Quando si esegue l'accertamento di morte cerebrale, bisogna stare attenti che non si verifichino situazioni come: depressione cerebrale da farmaci (anestetici, ipnotici e depressori in genere del SNC), ipotermia, ect...(vedi sopra). Tali eventi possono alterare i risultati dando dei falsi. Inoltre le registrazioni EEG devono essere fatte per 30' e ripetute più volte a distanza: solo se è sempre piatto nonostante gli stimoli di vario genere applicati, alla fine si decreta la morte cerebrale.
Da tutto ciò si evince che non bastano 5-6 minuti di EEG piatto, in anestesia generale ed in ipotermia (come nel caso di P.R.) per dire abbiamo rianimato una paziente che aveva un EEG piatto, perchè l'alterazione è stata registrata per troppo poco tempo e non in condizioni ottimali, quindi non si può essere certi delle reali condizioni di quel cervello.
Tutto ciò allo stato attuale delle conoscenze mediche, magari in futuro chissà? Un saluto